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giovedì 23 luglio 2020

La terza generazione - Rainer Werner Fassbinder (1979)

(Die dritte Generation)

Visto su Mubi, in lingua originale sottotitolato.

Un gruppo extraparlamentare (che bel termine) si sta organizzando per un colpo, ma viene beccato per la delazione di qualcuno di intero, dovranno darsi alla macchia. Durante la latitanza decidono di mandare un segnale rapendo un industriale che, però, è uno dei loro finanziatori segreti.

Commedia di Fassbinder che prende di mira la società tedesca dei loro anni di piombo entrando a piedi pari nella vicenda, senza remore e senza sconti. Di fatto sono tutti sciocchi, superficiali o grotteschi, nessuno viene salvato.
La terza generazione è la seconda dopo quella nazista ed è quella direttamente presa di mira, ma ne escono coi lividi anche i rappresentanti della seconda.

Il film nel suo complesso è però troppo disordinato, troppo confuso e con una scrittura meno che buona; il tutto viene peggiorato dalla tendenza del regista di tenere il ritmo basso.
Il film risulta quindi buffo, ma noioso, interessante, ma poco incisivo. Dispersivo.
Il cast è il solito che supporta il regista; tutti ottimi, tutti azzoppati dalla debole vicenda.

martedì 5 aprile 2011

Attenzione alla puttana santa - Rainer Werner Fassbinder (1971)

(Warnung vor einer heiligen nutte )

Visto in DVD. Film meta cinematografico su una troupe che deve girare un film. Il cast è fatto da registi e attori amici di Fassbinder, tra cui la von Trotta e il grande maestro della serie B più puerile, il mitico Ulli Lommel (che fa, giustamente lo sfigato).

La prima cosa che ho notato è il tono con cui viene trattato l’argomento. Per Fassbinder il cinema è un problema, una fonte d’ansia, un insieme di personalità che si scontrano, si uniscono, si lasciano freddamente e che cercano (nella migliore delle ipotesi) di fare il loro lavoro nonostante tutto e tutti remino contro. Si insomma, Fassbinder guarda al fare cinema con sguardo dissacratorio e spesso ironico, ma anche sofferente; ben lontano dalla visione Truffautiana di “Effetto notte” in cui il cinema è visto in maniera idilliaca, o ancora alla visione americana in cui l’arte cinematografica è un mondo ironico e piccolo piccolo, ma assolutamente non sofferto come alla maniera del regista tedesco.

Detto ciò il film è molto più contenuto a livello di regia, meno idee diverse, ma molti carrelli continui che identificano perfettamente gli spazi interni e la posizione dei vari personaggi fra di loro. Il problema è sempre lo stesso, la sceneggiatura intellettuale e pretenziosa (anche se all’inizio si gingilla tanto nell’ironia/autoironia delle sceneggiature intellettuali e pretenziose) che sfocia, a mio avviso, in maniera eccessiva nel cazzeggio mentale. Inconcludente, piuttosto noioso e con scene completamente disgiunte le une dalle altre.