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mercoledì 20 aprile 2011

Il falò delle vanità - Brian De Palma (1990)

(The bonfire of the vanities)

Visto in DVD.
Un giovane broker (Hanks) che vive a Manhattan, figlio di una cultura dell'edonismo e dell'ipocrisia, con moglie isterica e amante ninfomane rimane, per caso, invischiato in un incidente stradale di cui, tecnicamente, non ha colpa, è stata la sua amante a tirare sotto un ragazzo di colore nel Bronx. Peccato che gli interessi economici della famiglia del ragazzo e di un ambiguo reverendo locale, gli interessi politici di procuratori e legulei, nonchè gli interessi di vendita dei giornalisti, montino un caso estremo di razzismo al contrario dove il povero Hanks viene accusato e perseguitato sostanzialmente perchè è un bianco.
Storia ironica e graffainte dell'homo homini lupus, dove tutti sono personaggi beceri con doppi fini e dove tutte le categorie sociali sono infilate nel calderone dei bastardi.

De Palma non rinuncia a tutti i suoi tecnicismi estetici (un brutto split screen, alcuni pan focus, una macchian da rpesa mobilissima, e i soliti 5 minuti buoni di piano sequenza all'inizio, questo si molto bello), ma complessivamente si tira indietro, firma un film decisamente più sobrio, dove la sua inventiva non è invadente e lascia alla storia e agli attori la parte che gli è proprio.

Il vero difetto del film è nella trama stessa. Per prima cosa il finale troppo positivo stona tantissimo con tutto l'andamente della storia; il colpo di scena finale è troppo debole e muore se paragonato all'aspettativa che viene creata in precedenza; infine il pistolotto morale di Morgan Freeman è davvero dannoso all'andazzo generale (ma immagino che l'abbiano lasciato per dare un monologo a Freeman).

Compessivamente, comunque, il film diverte, intrattiene, non annoia mai e, credo, sia la miglior prova d'attore di Bruce Willis, nonchè la prova d'attore meno irritante di Tom Hanks.

sabato 15 maggio 2010

L'uomo nell'ombra - Roman Polanski (2010)

(The ghost writer)

Visto al cinema.

Polanski ritorna alle origini, con uno dei film più polanskiani degli ultimi anni.
Un ghost writer di un ex primo ministro inglese prende il posto del suo predecessore morto in circostanze oscure; dovrà scrivere la biografia di un personaggio ambiguo, accusato di crimini di guerra.
Il film parte nel migliore dei modi, Polanski ripropone il confronto tra il protagonista ed un personaggio morto ma costantemente presente negli oggetti, nei discorsi, e le cui scelte sembrano ricalcare quelle fatte dal protagonista stesso, proprio come ne "L'inquilino del terzo piano", e come in quel film la casa è il luogo principe dove avviene la vicenda (ma questa è un po una costante di Polanski), con la casa come prigione, asettica ed essenziale ma sempre sconosciuta e piena di trabocchetti. In questo film però si aggiunge un elemento quasi nuovo al regista, quello del tempo atmosferico e della sua azione sui personaggi (tema forse presente in "Chinatown" e poco altro), un tempo costantemente plumbeo e umido, oscuro come la trama.
Non c'è che dire, con pochi elementi, quasi nulla, Polanski crea tensione, e avvince rapidamente, portando l spettatore in un ambiente ambiguo fin dall'inizio, e maledettamene senza speranza (e questo a mio avviso giustifica il finale). A questo bisogna poi aggiungere una fotografia stupenda ed una costruzione degli ambienti minimal ma perfetti, oltre ad un cast all'altezza (devo essere sincero, Pierce Brosnan mi ha stupito per quanto è bravo).
Finalmente Polanski è tornato grande, peccato che non si sa quando potrà rimettersi dietro la macchina da presa....

PS: c'è pure una comparsata di Eli Wallach... mamma quant'è invecchiato