(Id.)
Visto in DVD.
Un cadavere misterioso costringono l'ispettore Juve e il giornalista Fandorin a pedinare un sospettato che li porterà a bordo di un treno che verrà sganciato dalla motrice e fatto schiantare contro un altro treno in transito. E questo sarà solo l'inizio dell'inseguimento dei due.
Secondo capitolo della saga cinematografica (in pezzi) di Fantomas by Feuillade. Fantomas era già noto al grande pubblico francese come un personaggio apertamente engativo, violento e brutale, ma per cui non si poteva non parteggiare. In questo secondo capitolo, molto più che nel precedente, questo aspetto esce completamente. Pur di poter mettere a segno una rapina, Fantomas non esita a causare un incidente ferroviario senza averne alcun rimorso e nel cercare la fuga farà saltare un intero edificio pieno di poliziotti. Ovvio quindi che, nonostante la fama già ben consolidata, una figura così dark ricevette parecchie critiche sull'amoralità del prodotto filmico (forse una delle prime volte), nonostante neanche il cinema in quegli anni sfruttava la moda del criminale affascinante.
A livello estetico tutti i film successivi riprenderanno completamente le idee del primo; tuttavia questo capitolo risulta molto più improntato verso l'action. L'uso dei modellini dei treni; l'utilizzo degli esterni per quasi metà del minutaggio (con molte sequenze prese dalla strada o dalla metro con le persone del luogo a fare da comparse). Inoltre vengono esacerbate alcune delle idee del precedente, su tutte la profondità (nella strepitosa sequenza della sparatoria fra le botti, una delle più belle del serial, o nella scena ambientata nel locale in cui si balla), oppure il viraggio utilizzato in maniera molto intelligente cambiandolo dal blu al seppia (o viceversa) per rappresentare l'accensione della luce in una stanza o il suo spegnimento.
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mercoledì 17 maggio 2017
lunedì 8 maggio 2017
Fantômas. À l'ombre de la guillotine - Louis Feuillade (1913)
(Id.)
Visto in DVD.
In un hotel parigino Fantomas riesce a rubare (con l'astuzia) una preziosa collana a una principessa; nel contempo scompare un lord. Dei due casi viene incaricato l'ispettore Juve che saprà collegarli entrambi al misterioso ladro.
Primo film dedicato al personaggio di Fantomas estremamente famoso in quegli anni grazie alla numerosissima serie di romanzi. Ma è anche il primo episodio di una serie cinematografica a firma di Feuillade, veloce e ingegnoso regista che riuscì a rendere il film un fenomeno di massa (proprio con questa serie). Questo primo episodio è un serial già di per se in quanto il lungometraggio venne distribuito in 4 spezzoni indipendenti; a questo film fecero seguito, in un anno, altri quattro lungometraggi (dalle storie in perfetta sequenza anche se autoconclusive), a loro volta suddivisi in episodi, realizzando un unico, lungo serial.
La cosa che più impressione di questo film è che, pur essendo in presenza di un film con tutti gli stilemi del proprio decennio (camera fissa in sola posizione, attori rivolti verso la macchina da presa, ecc..), la regia riesce a utilizzare tutti gli elementi a disposizione ottenendo un risultato in anticipo sui tempi.
Enorme l'uso della profondità dei set, paragonabile e superiore a quella di Pastrone per la sua "Caduta di Troia" (si pensi soltanto alla scena del teatro dove il palco è visto dalla balconata), una profondità spesso utilizzata per creare coreografie con i corpi degli attori (un personaggio entra in una stanza dal fondo mentre un altro è in primo piano, i due si incrociano nel mezzo per disporsi di nuovo in primo piano ai margini dell'inquadratura).
Uso del montaggio limitato, ma d'effetto, utile a rompere la monotonia delle scene fisse con una ricchezza di dettagli che riesce anche a dare ritmo.
Viraggio delle immagini sempre presente con colori adeguatamente intonati all'ambiente o all'illuminazione.
Le inquadrature sempre perfettamente bilanciate, con personaggi posti centralmente sulla scena che si spostano ai lati per equilibrare l'entrata in scena di un altro personaggio; un'ossessione per il bilanciamento che serve a dare concretezza a delle scenografie realizzate spesso in maniera asimmetrica (per dare più dinamismo all'immagine) con punti di fuga quasi mai centrali
Visto in DVD.
