(Bad timing)
Visto in DVD.
Un professore di psicanalisi di Vienna intrecci una relazione con una donna fuggita dall'Europa orientale. Il rapporto idilliaco devia continuamene verso l'idiosincrasia (i due amanti sono diversi in maniera abissale) e la paranoia continuamente; si arriverà (ma è la sequenza iniziale) a un tentativo di suicidio della ragazza... un tentativo piuttosto dubbio. A tirare le fila di un rapporto ingarbugliato sarà un ispettore di polizia.
Film atipico (ovviamente di un genere sempre diverso dai precedenti di Roeg), l'anatomia di un rapporto di coppia disfunzionale con la lente d'ingrandimento dell'indagine appena velata di thriller. Un film molto austero e completamente calato nell'ambiente in cui è ambientato; è estremamente elegante come lo è Vienna ed è estremamente geometrico (per costruzione della storia e delle psicologie, ma anche per regia e montaggio) come lo sono i secessionisti austriaci (citati in apertura di film).
La regia di Roeg è, come sempre, interessante; molti zoom; inquadrature da diversi
punti anche nei più normali campi e contro campi; utilizzo utilitaristico della
messa a fuoco con pan focus, o personaggi isolati in contesti sociali con
sfocature enormi del secondo piano. Ma soprattutto, come sempre, Roeg gioca di
montaggio e ci gioca da dio; cambiando punto di vista repentinamente, ma soprattutto con un
montaggio alternato continuo fra l’indagine e le cure alla protagonista facendo interagire le scene (nonostante la distanza temporale) o affiancandole per
similitudine.
Ottime anche le musiche, calzanti e ben modulate.
Garfunkel (che non amo molto) è piuttosto anonimo, ma risulta sempre in parte e porta a casa un buon lavoro; Theresa Russell (mai così bella) è bravissima e rende perfettamente il personaggio più importante.
Purtroppo non è un film che suggerirei a chiunque; troppo austero e distante, una durata che affossa l'interesse iniziale e una seconda parte che sfilaccia la storia imbastita in precedenza dura troppo e
nella seconda parte si sfilaccia
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mercoledì 25 maggio 2016
mercoledì 30 settembre 2015
Boxing Helena - Jennifer Chambers Lynch (1993)
(Id.)
Visto in Dvx.
Un chirurgo con una vita impeccabile e un matrimonio solido ha una rapporto sessuale con la Helena del titolo; quel singolo rapporto lo farà innamorare perdutamente rendendolo completamente assoggettato alla donna che però lo respinge. Quando Helena sarà investita di fronte a casa sua e perderà l'uso delle gambe sarà lui a prendersene cura costringendola alla prigionia in casa propria.
Si questo è il film che costò a Kim Basinger la bancarotta (la Bansinger aveva affermato che lo avrebbe girato pur senza firmare nulla, poi si rimangiò la parola, in tribunale fu costretta a pagare diversi milioni di dollari anche s epoi il ricorso fu a favore dell'attrice). E direi che giustamente questo film viene ricordato più per la questione legale che non per quella artistica.
Sulla scia dei vari thriller erotici che impazzarono a fine anni '80 e inizio '90 la signora Lynch (figlia di un ben più famoso Lynch) decide di farne uno pure lei, ma non ci si aspetti un punto di vista femminile delicato; anzi, la Lynch alza il tiro e costruendo un film più sulla scia di Cronenberg che delle precedenti opere sul genere (o alla surrealtà inquietante del padre); dal regista canadese importa direttamente un interesse per la carne, per il corpo, molto morbosa, sia che si occupi dell'erotismo (con lunghe sequenze di sesso specie nella prima parte) sia che si tratti di deformazioni (che, come in Cronenberg non sono atti di odio, ma d'amore, sono fortemente volute e aumentano la componente erotica, anziché diminuirla); ma lei evita molto rapidamente un grottosco che sarebbe stato auspicabile e limita l'inventiva, la forza e l'essenzialità istintuale che caratterizza le opere di David Cronenberg.
Quello che ne viene fuori è un drammino onirico (non surreae), vagamente segaiolo e molto patinato, che sostituisce il grottesco con luci forti e colori allegri.
PS: terribile e fuori parte l'imbambolato Sands; bellissima la Fenn, ma incapace di trasmettere qualcosa in più rispetto a qualunque pubblicità di un telefono erotico d'altri tempi.
Visto in Dvx.
Un chirurgo con una vita impeccabile e un matrimonio solido ha una rapporto sessuale con la Helena del titolo; quel singolo rapporto lo farà innamorare perdutamente rendendolo completamente assoggettato alla donna che però lo respinge. Quando Helena sarà investita di fronte a casa sua e perderà l'uso delle gambe sarà lui a prendersene cura costringendola alla prigionia in casa propria.
