(Id. )
Visto su Mubi.
Una donna, rifiutata dal promesso sposo per un'inganno della sorellastra si trasferisce al sud dove aiuterà una scuola per bambini afro-americani. tornata al nord a cercare fondi verrà insidiata per poi riuscire ad avere un chiarimento con l'ex amato.
Secondo film (ma il primo di quelli arrivati fino a noi) di Micheaux mostra una tecnica impeccabile, una fluidità nel ritmo e nel montaggio da cineasta esperto che donano al film una godibilità invidiabile. Senza guizzi particolari porta avanti una storia d'amore ostacolato, agnizione e ripensamenti che non inventa nulla, ma si fa ricordare per efficacia.
Unica soluzione particolare la scelta del lunghissimo flashback che si prende la gran parte del finale; una soluzione di sceneggiatura (prima) e di regia (poi) che determina un film nel film, e un improvviso world building non necessario nell'economia della trama.
la recitazione del cast in toto e di alcuni dei personaggi secondari in particolare (il pastore ad esempio) è caratteristica per una minor teatralità di quella dei colleghi dell'epoca, ma una maggior quantità di tic e vezzi.
La presenza di Micheaux nella cinematografia americana è importante per essere stato il primo regista afro-americano.
In quest'ottica la sceneggiatura (scritta sempre da lui) credo sia particolarmente interessante; la gran parte del film è un canovaccio classico, dove il colore della pelle avrebbe potuto essere sostituito senza che nulla venisse modificato nelle intenzioni o nelle scelte dei personaggi; il flashback però riporta tutto nel contesto sociale e politico dell'epoca, mostrando un linciaggio, l'omicidio di un bambino, una donna a cui strappano i vestito e per finire l'impiccagione a scapito di una famiglia afro-americana innocente (con l'unico personaggio grottesco/comico, quello dell'house negro, che nel dramma estremo che viene mostrato risulta particolarmente creepy).
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lunedì 31 agosto 2020
venerdì 11 marzo 2016
Il fuorilegge - Tod Browning (1920)
(Outside the law)
Visto in DVD.
Un filosofo confuciano di Chinatown convince un boss della malavita a ritirarsi dalle attività illecite; un boss rivale lo accusa ingiustamente di un crimine per cui viene arrestato e per cui perderà la fiducia nella propria redenzione. Il boss deciderà di fare un nuovo colpo con l'alleato di sempre per poi nascondersi, ma il boss rivale è deciso a distruggelro e a rovinare anche la vita della figlia (totalmente estranea alla vicenda).
Secondo film della premia coppia Chaney/Browning e gigantesco successo al botteghino (tanto che meriterà un remake sonoro nel 1930). Chaney qui è sfruttato (poco) in ben due parti; nel secondario personaggio del maggiordomo cinese del filosofo confuciano (personaggio che inizialmente doveva essere molto più rilevante, ma fu tagliato rimanendo essenzialmente una comparsa) e nella splendida parte dell'antagonista.
A essere buoni questo è un gangster movie da salotto, tutto giocato in interni illuminati con la trama che tende fatalmente alla bontà. A voler essere ulteriormente onesti, l'ambientazione sarebbe decisamente originale per una storia di redenzione classica con picchi di enfasi zuccherosa (i buoni sentimenti che nascono dagli abbracci di un bambino biondo, il confucianesimo come dottrina scaldacuore come neanche in "Karate kid" ecc..), peccato quindi per il tema di fondo decisamente fuori dalle corde del regista.
Lo stile, in ogni caso, riesce a essere modernissimo (considerando l'epoca), si pensi solo al dinamismo della lunga e sanguinante colluttazione del finale (e d'altra parte Browning aveva già una ragguardevole esperienza).
Visto in DVD.
Un filosofo confuciano di Chinatown convince un boss della malavita a ritirarsi dalle attività illecite; un boss rivale lo accusa ingiustamente di un crimine per cui viene arrestato e per cui perderà la fiducia nella propria redenzione. Il boss deciderà di fare un nuovo colpo con l'alleato di sempre per poi nascondersi, ma il boss rivale è deciso a distruggelro e a rovinare anche la vita della figlia (totalmente estranea alla vicenda).
Secondo film della premia coppia Chaney/Browning e gigantesco successo al botteghino (tanto che meriterà un remake sonoro nel 1930). Chaney qui è sfruttato (poco) in ben due parti; nel secondario personaggio del maggiordomo cinese del filosofo confuciano (personaggio che inizialmente doveva essere molto più rilevante, ma fu tagliato rimanendo essenzialmente una comparsa) e nella splendida parte dell'antagonista.
A essere buoni questo è un gangster movie da salotto, tutto giocato in interni illuminati con la trama che tende fatalmente alla bontà. A voler essere ulteriormente onesti, l'ambientazione sarebbe decisamente originale per una storia di redenzione classica con picchi di enfasi zuccherosa (i buoni sentimenti che nascono dagli abbracci di un bambino biondo, il confucianesimo come dottrina scaldacuore come neanche in "Karate kid" ecc..), peccato quindi per il tema di fondo decisamente fuori dalle corde del regista.
Lo stile, in ogni caso, riesce a essere modernissimo (considerando l'epoca), si pensi solo al dinamismo della lunga e sanguinante colluttazione del finale (e d'altra parte Browning aveva già una ragguardevole esperienza).
Lon Chaney risulta, ovviamente, in parte... anche
nella doppia veste che gli viene (inutilmente) rifilata...
In definitiva, non sarà nella galleria dei miei film preferiti, ma rimane un'opera buona se considerato di per se,
un film mediocre se si considerano i nomi che ci sono dietro.