In un hotel parigino Fantomas riesce a rubare (con l'astuzia) una preziosa collana a una principessa; nel contempo scompare un lord. Dei due casi viene incaricato l'ispettore Juve che saprà collegarli entrambi al misterioso ladro.
Primo film dedicato al personaggio di Fantomas estremamente famoso in quegli anni grazie alla numerosissima serie di romanzi. Ma è anche il primo episodio di una serie cinematografica a firma di Feuillade, veloce e ingegnoso regista che riuscì a rendere il film un fenomeno di massa (proprio con questa serie). Questo primo episodio è un serial già di per se in quanto il lungometraggio venne distribuito in 4 spezzoni indipendenti; a questo film fecero seguito, in un anno, altri quattro lungometraggi (dalle storie in perfetta sequenza anche se autoconclusive), a loro volta suddivisi in episodi, realizzando un unico, lungo serial.
La cosa che più impressione di questo film è che, pur essendo in presenza di un film con tutti gli stilemi del proprio decennio (camera fissa in sola posizione, attori rivolti verso la macchina da presa, ecc..), la regia riesce a utilizzare tutti gli elementi a disposizione ottenendo un risultato in anticipo sui tempi.
Enorme l'uso della profondità dei set, paragonabile e superiore a quella di Pastrone per la sua "Caduta di Troia" (si pensi soltanto alla scena del teatro dove il palco è visto dalla balconata), una profondità spesso utilizzata per creare coreografie con i corpi degli attori (un personaggio entra in una stanza dal fondo mentre un altro è in primo piano, i due si incrociano nel mezzo per disporsi di nuovo in primo piano ai margini dell'inquadratura).
Uso del montaggio limitato, ma d'effetto, utile a rompere la monotonia delle scene fisse con una ricchezza di dettagli che riesce anche a dare ritmo.
Viraggio delle immagini sempre presente con colori adeguatamente intonati all'ambiente o all'illuminazione.
Le inquadrature sempre perfettamente bilanciate, con personaggi posti centralmente sulla scena che si spostano ai lati per equilibrare l'entrata in scena di un altro personaggio; un'ossessione per il bilanciamento che serve a dare concretezza a delle scenografie realizzate spesso in maniera asimmetrica (per dare più dinamismo all'immagine) con punti di fuga quasi mai centrali
Inoltre la recitazione degli attori che risulta piuttosto contenuta, per quanto lo possa essere quella di attori degli anni '10, e che Feuillade sembra volerlo sottolineare mostrando una attore di teatro che si sbraccia sul palco.
Interessante anche qualche scelta di messa in scena, come l'inquadratura dell'ascensore che sale, mostrando riproponendo lo stesso set per rappresentare i vari piani dell'hotel con la macchina da presa leggermente spostata a ogni piano; una delle prime volte che vedo utilizzare questa soluzione.
Interessante anche qualche scelta di messa in scena, come l'inquadratura dell'ascensore che sale, mostrando riproponendo lo stesso set per rappresentare i vari piani dell'hotel con la macchina da presa leggermente spostata a ogni piano; una delle prime volte che vedo utilizzare questa soluzione.
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giovedì 15 novembre 2012
The story of film: an Odyssey - Mark Cousins (2012)
(Id.)
Visto al cinema.
La storia del cinema raccontata dagli albori fino al futuro del cinema attuale. La trama è semplice, ma il modo di farlo è quantomai articolato per la tentacolarità dei discorsi possibili. L'idea effettivamente buona di Cousin è quella di ragionare per gruppi, raccontando non ogni dettaglio o idea cinematografica anno per anno, ma quello che si potrebbe definire lo zeigeist dei vari periodi cinematogrfici; inevitabile quindi che molti personaggi singoli, grandi, ma non grandissimi, siano rimasti fuori (Tod Browning, per fare un esempio eclatante, a cui tengo a livello personale). L'idea però premia per la maggiore concisione, la migliore discorsività nel presentare una storia complessa e poi nasconde alcune chicche (soprattutto perché spazia geograficamente ovunque).
Decisamente disdicevole a scelta di non parlare per nulla dei film di genere che non abbiano segnato un periodo storico definito. In altre parole Cousins parla del noir (e ci mancherebbe) o del gangster movie, ma non cita mai neppure un film horror o di fantascienza fino a "Ringu". Scelta opinabilissima e a cui sono molto contrario, ma che rientra sempre nel discorso dei limiti di tempo, già così il documentario dura 15 ore...
