(Greed)
Visto in Dvx.
Al solito von Stroheim si presentò alla MGM tutto azzimato con le sue 48 bobine di film completato, per un totale di 8 ore. Credo che neppure lui si stupì quando gli chiesero dia accorciarlo, anche considerando com'era finita con "Femmine folli". Lo ridusse a 4 ore che la MGM tagliò ulteriormente a 3 e poi a meno di due ore.
La versione attuale (da me vista) è quella finale allungata con foto di scena e cartelli (tratti dalla sceneggiatura originale) aggiunti per cercare di avvicinare l'opera all'idea originale per un minutaggio complessivo di di circa 2 ore 3 mezza... Operazione simile era stata fatta proprio per "Femmine folli" dove venivano aggiunte alcune scene girate e poi tolte e, all'opposto, per Browning venne ricostruito "Il fantasma del castello" utilizzando solo le foto di scena; discutibile la prima operazione, per completisti folli la seconda (che gli passo solo per aver tentato di dare una forma al film muto più iconico di Browning/Chaney). Questa via di mezzo riesce a essere inutile e dannosa nello stesso tempo. Non da alcun vantaggio che dei cartelli con le spiegazioni non potrebbero già dare (come è stato fatto per le scene mancanti di "Metropolis"), non si avvicina minimamente all'idea originale né per minutaggio né per regia (che non è certo fatta di immagini fisse), ma in questo caso riesce anche ad ammazzare il ritmo e stornare l'attenzione rendendo pèiù indegesto il film.
A livello di contenuti è certamente uno dei film epici del periodo del muto con quel misto di realismo sociale (con critica all'arrivismo capitalista) e allegoria che renderebbe la storia al contempo chiara e interessante; dal punto di vista tecnico si fa apprezzare moltissimo l'uso intelligente della profondità di campo come mai nessuno prima (estremamente nota la scena del funerale che passa dietro al finestra durante il matrimonio; ma ancora di più l'inquadratura dal basso del primo piano del marito che se ne va e la moglie in cima alle scale... beh sembra predire le soluzioni di "Quarto potere"). La creazione d'immagini efficaci è certamente encomiabile (i soldi sporchi di sangue), ma quello che rende di più è l'efficacia delle intere sequenze; quella del finale nella valle della morte è decisamente il momento più efficace e riuscito dell'intero film.
Ottimo anche il cast, con una recitazione che sembra già di passaggio fra muto e sonoro, cosa impossibile ovviamente, che si deve intendere come una modernità di linguaggio.
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mercoledì 24 maggio 2017
giovedì 23 febbraio 2012
Mariti ciechi - Eric von Stroheim (1919)
(Blind Husbands)
Visto in DVD.
Un medico americano appassionato di alpinismo va, assieme alla moglie snobbata, a Cortina. Li incontrano un falso generale asburgico (lo stesso von Stroheim) che in maniera palese ed esagerata seduce la moglie del medico, anche se lei tenta di resistere il più possibile. Quando il medico scoprirà cosa sta accadendo alla sue spalle si troverà nella complicata situazione di stare scalando una vetta inscalabile con il suo avversario amoroso.
L’opera prima di von Stroheim è una gradevole commediola di stampo moralizzante realizzata in un ambiente esotico (per gli americani).
In definitiva nulla di che, a livello di storia niente di più classico, anche se qui il tema è sviluppato bene. Complessivamente il ritmo regge pur con qualche lungaggine che poteva essere limata. Dietro la macchina da presa von Stroheim si concede un buon carrello finale, un paio di piccole panoramiche verticali nel presentare due dei coprotagonisti e tanta ironia nella gestione della storia.
Certamente ben realizzato, ma mi ha lasciato ben poco. Forse quello che mi ha colpito di più è stato vedere la tenuta da scalata dell’epoca.
Visto in DVD.
Un medico americano appassionato di alpinismo va, assieme alla moglie snobbata, a Cortina. Li incontrano un falso generale asburgico (lo stesso von Stroheim) che in maniera palese ed esagerata seduce la moglie del medico, anche se lei tenta di resistere il più possibile. Quando il medico scoprirà cosa sta accadendo alla sue spalle si troverà nella complicata situazione di stare scalando una vetta inscalabile con il suo avversario amoroso.L’opera prima di von Stroheim è una gradevole commediola di stampo moralizzante realizzata in un ambiente esotico (per gli americani).
