(Le sang des bêtes)
Visto qui.
Se "Earthling" inserisce qualcosa di nuovo, il discorso di fondo è più vecchio di quanto ci si possa aspettare. Al di là della questione meramente alimentare, la violenza sugli animali perpetrata nell'industria della carne ha un antesignano illustre. Questo cortometraggio documentaristico di un, quasi, neofita Franju. Prima dei suoi splendidi lungometraggi surreali il regista francese si pose nella scia del documentario, direi, pionieristico. Lo è perché la sua opera prima è degli anni '30, lo è per le difficoltà di realizzare documentari veri e proprio in quei decenni, ma qui lo è soprattutto il tema, all'epoca decisamente poco mainstream.
Il documentario mostra il macello di alcuni animali (mucche, cavalli, maiali) in alcuni mattatoi della periferia parigina. Le sequenze delle uccisioni sono mostrate senza reticenze e con un distacco che evita il voyerismo (e devo ammettere che impressionano poco grazie al bianco e nero) e vengono introdotte da alcune brevi spiegazioni fatte con voice off mentre la macchina da presa mostra i quartieri dove sono presenti i macelli.
Questo corto è certamente originale per l'epoca, ma lo trovo molto più interessante per la sua realizzazione. Ci sono inserti arty con gli stacchi da una scena all'altra fatti tramite oggetti (un ventaglio che si apre), inquadrature dolcemente e tranquillamente surreali (il lampadario sospeso nel nulla, l'uomo seduto a tavola in mezzo a una spianata in esterni) che sembrano voler esaltare l'impatto visivo della macellazione a cui si assisterà poco dopo. Al di là della realizzazione però, c'è anche una certa intelligenza nel portare avanti il concetto (questo documentari non sono mai crudamente obiettivi); con una serenità incredibile, Franju, sembra voler fare dei paralleli fra la periferia urbana (dove sono costruiti i mattatoi) e quella umana; dove uomini allo sbando si concentrano attorni a luoghi non di orrore, ma di fredda indifferenza professionalità.
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lunedì 25 settembre 2017
lunedì 2 gennaio 2017
L'uomo in nero - Georges Franju (1963)
(Judex)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.
Un uomo misterioso, che si fa chimare Judex, minaccia un banchiere di fare giustizia dei suoi furti legalizzati la sera della festa per l'anniversario. Durante la festa però il banchiere muore e Judex viene sospettato; il vendicatore però, non solo non è colpevole, ma cerca di salvare l'innocente figlia del finanziere dalle macchinazioni che la vorrebbero morta anche lei.
Prima del citazionismo di Tarantino, ma anche prima dei film fatti per aggregazioni di idee e stili del passato di Coppola, Franju tenta un'operazione simile. Prende spunto da un omonimo serial cinematografico degli anni '10 diretto da Feuillade, e lo declina in nella sua chiave surreale. Ne ruba l'idea di fondo, la trama sbilenca e alcune tecniche del decennio passato (iris, mascherine e cartelli, usati in maniera creativa, oltre che una musica decisamente enfatica e i costumi retrò utilizzati in maniera espressionista con un pizzico di Sandeman...).
Quello che aggiunge è una regia modernissima ancora oggi e quel gusto surreale che gli diede il plauso degli artisti dell'epoca. Da antologia la scena della festa che inizia con il piano sequenza all'uomo con la testa da pennuto che mi ha ricordato, non tanto il successivo "Eyes wide shut" (come ho letto in diversi luoghi dell'internet), quanto i quadri di Ernst.
Peccato per gli attori non ottimali, soprattutto il protagonista, un prestigiatore voluto per rendere perfettamente le scene di magia... che però, purtroppo, non recita neanche per sbaglio.
L'effetto finale è comunque interessante e straniante, come per il precedente "Occhi senza volto".
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.
Un uomo misterioso, che si fa chimare Judex, minaccia un banchiere di fare giustizia dei suoi furti legalizzati la sera della festa per l'anniversario. Durante la festa però il banchiere muore e Judex viene sospettato; il vendicatore però, non solo non è colpevole, ma cerca di salvare l'innocente figlia del finanziere dalle macchinazioni che la vorrebbero morta anche lei.
Prima del citazionismo di Tarantino, ma anche prima dei film fatti per aggregazioni di idee e stili del passato di Coppola, Franju tenta un'operazione simile. Prende spunto da un omonimo serial cinematografico degli anni '10 diretto da Feuillade, e lo declina in nella sua chiave surreale. Ne ruba l'idea di fondo, la trama sbilenca e alcune tecniche del decennio passato (iris, mascherine e cartelli, usati in maniera creativa, oltre che una musica decisamente enfatica e i costumi retrò utilizzati in maniera espressionista con un pizzico di Sandeman...).
Quello che aggiunge è una regia modernissima ancora oggi e quel gusto surreale che gli diede il plauso degli artisti dell'epoca. Da antologia la scena della festa che inizia con il piano sequenza all'uomo con la testa da pennuto che mi ha ricordato, non tanto il successivo "Eyes wide shut" (come ho letto in diversi luoghi dell'internet), quanto i quadri di Ernst.
Peccato per gli attori non ottimali, soprattutto il protagonista, un prestigiatore voluto per rendere perfettamente le scene di magia... che però, purtroppo, non recita neanche per sbaglio.
L'effetto finale è comunque interessante e straniante, come per il precedente "Occhi senza volto".
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venerdì 9 dicembre 2011
Occhi senza volto - Georges Franju (1960)
(Les yeux sans visage)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un medico, maestro nei trapianti causò lo sfigura mento della figlia, chiaramente ora vuole porvi rimedio ben oltre i limiti della legalità, quindi con l’aiuto di un’infermiera connivente, rapisce giovani donne e prova a trapiantare il loro viso sulla figlia… Con scarsi risultati.
Film assurdo sotto ogni punto di vista che fa della recitazione azzerata la sua caratteristica principale ed il finale è talmente insoddisfacente che fa venire il dubbio che sia stato tagliato…
Però il comparto visivo è magnifico. Il volto sfigurato che non viene mai mostrato se non con immagini alterate, l’inquietante maschera di gomma bianca che la ragazza indossa, il finale con il mostro in mezzo alla natura o l’evoluzione di uno dei trapianti mostrato attraverso una serie di foto che ne descrivono il fallimento. Ecco, tutto questo, oltre alla storia in se, rende lodevole questo film sempre sul limite fra serie A e B.
PS: pensa te dove in che film ha recitato Alida Valli...
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un medico, maestro nei trapianti causò lo sfigura mento della figlia, chiaramente ora vuole porvi rimedio ben oltre i limiti della legalità, quindi con l’aiuto di un’infermiera connivente, rapisce giovani donne e prova a trapiantare il loro viso sulla figlia… Con scarsi risultati.Film assurdo sotto ogni punto di vista che fa della recitazione azzerata la sua caratteristica principale ed il finale è talmente insoddisfacente che fa venire il dubbio che sia stato tagliato…
Però il comparto visivo è magnifico. Il volto sfigurato che non viene mai mostrato se non con immagini alterate, l’inquietante maschera di gomma bianca che la ragazza indossa, il finale con il mostro in mezzo alla natura o l’evoluzione di uno dei trapianti mostrato attraverso una serie di foto che ne descrivono il fallimento. Ecco, tutto questo, oltre alla storia in se, rende lodevole questo film sempre sul limite fra serie A e B.
PS: pensa te dove in che film ha recitato Alida Valli...
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