(Id. AKA
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Sasori è a piede libero; inseguita dalla peggio polizia, ma pur sempre libera. Trova una sponda in una amica con grossi problemi familiari, ma incappa in una ex collega di carcere dagli intenti piuttosto violenti.
Al terzo capitolo della miglior saga di vendetta dal Giappone sembra proprio che le idee siano finite.
Stessa (buona) fotografia; stesso stile estetico e di regia, stessi attori nei punti giusti e stesse, identiche, maledettissime, dinamiche.
Quello che però appare più evidente è che al di fuori del già visto, il resto è tutto da buttare; la sceneggiatura è la più inutile, pretestuosa (ma vabbé, quello sempre) e confusa di sempre, tanto da rendere noioso ogni istante; mentre nella regia il povero Ito sembra ormai aver impostato il pilota automatico. Lo stile è sempre quello, ma le scene spiritate, dall'estetica perfetta, o dall'impatto visivo enorme sono un ricordo lontano; si salva giusto la pioggia di fuoco nelle fogne; ma è un pò poco per mandare avanti 90 minuti di film.
Già al terzo capitolo è evidente che nessuno ha più voglia di portare avanti questa saga; Ito, in una botta di onestà, si ritirerà dopo questo film.
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lunedì 2 aprile 2018
Joshû sasori: Kemono-beya - Shunya Itô (1973)
Etichette:
*Sasori,
1973,
Dramma,
Film,
Meiko Kaji,
Shunya Itô,
Thriller
venerdì 6 gennaio 2017
Joshû sasori: Dai-41 zakkyo-bô - Shunya Itô (1972)
(Id. AKA Female Convict Scorpion: Jailhouse 41)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
La nostra Sasori è sempre in isolamento, ma le altre carcerate organizzano una rivolta che viene sedata rapidamente con terribili conseguenze per tutte... soprattutto Sasori. Mentre vengono riportate in carcere riescono a fuggire, ma tra le detenute in fuga ci saranno ovvi malumori (odiano sempre tutti la povera Sasori); arriveranno a rapire un autobus di turisti.
Grazie al successo del primo capitolo di questa serie, venne realizzato immediatamente dopo il precedente. Innegabile che la storia sia quello che sia; già nell'altro non era proprio il punto di forza, qui la trama è ripetitiva e noiosetta... ma meno dell'altro, il ritmo, spesso, c'è e funziona... si insomma ancora una volta non spicca e non sarà il motivo principale di interesse. In meno rispetto al precedente c'è da sottolineare una gravissima mancanza di tette.
Quello che, per fortuna, viene riconfermata, è la coppia Kaji/Itô. L'attrice e cantante riesce a mantenere la presenza scenica di sempre. Mentre Itô ritorna a giocare con la regia come un bambino: inquadrature da prospettive estreme, giochi di luci, macchina a mano, panoramiche circolari e attori che ruotano sulla scena... e tutto già nella prima mezzora (anzi 15 minuti). in più ci sono degli inserti favolistici (come la vecchia pazza con il coltello, l'intermezzo con la canzone e la morte con le foglie autunnali) o la scena sull'autobus che fa il paio alla scena del flashback nel primo film.
Si insomma, ha più o meno gli stessi difetti e lo stesso stile del precedente, ma ancora ci si diverte.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
La nostra Sasori è sempre in isolamento, ma le altre carcerate organizzano una rivolta che viene sedata rapidamente con terribili conseguenze per tutte... soprattutto Sasori. Mentre vengono riportate in carcere riescono a fuggire, ma tra le detenute in fuga ci saranno ovvi malumori (odiano sempre tutti la povera Sasori); arriveranno a rapire un autobus di turisti.
Grazie al successo del primo capitolo di questa serie, venne realizzato immediatamente dopo il precedente. Innegabile che la storia sia quello che sia; già nell'altro non era proprio il punto di forza, qui la trama è ripetitiva e noiosetta... ma meno dell'altro, il ritmo, spesso, c'è e funziona... si insomma ancora una volta non spicca e non sarà il motivo principale di interesse. In meno rispetto al precedente c'è da sottolineare una gravissima mancanza di tette.
Quello che, per fortuna, viene riconfermata, è la coppia Kaji/Itô. L'attrice e cantante riesce a mantenere la presenza scenica di sempre. Mentre Itô ritorna a giocare con la regia come un bambino: inquadrature da prospettive estreme, giochi di luci, macchina a mano, panoramiche circolari e attori che ruotano sulla scena... e tutto già nella prima mezzora (anzi 15 minuti). in più ci sono degli inserti favolistici (come la vecchia pazza con il coltello, l'intermezzo con la canzone e la morte con le foglie autunnali) o la scena sull'autobus che fa il paio alla scena del flashback nel primo film.
