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venerdì 23 maggio 2014

Saturno contro - Ferzan Ozpetek (2007)

(Id.)

Visto in tv.

In una famiglia allargata (amici, partner degli amici, ex e colleghi) che verte attorno ad una coppia omosessuale subentra una violenta crisi dopo il coma improvviso di uno dei due vertici. La crisi sarà emotiva per molti, famigliare per qualcuno, sociale per altri. L'elaborazione del lutto, l'affrontare i rapporti di coppia e il senso di abbandono (ma anche del tempo che passa) sarà un bisogno comune.

Ozpetek non lo conosco molto (inizio oggi), ma mi ha colpito la cura nel gestire gli spazi e la fotografia, gli oggetti disposti sulla scena ed i colori (su tutte sono un piccolo capolavoro le sequenze ambientate nel negozio di fiori, niente di esagerato e pacchiano, solo una disposizione ragionata delle cose), le location che permettono ambienti ampi in cui guidare la caterva di attori e di fatti che si susseguono, l'attenzione ai vestiti che devono essere in linea con il mood. Insomma un regista estetico, e la cosa mi piace.

Purtroppo però il film inizia male, con un susseguirsi di accomodanti scene di amicizia e amore piuttosto stucchevoli; certamente tutte utili per sottolineare la differenza che ci sarà dopo il coma e la morte, ma decisamente se ne poteva fare a meno. Il dinamico finale, accomodante e dal tono compiacente, ma dimesso è un capolavoro di demagogia e di già visto, che funziona perfettamente, ma mi ha lasciato ancora di più con l'amaro in bocca. Nel mezzo il film si muove meglio e si dispone a dare qualche momento veramente buono con il personaggio di Ambra Angiolini. Complessivamente però l'impressione che mi ha dato è di voler essere il film che il pubblico vorrebbe avere senza osare mai nulla, con una certa (ingiustificata) incertezza nella scrittura dei dialoghi. Il cast impeccabile (tranne Favino, ma lui si per una mia idiosincrasia; non lo riesco a tollerare) fa i salti mortali, ma il problema di sceneggiatura rende anempatica l'intera vicenda.

sabato 21 maggio 2011

Habemus papam - Nanni Moretti (2011)

(Id.)

Visto al cinema. Il neo-papa (Piccoli), eletto due minuti prima al conclave, durante la proclamazione da di matto; non riesce a reggere il peso dell'incarico affidatogli. Viene chiamato un medico che afferma la salute fisica del pontefice, quindi si chiama uno psicologo (Moretti) che però incontra una serie di problemi tecnici. Mentre tutti i prelati (più Moretti) devono obbligatoriamente rimanere dentro al Vaticano fino alla proclamazione, il Papa fugge, si mischia con una compagnia teatrale e ritrova la vita che ha appena perduto.

Il film non parla di fede neanche di striscio e non sbeffeggia il Papa neanche per sbaglio. Anzi, la figura del neo eletto pontefice è archetipica, mostra un uomo soverchiato dalla responsabilità, obbligato ad una serie di scelte non volute ed estremamente compromettenti, mostra desideri disillusi (la passione del teatro, tarpata per la sua incapacità come attore) e il tentativo di rifarsi una vita con la fuga. Dall'altra parte c'è Moretti con i prelati vaticani, la loro presenza in scena è ininfluente ai fini della trama, ma fa da splendido contraltare comico al dramma personalissimo di Piccoli e in più crea una galleria di personaggi, quantomai umani ed infantili.

Il film riesce a fondere il tragico con la commedia in maniera invidiabile; esteticamente curato e ben recitato (anche Moretti non è malvagio, solo un po sopra le righe un paio di volte). La trama non fa sconti a giornalisti (stupendo quello di rai2) e psicoanalisti, prima ancora che alla chiesa.

PS: chi critica questo film perchè dileggia la chiesa è evidente che non l'ha visto.

venerdì 22 ottobre 2010

Caterina va in città - Paolo Virzì (2003)

(Id.)

Visto in DVD.

Come diceva qualcuno (Umberto Eco? Lino Banfi? non ricordo più) un cliché è ridicolo, 1000 commuovono. Ed è proprio questa l'essenza di Caterina va in città. Qui tutto è un clichè; la messa in scena delle dinamiche di provincia come quelle della capitale; quelle della scuola con quelle della famiglia italiana problematica; ma soprattutto con l'immagine dei rappresentanti della destra come quelli della sinistra. Tutto è luogo comune, pure eccessivo (dai cori fascisti durante il matrimonio per i personaggi di destra, all'essere artisti ai rappresentanti della sinistra), e proprio per questo funziona. Virzì esagera in ogni direzione, e solo in questo modo riesce a creare uno spaccato ironico ma credibile della società di cui parla.
E poi Virzì sa far recitre da dio anche i sassi (o la Ferilli se vogliamo) quindi figuriamoci qundo gli passano per le mani Castellitto e la Buy.
E poi il personaggio di Caterina non è esattamente scontato, come fa notare giustamente Mereghetti, non è che si salva dal conformismo perchè migliore degli altri, ma semplicemente perchè goffa e incapace di adeguarsi appieno agli standard altrui; ancora qualche anno, e un poco di furbizia in più e diventerà Marta, e cioè il prototipo del personaggi virzignano.
C'è bisogno d'altro? Beh questo è il film che mi ha fatto riconsiderare, positivamente, il cinema italiano... se serve c'è pure questo.

lunedì 17 maggio 2010

Il caimano - Nanni Moretti (2006)

(Id.)

Visto in Dvx.

Non sono un fan di Moretti, e non apprezzo proprio il suo primo stile di fare film, con episodi spezzettati senza connessioni vere e proprie... quindi non posso che apprezzare un film più canonico come questo.
Canonico di sicuro, eppure questo film è una mosca bianca nel panorama italiano. Un film sul cinema, sull'attualità e sui punti d'incontro fra opera e autore.
La storia è semplice, un produttore allo sbando professionale e famigliare, abbandonato da tutti, si getta a produrre un'opera, che troppo tardi s'accorge essere un biopic su Berlusconi. Tutti i retroscena del mondo cinematografico sono trattati con acuta ironia e sono inframezzati con spezzoni del film in realizzazione, così come la vita privata è inframezzata con spezzoni di un film realizzato dal produttore ed interpretato dalla moglie... film magnificamente di serie B (ed è un piacere vedere che Moretti può realizzare film del genere).
Il film è terribilmente divertente, con solo qualche eccesso melò che certamente viene messo per rendere il film "serio", ma che non fa altro che ammazzare il ritmo. Le parabole di Berlusconi e del produttore sono l'una la metafora dell'altra, anche se speculari e non identiche. La politica è solo una scusa, è lasciata da parte per permettere allo spettatore di vedere cosa si muove dietro uno schermo.
La comparsata di Moretti (che disprezzo ampiamente come attore) è geniale e perfetta; interpreta se stesso, anche se non viene mai detto, e, semplicemente, dice cosa magnifiche.
Cast magnifico, giusto Orlando mi sembra che qualche volta si sforzi troppo di voler recitare, senza riuscirci.
Comunque un film da vedere.

PS: gustosissime comparsate di Garrone, Sorrentino e Virzì. Come a dire che in un unico film c'è tutto il meglio del cinema italiano contemporaneo.