(Gok-seong AKA The wailing)
Visto su Amazon prime video.
In una cittadina coreana cominciano ad avvenire strani omicidi e c'è una malattia infettiva che si diffonde. La gente del posto accusa, velatamente o meno, un giapponese (Jun Kunimura!) da poco insediatosi nel paese, ritenendolo nientemeno che il Diavolo stesso.
Un poliziotto colpito direttamente comincerà a indagare, mettendo in mezzo lo sciamanesimo tradizionale e un prete cattolico.
Similmente a quanto fatto in "The chaser", Hong Jin, parte da una storia piuttosto banale e lineare, ma la mette in scena con un andamento ingarbugliato, vicoli ciechi, momenti di chiarezza improvvisa che vengono smentiti in un gioco di conferme e frustrazioni che durerà fino alle scene finali.
Similmente a quanto fatto in "The chaser" costruisce la vicenda con un tono leggero (da commedia) che si incupisce e si diluisce con il proseguire dell'azione fino alla sua completa scomparsa.
Similmente a "The chaser" è un filmone, anche più di "The chaser".
Questa storia su un'epidemia in un ambiente chiuso, il sospetto di soprannaturale (che verrà confermato o smentito solo verso la fine), l'indagine goffa di un uomo abituato a galleggiare che dovrà dare fondo a tutte le sue risorse, la spietatezza degli eventi e delle scelte da fare e il ritmo della narrazione sempre costante (con la tendenza coreana a non fissarsi sui tre tempi occidentali della sceneggiatura, ma con un movimento fluviale in cui non si sa mai quando avverrà il vero showdown finale) trasformano questo film in un esperienza immersiva enorme.
Non ha il ritmo o l'adrenalina di "The chaser", né l'attenzione al giallo a cui avrebbe potuto aggrapparsi; neppure si può definire un horror anche se la ricerca del maligno è parte centrale della vicenda. Il film cerca invece di mettere il suo protagonista in una situazione che deraglia sempre di più e immersa in un ambiente da cui non si può che venire soffocati; incastrandone all'interno anche lo spettatore.
Inoltre il film viene costellato di dettagli innumerevoli, prove o indizi, elementi metaforici, scene mai spiegate, che servono da indicazione o depistaggio in un gioco con chi guarda che dimostra un rispetto e una conoscenza delle dinamiche cinematografiche davvero notevole.
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giovedì 23 aprile 2020
lunedì 19 febbraio 2018
The chaser - Na Hong Jin (2008)
(Chugyeogja)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una prostituta finisce nel covo di un serial killer che cerca di ucciderla. Per fortuna il suo protettore si accorge di qualcosa di strano e cerca di rintracciarla; non troverà lei, ma il killer e inizierà un inseguimento che li porterà entrambi dalla polizia. Il protettore verrà creduto, ma le prove saranno inconsistenti e il killer dovrà essere rilasciato.
Thriller sudcoreano estremamente interessante per come sviluppa una storia potenzialmente banalissima. Invece i canoni vengono stravolti, l'identità dell'assassino è rapidamente svelata grazie a un minimo di intelligenza e una serie di eventi fortuiti; a quel punto il film si sviluppa sull'inseguimento. Una volta fermati entrambi dalla polizia la tensione circa la fine della vittima scema e invece si crea l'hype sull'arresto che, per incompetenza e mancanza di prove, sfuggirà. Di nuovo il film torna sull'inseguimento (un pedinamento) e solo dopo oltre un'ora e mezza si ricomincia con le minacce alla vittima.
Tutti in questo film sanno chi farà cosa, ma non sanno dove e non possono fermarlo.
Di fronte a una struttura del genere la lotta finale fra il protettore e l'assassino è catartica e orchestrata benissimo (inquadrata peggio purtroppo) con due uomini digiuni di lotta che combattono con quello che hanno a disposizione per sopravvivere, con inevitabili colpi a vuoto, stanchezza e cadute.
Da encomiare anche la fotografia, un misto di realismo e luci sature in ambienti bui; assolutamente adatta e parte integrante della riuscita dell'opera.
Quello che però deraglia è tutto nell'inizio. Il finale, come si è detto, è estremo e perfetto per il modo e i motivi per cui ci si arriva; ma l'incipit (almeno i primi 45 minuti), sono in bilico fra l'horror alla "Saw" e il macchiettistico con risvolti da commedia. L'insieme non funziona e fa perdere forza anche al primo inseguimento.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una prostituta finisce nel covo di un serial killer che cerca di ucciderla. Per fortuna il suo protettore si accorge di qualcosa di strano e cerca di rintracciarla; non troverà lei, ma il killer e inizierà un inseguimento che li porterà entrambi dalla polizia. Il protettore verrà creduto, ma le prove saranno inconsistenti e il killer dovrà essere rilasciato.
Thriller sudcoreano estremamente interessante per come sviluppa una storia potenzialmente banalissima. Invece i canoni vengono stravolti, l'identità dell'assassino è rapidamente svelata grazie a un minimo di intelligenza e una serie di eventi fortuiti; a quel punto il film si sviluppa sull'inseguimento. Una volta fermati entrambi dalla polizia la tensione circa la fine della vittima scema e invece si crea l'hype sull'arresto che, per incompetenza e mancanza di prove, sfuggirà. Di nuovo il film torna sull'inseguimento (un pedinamento) e solo dopo oltre un'ora e mezza si ricomincia con le minacce alla vittima.
Tutti in questo film sanno chi farà cosa, ma non sanno dove e non possono fermarlo.
Di fronte a una struttura del genere la lotta finale fra il protettore e l'assassino è catartica e orchestrata benissimo (inquadrata peggio purtroppo) con due uomini digiuni di lotta che combattono con quello che hanno a disposizione per sopravvivere, con inevitabili colpi a vuoto, stanchezza e cadute.
Da encomiare anche la fotografia, un misto di realismo e luci sature in ambienti bui; assolutamente adatta e parte integrante della riuscita dell'opera.
Quello che però deraglia è tutto nell'inizio. Il finale, come si è detto, è estremo e perfetto per il modo e i motivi per cui ci si arriva; ma l'incipit (almeno i primi 45 minuti), sono in bilico fra l'horror alla "Saw" e il macchiettistico con risvolti da commedia. L'insieme non funziona e fa perdere forza anche al primo inseguimento.
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