Si insomma, ha più o meno gli stessi difetti e lo stesso stile del precedente, ma ancora ci si diverte.
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mercoledì 23 novembre 2016
Joshû 701-gô: Sasori - Shunya Itô (1972)
(Female prisoner #701: Scorpion)
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una donna viene sedotta da un poliziotta che la convince ad aiutarlo per incastrare dei criminali. Facendo da esca verrà picchiata e violentata e il poliziotto si dimostrerà totalmente disinteressato, lui puntava solo agli arresti e lei era solo un oggetto. Cercherà di vendicarsi, ma sarà arrestata; nel carcere diventerà la vittima preferita dei secondini e il target delle frustrazioni delle altre detenute.
Il film è di per se una risibile e grottesca galleria di violenze psicologiche e fisiche su una donna forte, dico risibile per il piglio cartoonesco che rende il tutto per nulla impressionabile e per l'insistenza voyeristica. Tutto ciò però può far perdere rapidamente interesse per un film che, per il resto, vive solo del numero (decisamente ragguardevole) di tette che vengono esposte. Per carità, queste sono le direttive per ogni buon film del genere donne in carcere... ma qui c'è di più.
Qui c'è una regia pazzesca, dinamicissima, fatti di montaggio rapido, inquadrature articolate e sghembe, rapidi movimenti di macchina da presa e zoom; il tutto con un occhio all'estetica generale (costruzione delle immagini e fotografia complessiva) senza farsi prendere troppo la mano sul colore. In poche parole, il meglio della regia tipica anni '70.
Ma ancora Itô non si accontenta e aggiunge alcune sequenze che rappresentato dei picchi di autorialità inaspettata (il flashback realizzato quasi in un'unica sequenza con scenografie mobili simile a quello che farà Coppola con "Un sogno lungo un giorno"), crossover di generi (la collutazione nella doccia con la donna trasformata in un demone da teatro kabuki) e spunti espressionisti (il cielo durante la rivolta delle carcerate con i badili).
Un film da vedere.
PS: protagonista la bellissima (e cinematograficamente violenta) Meiko Kaji (futura "Lady Snowblood") che canta la tarantiniana "Urami bushi".
PPS: il costume di Sasori (così come il nome) è citato in "Love exposure" di Sono... come un pò l'intera struttura del finale.
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una donna viene sedotta da un poliziotta che la convince ad aiutarlo per incastrare dei criminali. Facendo da esca verrà picchiata e violentata e il poliziotto si dimostrerà totalmente disinteressato, lui puntava solo agli arresti e lei era solo un oggetto. Cercherà di vendicarsi, ma sarà arrestata; nel carcere diventerà la vittima preferita dei secondini e il target delle frustrazioni delle altre detenute.
Il film è di per se una risibile e grottesca galleria di violenze psicologiche e fisiche su una donna forte, dico risibile per il piglio cartoonesco che rende il tutto per nulla impressionabile e per l'insistenza voyeristica. Tutto ciò però può far perdere rapidamente interesse per un film che, per il resto, vive solo del numero (decisamente ragguardevole) di tette che vengono esposte. Per carità, queste sono le direttive per ogni buon film del genere donne in carcere... ma qui c'è di più.
Qui c'è una regia pazzesca, dinamicissima, fatti di montaggio rapido, inquadrature articolate e sghembe, rapidi movimenti di macchina da presa e zoom; il tutto con un occhio all'estetica generale (costruzione delle immagini e fotografia complessiva) senza farsi prendere troppo la mano sul colore. In poche parole, il meglio della regia tipica anni '70.
Ma ancora Itô non si accontenta e aggiunge alcune sequenze che rappresentato dei picchi di autorialità inaspettata (il flashback realizzato quasi in un'unica sequenza con scenografie mobili simile a quello che farà Coppola con "Un sogno lungo un giorno"), crossover di generi (la collutazione nella doccia con la donna trasformata in un demone da teatro kabuki) e spunti espressionisti (il cielo durante la rivolta delle carcerate con i badili).
Un film da vedere.
PS: protagonista la bellissima (e cinematograficamente violenta) Meiko Kaji (futura "Lady Snowblood") che canta la tarantiniana "Urami bushi".
PPS: il costume di Sasori (così come il nome) è citato in "Love exposure" di Sono... come un pò l'intera struttura del finale.
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