(Id.)
Visto al cinema.
La storia di un malavitoso d'origini irlandesi di Boston. La sua collaborazione con un suo vecchio amico dell'FBI che gli fa ottenere l'impunità per tutti i suoi crimini (in teoria sono esclusi omicidio e droga), in cambio deve dargli il capo della mafia italoamericana.
Questo è semplicemente un film inutile.
Siamo davanti ha un film di gangster classico, con uno stile volutamente ridotto all'osso e un piglio molto secco che non si tira indietro di fronte a saltuari momenti di violenza esposta (tutte cose apprezzabili).
Siamo davanti a un film con un cast di facce note da fare concorrenza a "Grand Budapest Hotel", solo che là sono star che si prestano al gioco, qui sono comprimari, caratteristi, facce da telefilm (e Cumberbatch che non considero in queste categorie... e mi piacerebbe escludere anche Kevin Bacon anche se ormai...), utili solo a tenere desta l'attenzione (a un certo punto si gioca a "riconosci Russo di House of Cards" invece che seguire il film).
C'è un Johnny Depp che va premiato per l'impegno che ci mette. Si vede che si sta provando davvero a recitare e in un paio di momenti credo gli sia pure riuscito; per il resto del tempo cerca di adattare le sue smorfie alla situazione e anche in questo bisogna ammettere che è stato piuttosto bravo. Non recita davvero, ma questa è senza alcun dubbio la sua migliore performance degli ultimi 11 anni (se la gioca solo con "Nemico pubblico").
Quello che manca sono due dettagli.
Lo scavo dei personaggi. Non voglio fare l'intellettuale che pretende psicologie articolate o ben costruite, ma un minimo di chiarezza va fatta. Perché l'amico dell'FBI si comporta in quel modo (ok per i soldi e per l'amicizia, ma sono tutte cose dette a voce e non spiegate dal comportamento del personaggio, e questo fa la differenza), perché Johnny Depp è così, in che rapporti è con il fratello. Non sono cose fondamentali, ma sei tu, sceneggiatore, che mi hai messo un sacco di elementi dentro, se ce li metti usali bene, spiegali; altrimenti ti riduci a mettere insieme delle scene che dovrebbero essere pregne di emozioni e significati, ma che in realtà sono vuote, perché non mi ci hai portato a quel punto, me lo hai solo sbattuto in faccia (a esempio Depp che accarezza con brama e violenza la moglie dell'amico).
La seconda è un minimo di ritmo. Questo film è piatto, senza picchi, senza interesse, senza grip. Alla fine del film ci si chiede per quale motivo si sia sentito bisogno di raccontare questa storia così insipida; anche se in realtà in passato si è fatto molto di più con molto meno.
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lunedì 19 ottobre 2015
lunedì 27 maggio 2013
Il grande Gatsby - Baz Luhrmann (2013)
(The great Gatsby)
Visto al cinema
Visto al cinema
Ci sono molti modi per mettere in scena
una storia poco complessa, ma molto emotiva (e molto americana) come “Il grande Gatsby”; certamente la versione più esagerata, kitsch, chiassosa e tracotante è
proprio quella di Baz Luhrmann. Solo lui, con un’idea di regia così pesante
e muscolare poteva realizzare un film così arrogante senza sfociare nel
ridicolo. E se per tutto il film è tutto un florilegio di colori chiassosi,
location estremizzata, macchine da presa a volo d’uccello (e un uso frenetico
ed interessante del montaggio nell'incipit), tutto riesce ad essere credibile, a dare l’idea della grandezza senza schiacciare la storia tutto sommato intima.
In una parola Luhrmann si è sdoganato dal passo falso di “Australia” ed è
ritornato sul sentiero di “Moulin rouge”.
Unico neo della regia, a mio avviso, è
l’uso eccessivo di un CGI che non si riesce a controllare o a fondere perfettamente
con le riprese reali (più qualche green screen mal realizzato), ma tutto
sommato l’uso del computer è sempre presente in scene estetizzanti che
altrimenti non sarebbero possibili e, a dopotutto, lo si perdona. Al solito le
musiche sono moderne, ma stavolta, salvo per le feste, sono rimaneggiate in
maniera ancora più affascinante e pesante che non in “Moulin Rouge”.
Il vero problema si annida li dove si
trova anche il valore aggiunto: il cast.
Un Dicaprio monumentale, mai così bravo e convincente, mai così in parte, perfetto per il ruolo per fisico, espressione ed autorevolezza dell’attore prima ancora che del personaggio (per fare Gatsby ci voleva un attore che fosse universalmente ricordato nel contempo per romanticismo ed impegno sociale, tutto possibilmente condito con tanti soldi); quello che più mi ha colpito sono state i continui atteggiamenti del viso che presi palesemente da Marlon Brando che hanno reso Dicaprio quasi identico al defunto attore.
