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venerdì 3 aprile 2015

La vedova allegra - Ernst Lubitsch (1934)

(The merry widow)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in italiano.
La donna più ricca dello stato orientale di Marshova è una giovane vedova; stanca della tristezza stimolata da una micronazione di pastori decide di andare a Parigi. Il re di Marshova, preoccupato che un parigino possa sposare la donna e portare i capitali fuori dal paese invia in missione seduttiva il più gagliardo fra le sue guardie. Noto sciupafemmine pieno di femmine che amano farsi sciupare da lui, non sa che la donna che sta andando a sedurre è la stessa che incontra per caso una sera in un locale equivoco e di cui si innamora sinceramente. Quando sarà obbligato a partecipare al ballo in ambasciata organizzato per farli conoscere "casualmente" sarà tutt'altro che entusiasta d'essere forzato a sposare una donna che credo d'odiare per principio.

Figlio dell'omonima operetta di cui condivide anche alcune canzoni (che vengono infilate nel film con la stessa grazia dei cartoni della Disney) ha però un predecessore illustre nel film muto di Stroheim.
Commediola sentimentale con canzoncine, storiella ovvia e trattata con noncuranza, un protagonista maschile (Chevalier) che avrei preso a schiaffi fin dalla prima inquadratura; in poche parole un'operetta datata, forse buona per gli anni trenta, ma ormai al di là del bene e del male, potrebbe non soddisfare neppure chi ama lo stile artificioso dei film anni '30.
Presenta però due dettagli che possono da soli fargli meritare una (rapida) visione.
In primo luogo le scenografie opulente e spigolose, pure in eccesso per quello che dovevano espriemere.
In secondo luogo; e soprattutto; la regia di Lubitsch. Questo film leggero è un inventario continuo di Lubitsch touch e invenzioni visive perfette. I momenti sono molti, ma l'idea delle pagine del diario per descrivere la vedovanza (senza parlare spiega tutto uno stato d'animo); l'incontro fra il protagonista e l'ambasciatore che comincia a schiaffi e finisce in abbracci; il dialogo dei due amanti seduti al tavolo nel locale dove con un inquadratura del loro primissimo piano non mostra nulla, ma (all'opposto della scena del diario) loro raccontano quello che sta succedendo sotto la tovaglia; ma soprattutto la famosa scena del re che scopre d'essere stato tradito per una cintura troppo stretta, non viene detto nulla, ma una serie di immagini non scontate spiegano tutto in una maniera leggera e divertente.

giovedì 3 febbraio 2011

Arianna - Billy Wilder (1957)

(Love in the afternoon)

Visto in dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.

Uno dei film che più spezzano una lancia in favore dei vari bunga bunga nonostante la differenza d’età. Se è vero che la Hepburn non è minorenne, è comunque vero che Cooper potrebbe essere il suo sdentato nonnino, più che il suo focoso amante.

Comunque sia… la hepburn è la figlia di un investigatore privato (Chevalier), e per mettere una pezza sugli esiti di un’indagine del padre conosce (e salva la vita) a quel tombeur de femmes d’ospizio di Cooper. Com’è come non è, va a finire che lei se ne innamora pesantemente, mentre lei per lui non è che una delle tante. Per rendersi più interessante, lei finge una vita sentimentale piuttosto vispa e cerca di farlo ingelosire, ma quando finalmente anche lui sembra essersi innamorato si scopre la verità… Chevalier comprende e decide di non interferire, cerca solo di far capire a Cooper che non è il caso di giocare con una ragazza innamorata… di comune accordo gli amanti decidono di lasciarsi, ma ovviamente alla stazione dei treni si assisterà all’inevitabile happy ending.

Divertentissima commedia di Wilder del suo periodo d’oro (che va praticamente dagli anni 40 ai 60), che sa dosare con sapienza i sentimenti con l’ironia in un film sostanzialmente impeccabile. Tutti gli attori sono nella loro parte hollywoodiana classica, i comprimari sono sempre all’altezza della situazione (come sempre nei film di Wilder, si veda ad esempio il bravissimo McGiver nella parte del marito tradito) e lo spettatore non può che rimanere entusiasta dai duemila “tocchi alla Lubitsch” di cui il film è pieno, dalla stupenda scena del carrello del vino lanciato da Cooper all’orchestra, alla scena del treno finale, passando per tutti i momenti della vicina di camera col cane o delle situazioni in cui l’orchestra zingara compare in scena