lunedì 28 settembre 2015
Fuoco fatuo - Louis Malle (1963)
Visto a un cineforum.
Un giovane borghese fa il giro di amici e conoscenti alla ricerca di un rifugio, di un gesto umano o semplicemente di un'opinione sulla vita che gli faccia cambiare idea... infatti lui vuole suicidarsi.
A soli tre anni di distanza da quel capolavoro di anarchia di "Zazie nel metrò" Malle torna alla moda del momento, la Nouvelle vague. E dalla Nouvelle vague attinge il peggior difetto: una buona regia che corona il cazzeggio intellettuale,
Si perché la regia è buona, con una macchina da presa sempre in un delicato movimento, pedina e circonda il protagonista senza mai farsi notare (una sorta di Godard degli inizi con le mani di fata)
...però la storia è di un intellettualismo supponente che fa spavento, di una pretenziosità imbarazzante sul senso della vita e sul distacco fra le persone... ma tutto sommato neppure questo è il vero problema; il problema è che se ti capita di addormentarti al cinema e quando ti svegli riesci comunque a capire tutto quello che sta succedendo allora vuol dire che il ritmo non è lento, ma immobile; il problema è che se passi più tempo a guardare l'orologio che lo schermo allora vuol dire che anche un Sector regalato da tua nonna per il tuo diciottesimo compleanno ha più appeal del film!
venerdì 7 marzo 2014
Il treno - John Frankenheimer, Arthur Penn (1964)
Visto in tv.
Un treno carico di opere d'arte rubate da un milite nazista parte da Parigi per la Germania poco prima dell'arrivo degli alleati. Un gruppo di pochi uomini (con la collaborazione di capostazione e macchinisti) cercherà di rallentare il treno il più possibile.
Un film dalla trama esile come tutti i film d'azione (azione del '64), ma dal ritmo eccezionale. Obbiettivamente quanti modi ci sono per fermare un treno? beh a quanto pare se sei un capostazione e sei interpretato da Burt Lancaster (sempre con la stessa espressione, ma sempre incredibilmente adatta) ne conosci abbastanza per intrattenere per minuti senza mai un momento di stanca.
Frankenheimer è grande dietro la macchina da presa; un bianco e nero solidissimo ed una profondità di campo enorme che permette bellissime inquadrature dalle rotaie e che nelle scene in indoor fa in modo di inquadrare tutti i personaggi su piani distantissimi. (ad essere onesti questo film è stato iniziato da Arthur Penn, poi sostituito da Frankenhemeir, non so quindi a chi vada la maggior parte del merito).
La questione se valga la pena morire per un'opera d'arte non è mai dichiarata direttamente tranne nell'evidente finale (rimane comunque meno urlata che in Monuments men). A parte questo non c'è una morale dietro a questo film; i nazisti sono addirittura mostrati come uomini con opinioni contrastanti fra loro (non sono solo tutti dei cattivi da macchietta) e lo showdown finale è l'antitesi della spettacolarità. Un inno alla continenza... se non ci fosse stato un enorme incidente tra treni in poche scnee prima e diversi bombardamenti, tutti egualmente credibili.
Completa il film un cast ottimo usato per parti minuscole ed una Moreau utilizzata come mobilio francofono.
mercoledì 15 dicembre 2010
Jules e Jim - François Truffaut (1962)
Visto in DVD.
Allora che dire…. Certamente Truffaut sa come si gira un film. La macchina da presa è sempre nel posto giusto, giustamente in movimento a inquadrare sempre le cose più adatte… da questo film si evince che Truffaut è un gran regista…
Però ho un problema, non riesce proprio a piacermi questo Jules e Jim. Sarà colpa di Jeanne Moreau, che, mi spiace, ma mi irrita tantissimo, con quel suo fare di distaccato disprezzo. Oppure sarà la trama, un triangolo amoroso senza una regola specifica, non vuol giustificare nessuno dei personaggi (e questo è lodevole), ma neppure ha dei motivi, e questo un po mi fa perdere interesse… il nulla mi annoia sempre. Infine c’è da dire che i momenti chiarificatori tra i personaggi sono sempre pippe mentale lunghe e fini a loro stesse che vogliono far vedere quanto sono artistoidi e sensibili i personaggi, come a dire Woody Allen senza ironia…
No, non riesco proprio ad apprezzarlo.
mercoledì 27 ottobre 2010
La sposa in nero - François Truffaut (1968)
Visto in DVD.
Quando uno dice che il cinema francese è noioso, o che la nouvelle vogue è per intellettuali che amano amarsi mentre guardano film noiosi, evidentemente non conosce il cinema francese, e men che meno conosce questo film.
Una donna diviene vedova non appena esce di chiesa con il novello sposo; e diviene vedova per una cazzata, un gioco fra conoscenti. Ovviemante si trasforma, non sarà più la donna di prima, ma diventerà un angelo del male assetato di vendetta. Cercherà i 5 colpevoli, li sedurrà e li ucciderà ad uno ad uno in modo più o meno atroce. Il finale, che suggerisce il fallimento del suo piano, ne mostra invece il successo su tutta la linea.
Al di la degli ovvi collegamenti con "Kill Bill" nella storia, per la libertà di regia, l'uso disinvolto dei flashbacks, la cripticità dei motivi e lo stile sempre nuovo e sempre stupefacente per inquadrare i vari momenti, ci si rende conto che questo film è realizzato da un Tarantino nato negli anni '30.
Tra le scene memorabili mi piace ricordare il flashback su come è avvenuto l'omicidio, con i cinque conoscenti che fanno gli idioti con un fucile; una sequenza senza dialoghi che ha la cadenza e le dinamiche di un poderoso film muto. Stupendo.

