(Zire darakhatan zeyton)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un regista torna sui luoghi di un terremoto nell'Iran del nord per girare un film; le riprese di una scena piuttosto semplice sono rallentate dall'infelice scelta degli attori locali, un ragazzo e una ragazza, il cui amore è osteggiato dalla famiglia di lei. Lei studia, lui è incolto, ma ben intenzionato; lui è insistente, lei rimane chiusa nel suo mutismo; entrambi hanno perso tutto nel terremoto.
Film che riprende il tema del metacinematografico tanto caro al regista e le connessioni con le sue opere precedenti.
Il film però non rimane bloccato sull'autoreferenzialità e mostra una storia d'amore appena nata sul nulla; sui rapporti appena accennati fra i due, sulla negazione della storia da aprte dell'unica parente della ragazza e sul nulla lasciato dalla tragedia del terremoto. Su questo nulla quello che rimane più forte del resto non è neppure l'amore, ma l'ostinazione; la testardaggine dell'insistenza del ragazzo e della mancanza di una risposta della ragazza.
Ovviamente, come sempre, non ci sarà una conclusione.
Più organico e indipendente di "E la vita continua", più vivo, questo film è però rallentato da lunghi monologhi zoppicanti, da reiterate situazioni che si ripetono senza tentativi di renderle più dinamiche e senza comunque riuscire a dare quel sentimentalismo di fondo che era la spina dorsale del lento, ma potente "Dov'è la casa del mio amico".
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lunedì 12 marzo 2018
mercoledì 27 settembre 2017
E la vita continua - Abbas Kiarostami (1992)
(Zendegi va digar hich)
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un regista, alter ego di Kiarostami, torna sui luoghi di un suo vecchio film ("Dov'è la casa del mio amico?"); torna poiché in quei luoghi è appena avvenuto un terremoto e lui intende premurarsi che cercare il ragazzo che interpretò il protagonista del film stia bene.
Con questo film inizia a farsi conoscere il Kiarostami meta-cinematografico (grande leit motiv di tutto il cinema iraniano. Durante questo road movie atipico e dai tempi dilatati il finto regista incontrerà luoghi e personaggi del suo vecchio film che daranno il destro a dissertazioni sul rapporto tra realtà e finzione, ma soprattutto come i due mondi siano comunicanti e come gli oggetti, le persone o i fatti dell'uno possano e riescano a penetrare nell'altro (basti pensare alla casa dell'anziano). Di fatto l'intero film è una copia carbone di "Dov'è la casa del mio amico?", con il regista che si muove fra villaggi semisconosciuti, spaesato tra le indicazioni vaghe dei passanti cercando una persona che in ultimo neppure troverà.
Ma c'è anche un'altra lettura, un altro sottotesto. Come dice chiaramente il titolo c'è la dimostrazione di come le persone perseguano la normalità in ogni circostanza, della resilienza umana di fronte alle catastrofi. Il regista gira per villaggi colpiti dal terremoto e incontra persone che hanno perso poco o tutto, ma ognuno di loro dimostra di essere più proiettato verso il futuro che scornato dal presente; dai discorsi sulla morte fatti da un bambino a una donna che ha perso un neonato, da un giovane sposato il giorno stesso del terremoto fino al ragazzo che nel campo allestito per gli sfollati si preoccupa di montare un'antenna televisiva per vedere i mondiali.
Film dal ritmo lento, riesce a coinvolgere meno del precedente, ma a interessare di più.
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un regista, alter ego di Kiarostami, torna sui luoghi di un suo vecchio film ("Dov'è la casa del mio amico?"); torna poiché in quei luoghi è appena avvenuto un terremoto e lui intende premurarsi che cercare il ragazzo che interpretò il protagonista del film stia bene.
Con questo film inizia a farsi conoscere il Kiarostami meta-cinematografico (grande leit motiv di tutto il cinema iraniano. Durante questo road movie atipico e dai tempi dilatati il finto regista incontrerà luoghi e personaggi del suo vecchio film che daranno il destro a dissertazioni sul rapporto tra realtà e finzione, ma soprattutto come i due mondi siano comunicanti e come gli oggetti, le persone o i fatti dell'uno possano e riescano a penetrare nell'altro (basti pensare alla casa dell'anziano). Di fatto l'intero film è una copia carbone di "Dov'è la casa del mio amico?", con il regista che si muove fra villaggi semisconosciuti, spaesato tra le indicazioni vaghe dei passanti cercando una persona che in ultimo neppure troverà.
Ma c'è anche un'altra lettura, un altro sottotesto. Come dice chiaramente il titolo c'è la dimostrazione di come le persone perseguano la normalità in ogni circostanza, della resilienza umana di fronte alle catastrofi. Il regista gira per villaggi colpiti dal terremoto e incontra persone che hanno perso poco o tutto, ma ognuno di loro dimostra di essere più proiettato verso il futuro che scornato dal presente; dai discorsi sulla morte fatti da un bambino a una donna che ha perso un neonato, da un giovane sposato il giorno stesso del terremoto fino al ragazzo che nel campo allestito per gli sfollati si preoccupa di montare un'antenna televisiva per vedere i mondiali.
Film dal ritmo lento, riesce a coinvolgere meno del precedente, ma a interessare di più.
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