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giovedì 17 febbraio 2011

Il piacere e l'amore - Max Ophüls (1950)

(La ronde)

Visto in DVD.

Tratto da un’opera di Schnitzler il film segue dieci persone nei loro incontri amorosi che si susseguono li uni con gli altri in una sorta di staffetta del piacere.

Sorretto da un cast magnifico, la trama tende a mettere a nudo le ipocrisie, le false ingenuità ed i sotterfugi messi in atto per rendere decoroso l’atto sessuale, circondandolo di falsi affetti, falsi amori, false promesse e un girotondo di usi e costumi. Ironicamente poi sembra che tutti gli uomini siano indirettamente collegati da una serie di rapporti.

Su tutto però vince la forma e la regia.

La forma è sorretta da un deus ex machina invadente e onnipresente che conduce i giochi, spiega le relazioni e , manda avanti il girotondo. Questo deus si muove tra i personaggi e tra le scenografie smascherando le finzioni, compresa quella cinematografica. Stupendo l’inizio in cui il conduttore del gioco passeggia in un teatro di posa, davanti ad un palcoscenico e tra il set cinematografico cercando di spiegare che cosa rappresenti lui stesso (per non parlare della scena in cui tagli la bobina durante la scena d’amore tra l’attrice e il conte canticchiando la parola “censura”).

La regia è quella ophulsiana classica ormai sbocciata, con una serie di piani sequenza più o meno vertiginosi, ma tutti delicati abbastanza da risultare invisibili se non si presta attenzione. Ophüls disegna una serie di scenografie in base ai suoi movimenti di camera e non il contrario. Ogni storia poi presenta qualche particolarità stilistica, qualche tentativo di inquadratura originale; attraverso dei fori, attraverso dei tessuti, con inquadrature sghembe, con il paragone con le portate del ristorante, attori che guardano e parlano in camera, ecc…

Un film godibile sotto ogni punto di vista, che appaga anche chi cerca l’originalità.

giovedì 2 dicembre 2010

8 donne e un mistero - François Ozon (2002)

(8 femmes)

Visto in VHS.

Un uomo che vive con otto donne (la moglie, le 2 figlie, la suocera, la cognata, la governante, la cuoca e la sorella) viene trovato morto. Tutte sono sospettabili del delitto, sfortunatamente una grande nevicata impedisce di lasciare l’isolata abitazione ed il telefono è stato tagliato. Inizierà un gioco d’accuse reciproche che porterà a scoprire gli enormi scheletri che abitano gli armadi di quella famiglia allargata.

Commedia gialla (carina e cretina insieme) di Ozon, regista a cui piace mischiare i generi senza badare alla credibilità della fusione, qui realizza un mezzo film musicale, donando a tutte le protagoniste una canzone, a cui le altre partecipano con un abbozzo di coreografia.

Un esperimento ardito ma perfettamente riuscito grazie ad un cast stellare (da encomiare soprattutto la performance della Ardant e la trasformazione della Huppert che in ogni film sembra una persona diversa dai film precedenti), una scena di catfight lestissimo tra 2 mostri sacri ultacinquantenni del cinema francese (!), ed una cura della messa in scena impressionante, tra un uso al limite del kitch dei colori (sempre accesissimi, e identificativi dei personaggi) ed una fotografia decisamente superiore alla media.

Davvero un film al limite della decenza che riesce ad azzeccare tutti gli obbiettivi che si pone, o quasi.