(Id.)
Visto in Dvx.
1958, ultimo giorno prima dell'applicazione della legge Merlin; in due lupanari quattro, ormai ex, meretrici si mettono d'accordo per aprire un ristorante fuori Roma, una volta ingranato ritorneranno a prostituirsi senza dare nell'occhio nelle camere sopra al ristorante. CI mettono i soldi, mettono a posto una vecchia cascina, ma non ottengono i permessi, perché sono schedate. Si avvalgono di un prestanome che acquista terreno e permessi e si mettono in attività. Da incompetenti diverranno ottime gestrici di ristorante e preferiranno non tornare a fare la vita; però il prestanome verrà a pretendere più del dovuto diventando, di fatto, un pappone. Ci sarà uno scandalo dove i più deboli perderanno.
Storia amara sceneggiata a 8 mani (tra cui quelle sapienti di Pinelli e quelle aspre di Scola) che si muove esattamente alle parti del Pietrangeli drammatico (si veda "Io la conoscevo bene"), dove i più deboli o ingenui vengono soverchiati dalla società che non gli permette mai una redenzione. Purtroppo troppa enfasi, troppe scelte facili per strappare consensi (la prostituta che si porta il figlio nel ristorante, quella che sta per riuscire a sposarsi) sono gestite in maniera ovvia e riescono a far perdere mordente alla storia, mentre avrebbero potuto esserne il cuore vero.
Alla regia invece ci sono i soliti virtuosismi fatti di piccoli movimenti di macchina,
con qualche esplosione qui e la: il risveglio di una delle protagoniste che si
accorge di non avere più il figlio vicino è un tour de force incredibile anche se breve o
l’arrivo del dottore che visita le camere che inizia con musica di sottofondo e lunghe
carrellate per finire in una serie di primissimi piani. Non siamo però dalle parti dell'eccesso (in senso buono) degli anni '60.
In ogni caso un film godibilissimo che vale sempre la pena recuperare, anche per il cast, con quattro protagoniste di una bellezza inverosimile e di capacità di recitazione che fanno a gara a superarsi.
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venerdì 1 gennaio 2016
domenica 24 gennaio 2010
Hiroshima mon amour - Alain Resnais (1959)
(Id.)
Visto in DVD.
Un'attrice francese si trova per pochi giorni ad Hiroshima per girare alcune scene di un film, li incontrerà un architetto incaricato della ricostruzione della città che presto diventerà il suo amante; la relazione le farà tornare in mente il suo primo amore, un soldato tedesco durante l'invasione della Francia nella città di Nevers.
Film splendido, fatto di una trama terribile ma magnificamente ensata, tutta costruita di metafore, accostamenti e paragoni, spesso spiegati con le immagine più che con le parole. Una regia modernissima fatta di movimenti, inquadrature, angoli di ripresa, costruzione delle immagini sempre perfetti che non sfigurerebbero in un film di oggi, anzi difficilmente oggigiorno si può trovare una tale raffinatezza. Anche il tema in se, oltre per come è trattato non potrebbe essere più attuale.
Una sequenza d'inizio da brividi, con la primissima immagine che è un pozzo di poesia con due corpi acefali abbracciati coperti di sabbia, un incipit che per potenza è degno di un finale epico, che mostra le atrocità dell'atomica e che spiega le atrocità della memoria e dell'oblio; certe frasi non sono facili da dimenticare: "Come te anch'io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la smemoratezza. E come te ho dimenticato. Come te ho desiderato avere un'inconsolabile memoria, una memoria fatta d'ombra e di pietra. Ho lottato da sola con violenza, ogni giorno, contro l'orrore di non poter più comprendere il perchè di questo ricordo. Come te, ho dimenticato".
L'unico difetto è la terribile verbosità che rende il film piuttosto noioso, ma lo rende anche un film unicamente da guardare (realmente una festa per gli occhi) più che da ascoltare, tanto l'essenza della trama riesce comunque a trasparire.
PS: in uncerto senso mi viene da paragonarlo ad "Di là dal fiume e tra gli alberi" di Hemingway; uno dei libri meglio scritti di sempre, ma anche uno dei più noiosi.
Visto in DVD.
Un'attrice francese si trova per pochi giorni ad Hiroshima per girare alcune scene di un film, li incontrerà un architetto incaricato della ricostruzione della città che presto diventerà il suo amante; la relazione le farà tornare in mente il suo primo amore, un soldato tedesco durante l'invasione della Francia nella città di Nevers.
Film splendido, fatto di una trama terribile ma magnificamente ensata, tutta costruita di metafore, accostamenti e paragoni, spesso spiegati con le immagine più che con le parole. Una regia modernissima fatta di movimenti, inquadrature, angoli di ripresa, costruzione delle immagini sempre perfetti che non sfigurerebbero in un film di oggi, anzi difficilmente oggigiorno si può trovare una tale raffinatezza. Anche il tema in se, oltre per come è trattato non potrebbe essere più attuale.
Una sequenza d'inizio da brividi, con la primissima immagine che è un pozzo di poesia con due corpi acefali abbracciati coperti di sabbia, un incipit che per potenza è degno di un finale epico, che mostra le atrocità dell'atomica e che spiega le atrocità della memoria e dell'oblio; certe frasi non sono facili da dimenticare: "Come te anch'io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la smemoratezza. E come te ho dimenticato. Come te ho desiderato avere un'inconsolabile memoria, una memoria fatta d'ombra e di pietra. Ho lottato da sola con violenza, ogni giorno, contro l'orrore di non poter più comprendere il perchè di questo ricordo. Come te, ho dimenticato".
L'unico difetto è la terribile verbosità che rende il film piuttosto noioso, ma lo rende anche un film unicamente da guardare (realmente una festa per gli occhi) più che da ascoltare, tanto l'essenza della trama riesce comunque a trasparire.
PS: in uncerto senso mi viene da paragonarlo ad "Di là dal fiume e tra gli alberi" di Hemingway; uno dei libri meglio scritti di sempre, ma anche uno dei più noiosi.
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