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lunedì 26 maggio 2014

Snow-white - Dave Fleischer (1933)

(Id.)

Visto qui. In lingua originale.

Per spiegare che cosa era in grado di fare il gruppo dei Fleischer (e non ha fatto con Gulliver!) si prenda ad esempio questo strepitoso corto della serie Betty Boop da molti animatori considerato uno dei migliori cartoon di sempre.

La storia è abbozzata perché lo svolgimento della vicenda è tutto un susseguirsi di fatti senza soluzione di continuità in una follia di idee enorme. I personaggi non rispettano le regole fisiche (che non esistono in quel mondo) e si trasformano in oggetti per sottolineare ciò che sta accadendo. Gli oggetti sono strutture plastiche che si deformano con facilità; tutti inoltre sono anche creature viventi che interagiscono con i personaggi; molti poi vengono utilizzati per scopi che non sono proprio dell'oggetto (su tutti lo specchio, che risponde alle domande della regina come nella fiaba originale, trasforma i personaggi in creature horror, viene utilizzato per volare e con la sua esplosione finale determina lo scioglimento della vicenda).
La scena memorabile è la famosa sequenza all'interno della mystery cave dove la regina trasformata in strega trasforma Koko il clown in un fantasma che canta "St. James infirmary blues" con la voce di Cab Calloway, mentre balla, si trasforma in una medaglia e in una bottiglia di vino che viene versato in un bicchiere e si beve lui stesso, passeggiando in un ambiente con fondali fuori di testa.
Ecco, questo era Fleischer, cortometraggi di chiaro stampo surreale con canzonette e musiche blues.

I viaggi di Gulliver - Dave Fleischer (1939)

(Gulliver's travel)

Visto qui, in lingua originale.

Primo lungometraggio della compagnia di Fleischer, concorrente diretta della Disney che mosse i primi passi negli anni '10 con dei cortometraggi a tecnica mista (un uomo live action che si confronta con personaggi disegnati) che si evolvettero in alcune serie animate di grande successo per tutti gli anni '20 (Betty Boop e Popeye sono stati i cavalli di battaglia).
Lo stile caratterizzato da un'anarchia visiva impressionante e da una ricerca di innovazione tecnologica (Max Fleischer inventò il rotoscopia, aggeggio atto a riprodurre in disegni un filmato in live action; metodo che rende più credibili i movimenti).
Quando negli anni '30 la Disney decise di buttarsi nella folle idea di un lungometraggio animato (e ottenne un enorme successo), Fleischer per non rimanere indietro decise di copiare l'idea. E come l'avversario decise di prendere una storia classica e fare a meno dei suoi personaggi classici...
Ottenne un totale disastro (anche a causa della guerra in Europa che ridusse il bacino d'utenza del film).

A Lilliput il re sta predisponendo le nozze della figlia con il figlio del re confinante, i due sovrani sono amicissimi, ma la divergenza di opinione sulla canzone da cantare alle nozze si risolve in una dichiarazione di guerra. Nel mentre, sulla spiaggia, i lillipuziani trovano un gigante che li aiuterà a risolvere la situazione.
Di fatto la storia è un lungo pretesto per mostrare scene bizzarre in cui i lillipuziani legano Gulliver, in cui i lillipuziani vestono Gulliver o in cui i lillipuziani mangiano con Gulliver; almeno fino a tre quarti di film, la trama non si muove da quanto accaduto nei primi 10 minuti. Ovviamente Fleischer voleva mostrare le proprie capacità tecniche (Gulliver infatti è realizzato tramite il rotoscopio).
Peccato perché il film è di una stupidità imbarazzante, i personaggi creati sono buffi, ma non hanno la follia creativa dei cortometraggi (il target è quello più infantile possibile) e la tecnica del rotoscopio affiancato ai disegni normali è assolutamente spaesante e riesce a rendere meno credibile il personaggio di Gulliver.
In definitiva è un film brutto, mal realizzato e assolutamente sotto gli standard minimi della compagnia che lo produsse.