I lati veramente negativi sono due.
Il primo è che esteticamente Cousins vuol riempiere il documentario di immagini cariche di significati, ma nons contate, non da cartolina, il che è positivo, ma sostanzialmente non rende, è troppo ripetitivo, non ha un bacino di immagini adeguato e soprattutto lo scorrere delle immagini è troppo lento.
Il secondo grande problema è che Cousins è un vecchio. Non so se anagraficamente, ma mentalmente lo è. Se il documentario funziona bene fino agli anni '80 (più o meno), con l'avvento degli anni '90 Cousins si perde e comincia a declamare opinioni personali antimoderniste come fossero verità rivelate. In poche parole presenta tutto ciò che viene "inventato" dagli anni novanta in poi come positivo solo quando si basa apertamente ad un rimaneggiamento del passato, per tutto il resto del tempo ciò che c'è di nuovo viene ignorato o sbeffeggiato. Per fare un esempio su tutto "Matrix" viene citato solo per poter dire che negli prima di lui i registi erano ancora interessati a mostrare qualcosa di meglio, ad un parlare più alto (può piacere o meno, ma è fuori da ogni discussione l'importanza di "Matrix"). C'è insomma un pò di partitismo ottuso che si poteva evitare con facilità.
Nell'epilogo poi c'è troppa enfasi che riesce a rovinare un pò tutto il mood... ancora non riesco a capire cosa volesse dire con "youtube subacqueo".
Visto al cinema.
La storia del cinema raccontata dagli albori fino al futuro del cinema attuale. La trama è semplice, ma il modo di farlo è quantomai articolato per la tentacolarità dei discorsi possibili. L'idea effettivamente buona di Cousin è quella di ragionare per gruppi, raccontando non ogni dettaglio o idea cinematografica anno per anno, ma quello che si potrebbe definire lo zeigeist dei vari periodi cinematogrfici; inevitabile quindi che molti personaggi singoli, grandi, ma non grandissimi, siano rimasti fuori (Tod Browning, per fare un esempio eclatante, a cui tengo a livello personale). L'idea però premia per la maggiore concisione, la migliore discorsività nel presentare una storia complessa e poi nasconde alcune chicche (soprattutto perché spazia geograficamente ovunque).
Decisamente disdicevole a scelta di non parlare per nulla dei film di genere che non abbiano segnato un periodo storico definito. In altre parole Cousins parla del noir (e ci mancherebbe) o del gangster movie, ma non cita mai neppure un film horror o di fantascienza fino a "Ringu". Scelta opinabilissima e a cui sono molto contrario, ma che rientra sempre nel discorso dei limiti di tempo, già così il documentario dura 15 ore...
I lati veramente negativi sono due.
Il primo è che esteticamente Cousins vuol riempiere il documentario di immagini cariche di significati, ma nons contate, non da cartolina, il che è positivo, ma sostanzialmente non rende, è troppo ripetitivo, non ha un bacino di immagini adeguato e soprattutto lo scorrere delle immagini è troppo lento.
Il secondo grande problema è che Cousins è un vecchio. Non so se anagraficamente, ma mentalmente lo è. Se il documentario funziona bene fino agli anni '80 (più o meno), con l'avvento degli anni '90 Cousins si perde e comincia a declamare opinioni personali antimoderniste come fossero verità rivelate. In poche parole presenta tutto ciò che viene "inventato" dagli anni novanta in poi come positivo solo quando si basa apertamente ad un rimaneggiamento del passato, per tutto il resto del tempo ciò che c'è di nuovo viene ignorato o sbeffeggiato. Per fare un esempio su tutto "Matrix" viene citato solo per poter dire che negli prima di lui i registi erano ancora interessati a mostrare qualcosa di meglio, ad un parlare più alto (può piacere o meno, ma è fuori da ogni discussione l'importanza di "Matrix"). C'è insomma un pò di partitismo ottuso che si poteva evitare con facilità.
Nell'epilogo poi c'è troppa enfasi che riesce a rovinare un pò tutto il mood... ancora non riesco a capire cosa volesse dire con "youtube subacqueo".
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