Come dicevo però il problema è sempre qui, nel cast; ora io mi chiedo, se devi fare un film che non sia comico mi è difficile pensare di scritturare Tobey “espressione buffa” Maguire, ma se devo fare un colossal dove l’attore deve essere credibile quando lo inquadro dopo essere sceso in picchiata con un aereo sulla New York degli anni ’20 beh, vorrei davvero scritturare un attore e non Tobey “l’inopportuno” Maguire. Lui da solo riesce a far cadere la sospensione dell’incredulità ad ogni suo primo piano.
Un Dicaprio monumentale, mai così bravo e convincente, mai così in parte, perfetto per il ruolo per fisico, espressione ed autorevolezza dell’attore prima ancora che del personaggio (per fare Gatsby ci voleva un attore che fosse universalmente ricordato nel contempo per romanticismo ed impegno sociale, tutto possibilmente condito con tanti soldi); quello che più mi ha colpito sono state i continui atteggiamenti del viso che presi palesemente da Marlon Brando che hanno reso Dicaprio quasi identico al defunto attore.
Come dicevo però il problema è sempre qui, nel cast; ora io mi chiedo, se devi fare un film che non sia comico mi è difficile pensare di scritturare Tobey “espressione buffa” Maguire, ma se devo fare un colossal dove l’attore deve essere credibile quando lo inquadro dopo essere sceso in picchiata con un aereo sulla New York degli anni ’20 beh, vorrei davvero scritturare un attore e non Tobey “l’inopportuno” Maguire. Lui da solo riesce a far cadere la sospensione dell’incredulità ad ogni suo primo piano.
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mercoledì 17 agosto 2011
Animal kingdom - David Michôd (2010)
(Id.)
Visto in DVD.
La storia di un ragazzo che dopo la morte della madre viene preso in carico dalla nonna e dai suoi tre zii… che sono una violenta famiglia criminale. Lui li segue, ruba macchine, usa droghe, ma tutto rimane nei limiti dell’accettabile (in fondo è la famiglia e lui li rispetta) fino alla morte dello zio che più faceva la veci del padre mai avuto e finchè lo zio scemo non gli fa fuori la ragazza (in una delle scene più atroci del film, non per quel che si vede, ma per ciò che avviene). A quel punto fugge, li denuncia alla polizia, vengono arrestati ma, ma le cose prendono tutta un’altra piega.
Un film su una famiglia criminale, fatto di codici d’onore, un poco di follia e tanta vendetta.
Il film vincitore del Sundance è un film non esattamente da Sundance, è vero ha la camera a mano che fa tanto indi, però poi la storia è classicheggiante e solidissima, che non si piega mai a pietismi ed è disposta a mostrate tutto ciò che serve senza dilungarsi su dettagli non funzionali (tutti preparativi al processo vengono msotrati, ma non c’è una sola scena del processo stesso).
Decisamente buono, torbido e ben realizzato… e poi anche qui c’è Guy Pearce; credo che ci sia una legge federale in Australia che obbliga ogni film a lasciare un personaggio a Guy Pearce, deve essere ammanicato…
Visto in DVD.
La storia di un ragazzo che dopo la morte della madre viene preso in carico dalla nonna e dai suoi tre zii… che sono una violenta famiglia criminale. Lui li segue, ruba macchine, usa droghe, ma tutto rimane nei limiti dell’accettabile (in fondo è la famiglia e lui li rispetta) fino alla morte dello zio che più faceva la veci del padre mai avuto e finchè lo zio scemo non gli fa fuori la ragazza (in una delle scene più atroci del film, non per quel che si vede, ma per ciò che avviene). A quel punto fugge, li denuncia alla polizia, vengono arrestati ma, ma le cose prendono tutta un’altra piega.Un film su una famiglia criminale, fatto di codici d’onore, un poco di follia e tanta vendetta.
Il film vincitore del Sundance è un film non esattamente da Sundance, è vero ha la camera a mano che fa tanto indi, però poi la storia è classicheggiante e solidissima, che non si piega mai a pietismi ed è disposta a mostrate tutto ciò che serve senza dilungarsi su dettagli non funzionali (tutti preparativi al processo vengono msotrati, ma non c’è una sola scena del processo stesso).
Decisamente buono, torbido e ben realizzato… e poi anche qui c’è Guy Pearce; credo che ci sia una legge federale in Australia che obbliga ogni film a lasciare un personaggio a Guy Pearce, deve essere ammanicato…
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