Visualizzazione post con etichetta Alba Rohrwacher. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alba Rohrwacher. Mostra tutti i post

mercoledì 6 gennaio 2021

Lazzaro felice - Alice Rohrwacher (2018)

 (Id.)

Visto su Netflix.


Un gruppo di mezzadri d'altri tempi lavora per una nobildonna che va a trovarli periodicamente. La fuga del figlio della signora porterà la modernità nel microcosmo e si scoprirà che i contandini erano sfruttati ai limiti della schiavitù. tornati alla "modernità" dovranno ricominciare da capo, ma non saranno aiutati.

Intriso di un realismo magico di campagna con il protagonista un "semplice" dostoevskiano il film sembra prendere a piene mani dal naturalismo norditaliano alla Olmi. Il tono lieve nonostante tutto ciò che di abietto succede, la dolcezza dei rapporti umani e un passo continuo seppure senza una meta chiara riesce a rendere il film scorrevole e interessante fino alla fine.

Non vengono risparmiate allegorie urlate o ingenuità dimenticabili (su tutte, la musica che esce di chiesa... un poco didascalico direi) e non è chiaro neppure il concetto di fondo (se c'è), ma forse è solo un muovere i personaggi ai limiti di ogni società e farli mantenere in piedi grazie ai rapporti umani. Semplice, ma non semplicistico,l ben condotto e con un cast all'altezza (c'è pure una irriconoscibile Nicoletta Braschi che rimane incapace di recitare, ma è l'unico neo ed è quasi voluto per la parte più inutilmente enfatica).

Buona prova imperfetta che lascia sul fuoco molto materiale che potrebbe essere sviluppato, ma che gioca con le aspettative in maniera vincente (se non si conosce la storia si rimane interdetti nella prima parte) e che con un ritmo lento non annoia mai.

lunedì 14 maggio 2018

The place - Paolo Genovese (2017)

(Id.)

Visto in aereo.

Un uomo, seduto in un locale, incontra persone con problemi a cui garantisce una soluzione in cambio di un'ordalia, possono andare dal dover uccidere una bambina, al dover rimanere incinta, dalla costruzione di una bomba a far lasciare una coppia di amici. Anche le richieste possono essere le più variegate, dal ritrovare la fede in Dio, a una notte di sesso con una pin up fino a guarigione di parenti.

Il film è tratto da una serie televisiva americana (che non ho visto) da cui si discosta pochissimo, inventando poco, ma addensando molto. Diverse vicende vengono condensate nel minutaggio di un film e i personaggi vengono costantemente legati gli uni agli altri senza un senso apparente, ma in un carosello costante di rimandi ed effetti domino.
Il film, parte da un plot solido e ben delineato, ridotto magnificamente, ma difficile da gestire. Tutto ambientato in uno stesso edificio, con gli stessi attoria ripetersi e scene sostanzialmente identiche, la stanchezza appare dietro l'angolo.
Paolo Genovese, che conosco pochissimo, ma credo per la prima volta alle prese con un dramma, si muove benissimo. Pur senza inventare nulla porta avanti una regia invisibile, ma costantemente improntata allo scarto di punto di vista rispetto alla sequenza precedente, riuscendo a dribblare la noia in molte occasioni e, nel finale, riuscendo a aumentare l'interesse con il progredire delle storie.
Ancora una volta però bisogna sottolineare il lavoro di scrittura, il vero fattore determinante per la riuscita di questo film. A fronte della ripetitività delle vicende l'idea alla base è quella di attori che raccontano eventi enormi, ma avvenuti fuori campo in uno sforzo di gestione dei monologhi che ha del titanico; a fronte di un cast di nomi famosi (ma non per questo sempre impeccabile...) gli eventi raccontati sono prefetti, si prendono i tempi dovuti per attirare lo spettatore senza indugiare troppo per non scadere nello sbadiglio.
Un film originalissimo nel panorama italiano, non privo di difetti, ma ben gestito e godibile fino in fondo.

lunedì 20 maggio 2013

Io sono l'amore - Luca Guadagnino (2009)

(Id.)

Visto in Dvx.

Una bella famigliola dell’altissima borghesia milanese, praticamente dei nobili dei giorni nostri, fatti di figlie che si scoprono lesbiche, figli che aiutano gli amici ad aprire ristoranti,e madri irreprensibili che si scoprono attratte dagli amici dei figli.
Guadagnino dirige da dio. Questo va detto subito. Anzi, Guadagnino dirige da Scorsese. Una profusione di carrellate brevi, ma incisive e pervasive, un gusto per i dettagli degli arredi che sembra venire da “L’età dell’innocenza”, un costruzione impeccabile delle location e un uso della musica come la si userebbe per dirigere un balletto (unica differenza sta nel genere). Si insomma Guadagnino si dimostra essere uno Scorsese italiano, almeno al parti di Sorrentino… però di Scorsese ha tutta la tecnica, ma gli manca completamente il cuore.
Guadagnino dirige con un distacco che il regista newyorkese non ha, e di per se forse non sarebbe un problema, anzi, sarebbe una cifra stilistica. Purtroppo però il film è sorretto da una trama che è già gelida di suo, con personaggi molto artefatti e banali, da una sequela di comprimari inutili (la sorella lesbica che funzione ha? La moglie incinta? La nonna rifatta?) e un’intera teoria di sequenza prive di ogni empatia nei confronti di qualunque accadimento. Ecco, se a tutto questo si aggiunge una regia distaccata l’effetto è quello di fregarsene delle sorti di tutti. Se poi la sceneggiatura si prende pure il lusso di una svolta finale da melodramma di terz'ordine, il film si declassa ad essere un’opera interessante, ma da sconsigliare… 

giovedì 26 novembre 2009

Caos calmo - Antonello Grimaldi (2008)

(Id.)

Visto ad un cineforum.

Sono sempre stato prevenuto verso i film italiani, almeno fino all'anno scorso; devo però ammettere che Caos calmo non è niente male.
La regia non è molto originale ma azzecca qualche inquadratura ricca di suggestioni e poi la fotografia è delicata e adatta allo scopo. La storia piuttosto originale gira attorno a personaggi con più domande che risposte, nessuno ne da in effetti, che tratteggiano una galleria umana ironicissima (si ride anche se il film è in effetti un dramma, o almeno da li parte) e completamente fuori di testa; in questo contesto anche un personaggio tutto sommato non proprio originale come il prtagonista diventa qualcosa di nuovo.
Un encomio va fatto soprattutto per l'estrema utilità delle scene; nessun episodio è inutile, tutta la sceneggiatura è ridotta all'osso e quello che viene mostrato ha sempre un significato. Questo che già è notevole in un film lo è ancora di più in Italia dove si vive di inutili scene madri piene di urla e di furore che non significano nulla.
Le musiche piuttosto ruffiane ci stanno; danno al film un sapore un po meno italiano.
Il cast davvero notevole ha però l'unico vero neo del film, Nanni Moretti, bravo finchè si vuole alla sceneggiatura ma recita col culo; sbiadisce totalmente quando di finaco gli vengono messi la Golino od Orlando; e poi fategli fare quello che vuole, ma la scena Moretti che fa sesso credo non lo voglia vedere nessuno!!!