Si questo è il film che costò a Kim Basinger la bancarotta (la Bansinger aveva affermato che lo avrebbe girato pur senza firmare nulla, poi si rimangiò la parola, in tribunale fu costretta a pagare diversi milioni di dollari anche s epoi il ricorso fu a favore dell'attrice). E direi che giustamente questo film viene ricordato più per la questione legale che non per quella artistica.
Sulla scia dei vari thriller erotici che impazzarono a fine anni '80 e inizio '90 la signora Lynch (figlia di un ben più famoso Lynch) decide di farne uno pure lei, ma non ci si aspetti un punto di vista femminile delicato; anzi, la Lynch alza il tiro e costruendo un film più sulla scia di Cronenberg che delle precedenti opere sul genere (o alla surrealtà inquietante del padre); dal regista canadese importa direttamente un interesse per la carne, per il corpo, molto morbosa, sia che si occupi dell'erotismo (con lunghe sequenze di sesso specie nella prima parte) sia che si tratti di deformazioni (che, come in Cronenberg non sono atti di odio, ma d'amore, sono fortemente volute e aumentano la componente erotica, anziché diminuirla); ma lei evita molto rapidamente un grottosco che sarebbe stato auspicabile e limita l'inventiva, la forza e l'essenzialità istintuale che caratterizza le opere di David Cronenberg.
Quello che ne viene fuori è un drammino onirico (non surreae), vagamente segaiolo e molto patinato, che sostituisce il grottesco con luci forti e colori allegri.
PS: terribile e fuori parte l'imbambolato Sands; bellissima la Fenn, ma incapace di trasmettere qualcosa in più rispetto a qualunque pubblicità di un telefono erotico d'altri tempi.
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giovedì 28 ottobre 2010
Comma 22 - Mike Nichols (1970)
(Catch-22)
Visto in DVD.
Partendo dal paradosso del Comma 22 del titolo, Nichols crea un film fatto di nonsense e surrealtà in tuta mimetica. Mai come in questo caso si può dire che il film parli della follia della guerra, ma in questo caso bisogna intenderla in modo letterale. Viene mostrato un mondo in cui solo chi è ritardato, pazzo o egoista (ma più spesso le cose sono mischiate) può sopravvivere; e la follia si trova ad gni livello.
Il film presenta diversi pregi. In rimo luogo Nichols non è un idiota e riesce a sperimentare inquadrature su più piani in contemporanea, ma a mano a mano che il film prosegue la mano del regista si mostra meno pronta ad osare. In secondo luogo Nichols non è un idiota e riesce a sfruttare la sceneggiatura per creare, anche visivamente, un mondo distopico, folle e sostanzialmente invicibile in cui il protagonista non può che essere risucchiato senza speranza... poi però il film esagera in assurdità divenendo sempre più innaturale e oltre al poco entusiasmante finale si cimenta nella costruzione di metafore (come la fuga notturna del protagonista) logore e ormai insipide.
Complessivamente non convince, intrattiene bene per almeno metà, ma poi si sfilaccia e sembra non riuscire più a capire dove volesse andare a parare.
PS: Cast di star e caratteristi tutti di livello; comparsata del più grande caratterista del cinema dopo John Wayne, Orson Welles nella parte del generale... credo...
Visto in DVD.
Partendo dal paradosso del Comma 22 del titolo, Nichols crea un film fatto di nonsense e surrealtà in tuta mimetica. Mai come in questo caso si può dire che il film parli della follia della guerra, ma in questo caso bisogna intenderla in modo letterale. Viene mostrato un mondo in cui solo chi è ritardato, pazzo o egoista (ma più spesso le cose sono mischiate) può sopravvivere; e la follia si trova ad gni livello.
Il film presenta diversi pregi. In rimo luogo Nichols non è un idiota e riesce a sperimentare inquadrature su più piani in contemporanea, ma a mano a mano che il film prosegue la mano del regista si mostra meno pronta ad osare. In secondo luogo Nichols non è un idiota e riesce a sfruttare la sceneggiatura per creare, anche visivamente, un mondo distopico, folle e sostanzialmente invicibile in cui il protagonista non può che essere risucchiato senza speranza... poi però il film esagera in assurdità divenendo sempre più innaturale e oltre al poco entusiasmante finale si cimenta nella costruzione di metafore (come la fuga notturna del protagonista) logore e ormai insipide.
Complessivamente non convince, intrattiene bene per almeno metà, ma poi si sfilaccia e sembra non riuscire più a capire dove volesse andare a parare.
PS: Cast di star e caratteristi tutti di livello; comparsata del più grande caratterista del cinema dopo John Wayne, Orson Welles nella parte del generale... credo...
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