(Die dritte Generation)
Visto su Mubi, in lingua originale sottotitolato.
Un gruppo extraparlamentare (che bel termine) si sta organizzando per un colpo, ma viene beccato per la delazione di qualcuno di intero, dovranno darsi alla macchia. Durante la latitanza decidono di mandare un segnale rapendo un industriale che, però, è uno dei loro finanziatori segreti.
Commedia di Fassbinder che prende di mira la società tedesca dei loro anni di piombo entrando a piedi pari nella vicenda, senza remore e senza sconti. Di fatto sono tutti sciocchi, superficiali o grotteschi, nessuno viene salvato.
La terza generazione è la seconda dopo quella nazista ed è quella direttamente presa di mira, ma ne escono coi lividi anche i rappresentanti della seconda.
Il film nel suo complesso è però troppo disordinato, troppo confuso e con una scrittura meno che buona; il tutto viene peggiorato dalla tendenza del regista di tenere il ritmo basso.
Il film risulta quindi buffo, ma noioso, interessante, ma poco incisivo. Dispersivo.
Il cast è il solito che supporta il regista; tutti ottimi, tutti azzoppati dalla debole vicenda.
Visualizzazione post con etichetta Margit Carstensen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Margit Carstensen. Mostra tutti i post
giovedì 23 luglio 2020
lunedì 5 settembre 2011
Nessuna festa per la morte del cane di Satana - Rainer Werner Fassbinder (1976)
(Satansbraten)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Non conosco ancora molto bene Fassbinder, ma, a quanto pare, gli piaceva molto sorprendere il pubblico con repentini cambi di registro; e si vede, a soli due anni da Un anno con 13 lune si mette a girare questo film; una farsa urlata e ironica sull’arte e sul suo rapporto con la società (borghese).
Un poeta rivoluzionario non riesce più a scrivere e si trova in una cronica mancanza di soldi, vive con la maltrattata (ma solida) moglie ed il fratello ritardato che colleziona mosche (è lo stesso Spengler che sarà il protagonista delle 13 lune), nel mentre intreccia rapporti amorosi/sadomasochisti con diverse donne e prostitute. I suoi insistenti tentativi di scrivere di nuovo lo porteranno involontariamente a copiare Stefan George e sarà in quel momento che penserà che fra loro due (il protagonista ed il defunto poeta tedesco George) ci sia una sorta di connessione e tenterà pertanto di copiarlo in ogni ambito della sua vita, nei versi, nell’aspetto, nei vestiti fino ai gusti sessuali (Stefan George, come dice la moglie del protagonista, ha inventato l’omosessualità).
Il film come detto è una farsa casinista e sopra le righe praticamente in ogni momento, ma nonostante questi ed altri difetti risulta decisamente ironica e a tratti divertente, veicolando il messaggio (il crollo dell’arte sottoposta al peso della condiscendenza e del gusto borghese tutta improntata al guadagno e non alla creazione di idee nuove ecc….) tutto sommato con leggerezza.
Fassbinder si fa riconoscere decisamente nell’incipit dove una serie di inquadrature che fanno capire chi comanda lasciano il segno, poi affoga in una regia perfetta formalmente, ma portata avanti con il pilota automatico.
Non un capolavoro, ma decisamente originale, utile per vedere un Fassbinder meno tetro del solito.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Non conosco ancora molto bene Fassbinder, ma, a quanto pare, gli piaceva molto sorprendere il pubblico con repentini cambi di registro; e si vede, a soli due anni da Un anno con 13 lune si mette a girare questo film; una farsa urlata e ironica sull’arte e sul suo rapporto con la società (borghese).
Un poeta rivoluzionario non riesce più a scrivere e si trova in una cronica mancanza di soldi, vive con la maltrattata (ma solida) moglie ed il fratello ritardato che colleziona mosche (è lo stesso Spengler che sarà il protagonista delle 13 lune), nel mentre intreccia rapporti amorosi/sadomasochisti con diverse donne e prostitute. I suoi insistenti tentativi di scrivere di nuovo lo porteranno involontariamente a copiare Stefan George e sarà in quel momento che penserà che fra loro due (il protagonista ed il defunto poeta tedesco George) ci sia una sorta di connessione e tenterà pertanto di copiarlo in ogni ambito della sua vita, nei versi, nell’aspetto, nei vestiti fino ai gusti sessuali (Stefan George, come dice la moglie del protagonista, ha inventato l’omosessualità).
Il film come detto è una farsa casinista e sopra le righe praticamente in ogni momento, ma nonostante questi ed altri difetti risulta decisamente ironica e a tratti divertente, veicolando il messaggio (il crollo dell’arte sottoposta al peso della condiscendenza e del gusto borghese tutta improntata al guadagno e non alla creazione di idee nuove ecc….) tutto sommato con leggerezza.
Fassbinder si fa riconoscere decisamente nell’incipit dove una serie di inquadrature che fanno capire chi comanda lasciano il segno, poi affoga in una regia perfetta formalmente, ma portata avanti con il pilota automatico.
Non un capolavoro, ma decisamente originale, utile per vedere un Fassbinder meno tetro del solito.
Etichette:
1976,
Brigitte Mira,
Commedia,
Film,
Kurt Raab,
Margit Carstensen,
Rainer Werner Fassbinder,
Ulli Lommel,
Volker Spengler
Iscriviti a:
Post (Atom)