In definitiva nulla di che, a livello di storia niente di più classico, anche se qui il tema è sviluppato bene. Complessivamente il ritmo regge pur con qualche lungaggine che poteva essere limata. Dietro la macchina da presa von Stroheim si concede un buon carrello finale, un paio di piccole panoramiche verticali nel presentare due dei coprotagonisti e tanta ironia nella gestione della storia.
Certamente ben realizzato, ma mi ha lasciato ben poco. Forse quello che mi ha colpito di più è stato vedere la tenuta da scalata dell’epoca.
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giovedì 25 febbraio 2010
Il fantasma dell'Opera - Rupert Julian (1925)
(The phantom of the Opera)
Visto in VHS.
La storia del fantasma dell'opera è stranota, e certo questo film non la cambia, anzi, probabilmente imprime nell'immaginario collettivo come debba essere proposto un film basato sul libro (che immagino orribile conoscendo l'autore) di Leroux.
Scenografia splendide, titaniche, e ipercostose, sono la prima cosa che salta all'occhio; la seconda è ovviamente il trucco di Lon "l'uomo dai mille volti" Chaney.
La trama si svolge in maniera lineare, con realizzazioni pratiche ben congegnate che, credo proprio, all'epoca potessero creare un gran pathos, e perchè no, parecchi sussulti.
Le scene sono girate con una certa bravura e solo nella fine si susseguono alcune scene dal dubbio signifcato, ma in fondo all'epoca i film erano molto più ingenui. Il finale, quasi epico, si conclude con una presa in giro da parte del fantasma, magnifico.
Molte sequenze sono pure virate, tanto per non farsi mancare niente.
Il film fu un successo enorme e segnò in maniera decisiva il sistema di fare gli horror in America. La sequenza in cui per la prima volta appare il volto sfigurato del fantasma è realizzata con maestria, improvvisa, anche se preannunciata, e permette allo spettatore di godersi il trucco di Chaney.
La versione che ho visto io è una rielaborazione del 1990; figlia quindi della psicotica voglia tutta anni '80 di modernizzare il muto con l'inserimento di musiche moderne e addirittura di canzoni!!! Devo dire, la cosa è piuttosto orribile. Vi è inoltre un'inutile introduzione di Christopher Lee, che comunque è sempre un piacere da vedere.
Visto in VHS.
La storia del fantasma dell'opera è stranota, e certo questo film non la cambia, anzi, probabilmente imprime nell'immaginario collettivo come debba essere proposto un film basato sul libro (che immagino orribile conoscendo l'autore) di Leroux.
Scenografia splendide, titaniche, e ipercostose, sono la prima cosa che salta all'occhio; la seconda è ovviamente il trucco di Lon "l'uomo dai mille volti" Chaney.
La trama si svolge in maniera lineare, con realizzazioni pratiche ben congegnate che, credo proprio, all'epoca potessero creare un gran pathos, e perchè no, parecchi sussulti.
Le scene sono girate con una certa bravura e solo nella fine si susseguono alcune scene dal dubbio signifcato, ma in fondo all'epoca i film erano molto più ingenui. Il finale, quasi epico, si conclude con una presa in giro da parte del fantasma, magnifico.
Molte sequenze sono pure virate, tanto per non farsi mancare niente.
Il film fu un successo enorme e segnò in maniera decisiva il sistema di fare gli horror in America. La sequenza in cui per la prima volta appare il volto sfigurato del fantasma è realizzata con maestria, improvvisa, anche se preannunciata, e permette allo spettatore di godersi il trucco di Chaney.
La versione che ho visto io è una rielaborazione del 1990; figlia quindi della psicotica voglia tutta anni '80 di modernizzare il muto con l'inserimento di musiche moderne e addirittura di canzoni!!! Devo dire, la cosa è piuttosto orribile. Vi è inoltre un'inutile introduzione di Christopher Lee, che comunque è sempre un piacere da vedere.
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