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venerdì 17 novembre 2017

Becky Sharp - Rouben Mamoulian (1935)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese


Adattamento cinematografico di "La fiera delle vanità" incentrata su una ragazza, orfana che cerca di farsi strada nel mondo con la sua vitalità, l'amore per le bugie ben sostenute e sfruttando parenti, conoscenti e guerre napoleoniche.

Di fatto un film risibile, dalla trama flebile e un gusto piuttosto insipido. La protagonista è uno dei pochi punti a favore, un bel personaggio, simpatico all'inizio e nel finale, ma anche lei, nel mezzo della storia annaspa.
Mamoulian dietro alla macchina da presa sembra inesistente; riesce benissimo nella scena della festa interrotta dai cannoni di napoleone, dove gioca con il buio e il dinamismo, ma fuori dall'eccezione per il resto dirige con il pilota automatico. Non so se questo sia dovuto allo stile di Mamoulian (e che il suo "Dr. Jekyll" quindi sia eccezione meritevole) o al fatto che il regista fosse soverchiato dal comparto tecnico (e dall'ansia dello studio per la costosa innovazione).
Perché questo film viene ricordato soprattutto (... o soltanto) per essere il primo della storia in technicolor. Girato con tre pellicole in contemporanea, una per ogni colore primario, e poi sovrapposte fu il capofila della sperimentazione su larga scala della tecnica del colore.
Al di là dell'aneddotica qui il colore ancora non è nulla di più che il tentativo di riproporre il cinema delle attrazioni (la prima scena è una sorta di sipario da cui escono una decina di ragazze; un tentativo per colpire dalla prima scena, ma senza aggiungere nulla sul significato); pochi anni più tardi "Via col vento" insegnerà a tutti cosa si può fare con il colore e uno spirito impressionista.

lunedì 22 febbraio 2016

Rebecca, la prima moglie - Alfred Hitchcock (1940)

(Rebecca)

Visto in Dvx.

Un ragazza ingenua e timida conosce un uomo ricco e affascinante, i due si innamorano e si sposano; solo allora la ragazza andrà ad abitare nella magione del marito dove aleggia costantemente il ricordo della prima moglie, Rebecca appunto. Ogni oggetto e ogni persona fannor fierimento a lei, ogni gesto della ragazza è paragonato a quello della precedente proprietaria, finché non ne viene ritrovato il cadavere, allora usciranno diversi scheeltri dagli armadi che condurranno a un'indagine.

Primo film hollywoodiano di Hitchcock che si impegna a realizzare quanto di meglio ha sempre saputo fare alla regia. Gestisce le inquadrature con una sequela di amgnifici dolly (ma anch carreli) resi celebri dal poco successivo "Notorius"; ma si distingue anche per alcune idee originali come la breve sequenza in cui la protagonista si gira costringendo la macchina da presa a inquadrarla in un primissimo piano mentre la cognata viene messa in secondo piano e viene dissolta nelle luci che si spengono; i primissimi piani alla Dreyer dell'interrogatorio; oltre al consueto uso magistrale della suspense (per me la scena migliore in questo senso è quella del ballo in maschera mentre la protagonista scende le scale; già si capisce tutto, eppure la tensione è perfetta).
Inoltre il film si impegna nella realizzazione di scenografie (quelle degli interni della casa) che schiacciano fisicamente la minuta protagonista, quanto viene schiacciata psicologicamente dalla presenza invisibile di Rebecca.
I personaggi sono piuttosto ovvi (soprattutto la protagonista è irritantmente ingenua); si dinstingue però al governante, una figura apparentemente gotica e senza molta utilità a aprte quella di creare inquietudine con la sua impassibilità; in realtà si rivela estremamente complessa e con una serie di sentimenti fiammeggianti (con il prorpio culmine nell'istigazione al suicidio).
La storia è divisa in tre parti piuttosto nette, una prima mezzora da commedia romantica, poi un’ora da thriller gotico perfetto, poi avviene il ribaltone di prospettiva e anche il filmsubisce un twist e si conclude con mezzora di mystery classico con un’indagine che si chiude con un nuovo colpo di scena. Inutile dire che la parte migliore è la centrale dove personaggi, regia e scenografia possonos fogarsi al meglio e dove c'è pure un uso delle luci quasi espressionista; in questa parte mi ha ricordato abbastanza il successivo "Dietro la porta chiusa" (per ombre e luci, la donna intrappolata nella casa non sua, il mistero della camera chiusa, il retroscena non detto, ecc...).
Un encomio agli attori, con una Fontaine completamente in parte, Olivier che (pur senza picchi) fa la sua figura e ovviamente un Anderson che interpreta benissimo il miglior personaggio in gioco.

lunedì 31 dicembre 2012

Il sospetto - Alfred Hitchcock (1941)

(Suspicion)

Visto in tv.

La Fontaine è una donnicciola d’altri tempi (per il 2012, ma quello era il ’41) che si innamora dello sfrontato tombeur Grant. Pare che pure lui ne sia attratto e decidono di sposarsi. A cose fatte la donna si rende conto di diverse menzogne che il marito le propina, si accorge della cronica fame di denaro e comincia a sospettare che lui stia tramando qualcosa alle sue spalle… forse vuole addirittura ucciderla.

Uno dei primi di Hitchcock che sembra avere gli stessi presupposti di “L’ombra del dubbio” (un uomo perfetto che sembra lasciar trapelare alcune ombre, una ragazza innamorata che diviene vittima, il romanzo giallo come presenza fisica), ma ne disattende diversi punti cruciali.

Il film appare divertente in buona parte e repentinamente si trasforma in un thriller tout court che potrebbe anche funzionare; però  l’intera trama sembra essere affetta da una fretta cronica che fa fare dei balzi di sceneggiatura troppo repentini, e pertanto, poco credibili, anche il finale soffre dello stesso problema. Il difetto nella trama non toglie gusto al film, ma lo declassa a visione adatta alla domenica pomeriggio su rete quattro. Qualche tocco di stile di Hitchcock c’è, dalla famosissima scena espressionista del latte “illuminato”, alla macchina da presa che gira intorno ai protagonisti che si baciano; personalmente però, ritengo che non bastino a sollevare il valore complessivo.