Visualizzazione post con etichetta Elliott Gould. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elliott Gould. Mostra tutti i post

mercoledì 7 dicembre 2011

Il lungo addio - Robert Altman (1973)

(The long goodbye)

Visto in DVD. Le indagini di Marlowe ambientate in epoca contemporanea (gli anni ’70) e di conseguenza attualizzando il personaggio. Va reso onore ad Altman che ha osato l’inosabile, fare un noir con un personaggio classico cercando di ammazzare i cliché nati con Bogart… peccato che l’esperimento non riesca…

Il mondo che viene dipinto è un mondo più ironico che cinico ed il Marlowe mostrato è il personaggio di Chandler con più battute che disillusione; in un certo senso quindi il film non si discosta dalla traccia originale, la ripulisce soltanto. E va detto, il protagonista funziona, diverte e piace come vorrebbe. È il resto del mondo che non funziona.

Capisco l’ironia, ma non si può creare un film noir con echi classicheggianti dove il cattivo di turno fa spogliare tutti gli scagnozzi perché per dire la verità bisogna essere nudi; e non mi si può mettere delle dirimpettaie hippie che fanno yoga nude a tutte le ore solo per divertire ed attualizzare…

PS: per tutto il film si sentono continuamente versioni diverse della canzone, che ovviamente è The long goodbye.

domenica 13 dicembre 2009

MASH - Robert Altman (1970)

(M*A*S*H)

Visto in VHS.

Una commedia ormai invecchiata che si preoccupa di smantellare l'idea del soldato americano come eroe. Film adattissimo e giustificato per gli anni in cui è stato fatto (all'epoca le critiche alla guerra in Vietnam impazzavano) oggigiorno ci rimane un film comico non completamente riuscito e una vittoria al festival di Cannes non giustificata dall'arte ma solo dalla politica (non giustificato se si considera che era in concorso pure "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto").
Il film si basa su una comicità di grana grossa, ma certamente certe battute hanno molto il sapore dei Simpson e meritano una riscoperta, come l'altoparlante che da ordini sempre più folli fino a dire i titoli di coda; ed un gusto surreale che si avvicina molto ai fratelli Marx, ecco in questo senso il film acquista importanza come ponte fra la comicità anni '30 e quella postmoderna... ma non bisogna esagerare a dargli importanza neanche in questo.
Qui Altman non da il meglio di se neppure come regista, e la sua classica coralità si sperde in 2-3 personaggi importanti e tanti comprimari.
Un film godibile, niente di più.