(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un assassino seriale cerca le sue vittime fra i frequentatori di alcuni locali gay sadomaso di New York. Per cercare di trovarlo viene inviato, sotto copertura, un poliziotto (eterosessuale) che corrisponde alle caratteristiche fisiche delle vittime. La, lenta, ricerca causerà cambiamenti anche nel poliziotto ponendogli dubbi sulla propria sessualità.
Film demoniaco di Friedkin; demoniaco per il flop terribile e per l'aver messo a rischio le carriere dei diretti interessati. Pesantemente tagliato per essere più digeribile, venne comunque osteggiato da tutti, dai più reazionari (che non apprezzavano il tema esplicito), così come dalle comunità gay dell'epoca (che criticarono il modo di rappresentare l'omosessuale come una sorta di pervertito, di vampiro sessuale). Oggigiorno le polemiche sono molto diminuite; eliminata la componente di rottura che oggigiorno è decisamente meno innovativa e considerando il film come lo spaccato di una nicchia dell'epoca e non della comunità gay newyorkese in toto, quello che rimane è solo il film.
Diciamolo subito che non è un film eccezionale, ma è decisamente migliore di quanto non pensassi leggendo le opinioni in giro. Un thriller erotico anticipatore del genere che esploderà fra gli anni '80 e '90. Vince il mood torbido perfettamente trasmesso dall'ambiente e dai personaggi presentati; creando un ambiente fatto di sesso e violenza (entrambi ricercati attivamente), di attrazione e morte che rispecchiano, in versione "sociale", la psicologia del killer.
Friedkin ovviamente fa il suo lavoro preferito, lavora sui corpi; credo che in nessuno dei suoi film ci sia un uso tanto ostentato della carnalità, dei muscoli e del sudore, più anche del decisamente torbido "Killer Joe".
Al Pacino sembra costantemente spaesato; ma bastano le prime scene in cui compare (in cui riesce a rendere totalmente una psicologia con un paio di smorfie) per far capire che è una scelta precisa, per rendere il sentirsi fuori luogo del personaggio e, successivamente, il senso di diminuita appartenenza al suo mondo precedente.
Purtroppo il vero difetto è che
in questo thriller erotico manca il thriller. La detective story è blanda e
rimane sullo sfondo, l’attività investigativa di Pacino è un continuo, noioso, passeggiare per locali gay sadomaso; quasi che Friedkin stesso puntasse tutto sull'effetto shock di mostrare un ambiente underground, anziché cercare di raccontare una storia. Peccato, perché la ripetitività e la noia non hanno scusanti.
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lunedì 28 agosto 2017
venerdì 9 settembre 2011
Fear X - Nicolas Winding Refn (2003)
(id.)
Visto in DVD.
Un uomo rimane ossessionato dall’omicidio della moglie in un parcheggio avvenuto per motivi ignoti, cerca il colpevole visionando di nascosto le registrazioni delle telecamere di sicurezza. Più grazie al caso che non al proprio acume riuscirà a trovare una pista che lo porterà in un altro stato e lo invischierà in questioni interne alla polizia locale.
Prima prova americana di Refn e quanto di più diverso da Pusher si possa immaginare, se quello era adrenalinico questo è lento, se quello era grezzo questo è curatissimo in ogni dettaglio. Quello che ne viene fuori è un film dalle atmosfere sospese ed inquietanti, dove l’ambiente esterno è tanto perfetto quanto gelido, dove gli edifici e i luoghi trasudano fantasmi, visioni e ricordi che ossessionano il protagonista, tutto è distaccato, il protagonista è chiuso in se stesso e nella sua inutile ricerca di un colpevole tanto da impazzirne e l’intero film risulta non spiegato e senza risposte perché le uniche immagini autentiche sono quelle della sicurezza, tutte le altre possono essere solo il frutto della fantasia. Una fotografia piena e profondità di campo come se piovessero rendono l’ambiente ancora più solido facendolo diventare parte integrante della storia e, in un certo senso, un personaggio (Refn è proprio un regista di luoghi).
Inutile dire che Refn in questo film trasuda Lynch da tutti i pori; le atmosfere sospese di cui sopra, gli ambienti presentati come non-luoghi, la provincia americana dei corridoi d’albergo e delle tavole calde, le risposte che non arrivano se non per dare altre domande, l’impossibilità a credere a nella realtà mostrata, l’insistito utilizzo del rosso ecc, tutto porta a Lynch, anzi tutto porta a Twin Peaks.
Poi il film ha i tempi dilatati come mezzo per raccontare una storia fatta di spazi, però questo certamente non aiuta l’andamento della trama. Di per se un buon film, ma non eccezionale. Ma soprattutto c’era da aspettarsi il fiasco al botteghino che ha ottenuto, il che di per se non è un male, visto che ha portato al fallimento la casa di produzione di Refn costringendolo a dirigere gli altri due Pusher per fare cassa.
PS: non so che farci, ma io quando vedo Turturro, mi vien sempre da ridere. È comico di suo.
Visto in DVD.
Un uomo rimane ossessionato dall’omicidio della moglie in un parcheggio avvenuto per motivi ignoti, cerca il colpevole visionando di nascosto le registrazioni delle telecamere di sicurezza. Più grazie al caso che non al proprio acume riuscirà a trovare una pista che lo porterà in un altro stato e lo invischierà in questioni interne alla polizia locale.Prima prova americana di Refn e quanto di più diverso da Pusher si possa immaginare, se quello era adrenalinico questo è lento, se quello era grezzo questo è curatissimo in ogni dettaglio. Quello che ne viene fuori è un film dalle atmosfere sospese ed inquietanti, dove l’ambiente esterno è tanto perfetto quanto gelido, dove gli edifici e i luoghi trasudano fantasmi, visioni e ricordi che ossessionano il protagonista, tutto è distaccato, il protagonista è chiuso in se stesso e nella sua inutile ricerca di un colpevole tanto da impazzirne e l’intero film risulta non spiegato e senza risposte perché le uniche immagini autentiche sono quelle della sicurezza, tutte le altre possono essere solo il frutto della fantasia. Una fotografia piena e profondità di campo come se piovessero rendono l’ambiente ancora più solido facendolo diventare parte integrante della storia e, in un certo senso, un personaggio (Refn è proprio un regista di luoghi).
Inutile dire che Refn in questo film trasuda Lynch da tutti i pori; le atmosfere sospese di cui sopra, gli ambienti presentati come non-luoghi, la provincia americana dei corridoi d’albergo e delle tavole calde, le risposte che non arrivano se non per dare altre domande, l’impossibilità a credere a nella realtà mostrata, l’insistito utilizzo del rosso ecc, tutto porta a Lynch, anzi tutto porta a Twin Peaks.
Poi il film ha i tempi dilatati come mezzo per raccontare una storia fatta di spazi, però questo certamente non aiuta l’andamento della trama. Di per se un buon film, ma non eccezionale. Ma soprattutto c’era da aspettarsi il fiasco al botteghino che ha ottenuto, il che di per se non è un male, visto che ha portato al fallimento la casa di produzione di Refn costringendolo a dirigere gli altri due Pusher per fare cassa.
PS: non so che farci, ma io quando vedo Turturro, mi vien sempre da ridere. È comico di suo.
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