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lunedì 19 gennaio 2015
Dal mattino a mezzanotte - Karlheinz Martin (1920)
(Von morgens bis mitternacht AKA From morn to midnight)
Visto in Dvx.
Un cassiere di banca si invaghisce di una donna che non riesce ad avere un credito; per amor di lei ruba i soldi e fugge a cercarla. Quando riuscirà a trovarla scoprirà che lei non è quello che pensava. Inseguito dalla polizia all'inizio cercherà di nascondersi, ma poi si farà prendere dalla frenesia del denaro rubato e si darà ad una gioia sempre più estrema e disperata, alla ricerca del brivido che i soldi promettono, ma senza riuscire a mantenerlo. Il finale sarà prevedibile, ma estremo (estremamente didascalico, soprattutto).
Ovviamente questa parabola sull'avidità e sul male durerà dalla mattina alla mezzanotte.
Visto in Dvx.
Un cassiere di banca si invaghisce di una donna che non riesce ad avere un credito; per amor di lei ruba i soldi e fugge a cercarla. Quando riuscirà a trovarla scoprirà che lei non è quello che pensava. Inseguito dalla polizia all'inizio cercherà di nascondersi, ma poi si farà prendere dalla frenesia del denaro rubato e si darà ad una gioia sempre più estrema e disperata, alla ricerca del brivido che i soldi promettono, ma senza riuscire a mantenerlo. Il finale sarà prevedibile, ma estremo (estremamente didascalico, soprattutto).
Ovviamente questa parabola sull'avidità e sul male durerà dalla mattina alla mezzanotte.
Misconosciuto (perché poi?!), estremo (l'ho già detto per caso?) ed eccessivo, opera d’arte
totale dello stile espressionista tedesco.
Tutto è stato pensato per essere
congruo con l’ambiente; gli interni e gli esterni costruiti in un
teatro di posa con linee dure, spesso oblique e colorate con sprazzi
di colore bianco che le rende tremule ed instabili; ogni oggetto
presente, dai lampadari, al telefono dalle banconote, al giornale
(fantastico, fatto da due pagine tagliate storte ed enormi scritte
nere), tutto si adegua allo stile gotico dell’ambiente; il trucco
degli attori sporco, che sottolinea i loro difetti; vestiti dipinti
che sottolineano l’indigenza, la bruttura interiore o rendono
macilente il personaggio; la musica ossessiva e ritmata; la
recitazione sopra le righe (ma mai fastidiosa) che tende, nei momenti
migliori (si veda la famiglia del cassiere) a trasformare i personaggi
in marionette impazzite
Talmente spinto da sembrare un’opera
teatrale sperimentale moderna.
In tutta questa profusione di sforzi visivi si intersecano anche intelligenti idee di regia, come le parole “cassiere in fuga” che escono da un palo del telegrafo (?) e vengono poi disperse dal vento o la gara ciclistica ripresa con una lente deformante.
Se, per l’espressionismo, "Il gabinetto dle Dr. Caligari" è il film più compiuto, questo ne è il manifesto
estremista.
PS: per chi avesse dei dubbi sulle origini di Tim Burton, qui direi che c'è tutta la sue estetica senza tralasciare nulla.
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venerdì 28 ottobre 2011
Genuine - Robert Wiene (1920)
(Id.)
Visto in Dvx.
Una sacerdotessa di un culto oscuro viene rapita e venduta come schiava ad un ricco vecchiotto che la tiene imprigionata in una gabbia dorata per evitare che lei dia sfogo ai suoi inquietanti istinti (nel film al massimo morde la mano allo schiavista… oltre a gesticolare come un’indemoniata). Ma lei, che si chiama per l’appunto Genuine, riuscirà a fuggire e si riavrà della sua cattività con un giovine barbiere e con il nipote del vecchiotto.
Complessivamente uno dei film più confusi che abbia mai visto, anche se va considerato che il film di 44 minuti che ho visto potrebbe essere solo un versione ridotta diffusa per il mondo mentre l’originale (di durata imprecisata) viene conservato
Complessivamente comunque il film è debolissimo dal punto di vista della trama (da sempre elemento di forza di Wiene), annoia senza mezze misure e affascina poco per inventiva. Dall’altra parte abbiamo come unico punto d’interesse le scenografie degli ambienti dove si muove Genuine ed i suoi costumi, entrambi elementi che proseguono il discorso del cinema espressionista, anche se comunque più sottotono rispetto al poco precedente Gabinetto del dottor Caligari.
Comunque un film evitabile senza rimorsi di coscienza.
Visto in Dvx.
Una sacerdotessa di un culto oscuro viene rapita e venduta come schiava ad un ricco vecchiotto che la tiene imprigionata in una gabbia dorata per evitare che lei dia sfogo ai suoi inquietanti istinti (nel film al massimo morde la mano allo schiavista… oltre a gesticolare come un’indemoniata). Ma lei, che si chiama per l’appunto Genuine, riuscirà a fuggire e si riavrà della sua cattività con un giovine barbiere e con il nipote del vecchiotto.Complessivamente uno dei film più confusi che abbia mai visto, anche se va considerato che il film di 44 minuti che ho visto potrebbe essere solo un versione ridotta diffusa per il mondo mentre l’originale (di durata imprecisata) viene conservato
Complessivamente comunque il film è debolissimo dal punto di vista della trama (da sempre elemento di forza di Wiene), annoia senza mezze misure e affascina poco per inventiva. Dall’altra parte abbiamo come unico punto d’interesse le scenografie degli ambienti dove si muove Genuine ed i suoi costumi, entrambi elementi che proseguono il discorso del cinema espressionista, anche se comunque più sottotono rispetto al poco precedente Gabinetto del dottor Caligari.
Comunque un film evitabile senza rimorsi di coscienza.
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