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Un coniglio di pezza deve realizzare un lavoro importante entro un tempo limite, dato da una clessidra (e scandito da dei violini), oltre quel tempo tutto finirà...
Tecnicamente appare leggermente inferiore al precedente "Zero", tuttavia è possibile che ciò sia dovuto alla creatura utilizzata come protagonista, realizzata in maniera più incongrua (ma con buoni motivi).
Quello che rimane inalterato è lo stile timburtiano, di cui viene aumentato molto l'effetto perturbante rispetto al precedente, ma permane una fortissima componente emotiva (e l'idea di fondo è di una tenerezza che spezza il cuore); tuttavia il lato oscuro è altrettanto rappresentato, anzi, è più rappresentato che nel precedente mentre viene eliminata gran parte della componente consolatoria.
Cambia, invece, la tipologia del cortometraggio; nel precedente c'era una storia completa, qui ci si inserisce in una serie di eventi già cominciati (chissà da quanto tempo) e si arriva in fondo senza ottenere una vera e propria fine (ma solo perché un finale vero e proprio è impossibile). Qui il corto vive solo dell'idea iniziale e nient'altro, dura la metà di "Zero", ma l'effetto è potente il doppio, senza bisogno (finalmente) di stampellarsi con una voce fuori campo.
Davvero un corto quasi perfetto. ambientazione impeccabile, estetica azzeccata, sentimenti al posto giusto, creazioni magnifiche, ritmo perfetto e un accompagnamento musicale (diegetico ed extradiegetico in base al momento) da applausi.
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venerdì 13 ottobre 2017
Zero - Christopher Kezelos (2010)
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In un mondo di omini di lana contrassegnati da un numero, nascere con uno Zero è di per sé una condanna sociale (non aiuta che la qualità del tessuto sia peggiore). Due numeri Zero si innamorano, ma il loro rapporto è proibito (per paura della diffusione del morbo) e il lui della coppia viene incarcerato. Ma un'inattesa complicanza risolverà la stasi mostrando a tutti che cosa significa essere Zero.
Interessante cortometraggio in stop motion di tale Kezelos, autore che, per ora, si limita solo a questo genere (ma con un ottimo successo, almeno in patria). Si tratta della sua seconda opera, ma la prima d'animazione (il suo primo corto è una pubblicità per la promozione... delle banane "A tasteful bunch" incredibilmente ambiguo) e si nota subito che questa deve essere la sua strada.
In primo luogo è una delle opere in stop motion con l'animazione migliore che ricordi e direi che è già qualcosa.
In secondo luogo la trama è piuttosto banale, con la classica storia di rivalsa del diverso con happyending; tuttavia gli ultimi 30 anni di Tim Burton non sono passati invano...
I protagonisti sono dei freak a tutti gli effetti, considerati negativi in quanto tali e discriminati, ma la loro inevitabile rivalsa arriva grazie alla creazione di un freak ancora più outsider di loro a cui, però, viene data una considerazione migliore. Ma anche la confezione esterna è totalmente timburtiana, i protagonisti sembrano venire dai suoi disegni e il mondo zuccheroso in cui si muovono dagli assunti iniziali di quasi ogni suo film.
Sinceramente è una scelta che mi sorprende, in positivo; si tratta infatti di uno dei primi film che vedo prendere così apertamente sia l'estetica che il contenuto dal regista americano.
Mi risulta invece inspiegabile la scelta di mettere una voce fuori campo in un film che è perfetto come opera muta.
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In un mondo di omini di lana contrassegnati da un numero, nascere con uno Zero è di per sé una condanna sociale (non aiuta che la qualità del tessuto sia peggiore). Due numeri Zero si innamorano, ma il loro rapporto è proibito (per paura della diffusione del morbo) e il lui della coppia viene incarcerato. Ma un'inattesa complicanza risolverà la stasi mostrando a tutti che cosa significa essere Zero.
Interessante cortometraggio in stop motion di tale Kezelos, autore che, per ora, si limita solo a questo genere (ma con un ottimo successo, almeno in patria). Si tratta della sua seconda opera, ma la prima d'animazione (il suo primo corto è una pubblicità per la promozione... delle banane "A tasteful bunch" incredibilmente ambiguo) e si nota subito che questa deve essere la sua strada.
In primo luogo è una delle opere in stop motion con l'animazione migliore che ricordi e direi che è già qualcosa.
In secondo luogo la trama è piuttosto banale, con la classica storia di rivalsa del diverso con happyending; tuttavia gli ultimi 30 anni di Tim Burton non sono passati invano...
I protagonisti sono dei freak a tutti gli effetti, considerati negativi in quanto tali e discriminati, ma la loro inevitabile rivalsa arriva grazie alla creazione di un freak ancora più outsider di loro a cui, però, viene data una considerazione migliore. Ma anche la confezione esterna è totalmente timburtiana, i protagonisti sembrano venire dai suoi disegni e il mondo zuccheroso in cui si muovono dagli assunti iniziali di quasi ogni suo film.
Sinceramente è una scelta che mi sorprende, in positivo; si tratta infatti di uno dei primi film che vedo prendere così apertamente sia l'estetica che il contenuto dal regista americano.
Mi risulta invece inspiegabile la scelta di mettere una voce fuori campo in un film che è perfetto come opera muta.
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