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Visto su Netlfix.
La storia dello spunto e la realizzazione della sceneggiatura di "Quarto potere" da parte del Mankiewicz meno famoso (almeno oggigiorno) è la scusa per Fincher di entrare nel territorio del cinema che parla della produzione cinematografica che potrebbe diventare un genere a sé negli stati uniti, ma ovviamente c'è anche molto di più.
Fincher è un signore della regia, sa come si costruiscono le immagini, le scene e le sequenze, sa come mettere in armonia macchina da presa, fotografia e montaggio, sa come e cosa chiedere agli attori. Lo fa dagli anni '90 almeno, figuriamoci dopo 30anni d'attività. "Mank", quindi è bellissimo.
Esteticamente siamo dalle parti della maggior qualità possibile con una bianco e nero d'epoca e un utilizzo delle luci anni '40 gustosissimo che diventa passione nerd quando ci sia accorge che anche le tecniche di dissolvenza sono prese a piene mani da quelle dell'epoca raccontata. Questo è l'idea di fondo vincente, raccontare la genesi di un film d'epoca con gli stilemi dell'epoca. ovviamente ogni giochetto nerd rischia sempre di esplodere in faccia a chi lo costruisce e anche Fincher ci arriva vicinissimo citando abbondantemente soluzioni e inquadrature direttamente da "Quarto potere" che, quando diventano troppo sfacciate ed evidenti sono stucchevoli. Al ,limite in certi momenti, ma Fincher riesce a fare tutto senza opprimere.
L'intento però, sembra quello di parlare di un mondo attraverso un suo personaggio, mostrare la collegialità dei film dell'epoca d'oro di Hollywood con i suoi intrighi di palazzo e le sue piccolezze, mentre, con l'altra mano, si cerca di decostruire il mito intoccabile di Welles e del suo primo film. Anche qui un rischio di risultare arroganti enorme che viene mitigato da una vis entusiasmante e da un'ironia continua.
Quello che latita però è l'efficacia, del film. Tutto funziona bene, ma tutto insieme è eccessivo, lungo, laborioso e con un'obiettivo fumoso, un gigioneggiare nelle sue sequenze buffe e ben scritte senza affondare mai, senza andare mai al punto. Nella carriera di chiunque sarebbe un mezzo capolavoro, ma in quella di Fincher costellata di capolavori veri e film ottimi questo rimane nella sfera dei secondi, anzi, diventa un'occasione mancata.
