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venerdì 9 marzo 2012

Super Mario Bros. - Annabel Jankel, Rocky Morton (1993)

(Id.)

Visto in tv.
Che tempi la prima metà degli anni ’90! Avevano il gusto per l’eccesso degli anni ’80 e la spavalderia dei nineties; e poi andavano matti per i dinosauri. Solo da un periodo del genere poteva nascere l’idea di portare al cinema un videogioco tra i meno trasportabili di sempre; Super Mario appunto, e metterci pure dei dinosauri.
Quindi il sig Mario Mario è un idraulico di New York (evidentemente italoamericano) che lavora con il fratello Luigi Mario. Per una serie di fortuite coincidenze Luigi (vero protagonista del film) si innamora di una ragazza che è la figlia dell’ex leader di una New York di un mondo parallelo in cui i dinosauri si sono evoluti fino a diventare antropomorfi. In questo ambiente entreranno in contatto col temibile Koopa intenzionato ad attraversare lo specchio e giungere nel nostro mondo per conquistarci.

L’estetica è quella dei fantasy/fantascienza d’inizio anni ’90 standard, il mondo parallelo è una sorta di quartiere malfamato pieno di gente contaminato dallo stile anni ’80.
Il cast è un gruppo di attori che non ti aspetti potrebbero fare un film del genere (come Bob Hoskins nella ragguardevole parte di Super Mario e Dennis Hopper nella ovvia parte del cattivo), oppure non ti aspetti che possano utilizzare questo film come trampolino di lancio (si veda John Leguizamo). Si insomma un cast di tutto rispetto. Ottimi pure gli effetti speciali figli di quell’epoca, dove si viene a fondere (un brutto) CGI in piccole dosi con (ragguardevoli) pupazzi o effetti meccatronici; su tutti poi regna incontrastato Yoshi, realistico quanto e più i dinosauri di Jurassic Park.

Il vero punto di forza del film è la storia. Gli sceneggiatori in un film di 90 minuti sono riusciti a condensare una storia completa, scontata e classicheggiante finché si vuole, ma comprensibile; ad inserire molti dei personaggi del videogioco (Mario, Luigi, Yoshi, Daisy) a citarne altri (Koopa) e ad inserire riferimenti che vengono impiegati, non come citazioni della nintendo, ma come oggetti utili allo svolgimento della storia con rappresentazioni dirette (la bo-bomba finale, i razzi per gli stivali) o drammatizzazioni (il fungo che “aiuta” Mario, i salti del personaggio del videogioco che vengono fatti con gli stivali).
Non un film geniale, ma una notevole trasposizione.

venerdì 24 febbraio 2012

Dorian Gray - Oliver Parker (2009)

(Id.)

Visto in Dvx. La storia è nota ai più. Un ragazzotto pone, involontariamente, la sua anima in un quadro e mentre lui si immerge nelle dissolutezze il quadro invecchia e si prende gli acciacchi al posto suo. Ma una vita amorale non piace a nessuno…

Con un’estetica da spot della Campari si dipana una storia che più che perversa risulta cretina, con un protagonista anemico e amimico poco credibile anche solo a succhiare un calippo alla Esselunga, figuriamoci a strafrsi di oppio per poi essere preso in un impegnativo rapporto a tre.
La messa in scena, abbastanza gradevole è quel falso d’epoca molto ben patinato che fa piacere veder anche se è poco credibile (più all’inizio).

E se nel complesso il film risulta guardabile, ad irritare tantissimo sono alcune delle reazioni dei personaggi gli uni agli altri, è il parlare per aforismi (che funziona bene in un libro del 1800, ma non in un film degli anni zero), è il fatto che il quadro sia inutilmente vivo come in un Harry Potter e il mostro che ne vien fuori sembra un Ezio Greggio un po invecchiato.

Ah già, l’ho già detto che il protagonista è un beduino inetto che recita con le chiappe?! Spiace per Colin Firth essere entrato in una cosa così…