(These three AKA Infamia)
Visto in Dvx, in lingua originale.
Una coppia di amiche, finito il college, decidono di aprire insieme una scuola per ragazze. Con loro si aggiunge l'appiccicosa zia di una delle due e un giovane medico che si innamora ricambiato dell'altra (ma che è in realtà amato da entrambe). Una ragazzina particolarmente stronza, una anziana facoltosa e molto influente e una notte in cui appare (per un misunderstandig) lo spettro dell'adulterio (o peggio, del triangolo consenziente).
Dramma da camera realizzato sulla base di un'opera teatrale che 30anni dopo lo stesso Wyler (in uno splendido auto-remake) realizzerà di nuovo in chiave più libero con "Quelle due". Perché nell'opera originale non è un triangolo eterosessuale a minare il lavoro delle due donne, ma la loro supposta relazione omosessuale.
Quello che comunque riesce a fare Wyler con il materiale messogli a disposizione è notevole. Un film drammatico modernissimo; una regia asciutta che tuttavia si mette a totale disposizione degli attori cercando di esaltarne le performance (con avvicinamenti, primi piani e piani medi utilizzati sempre in maniera funzionale) riuscendo ad aumentare l'effetto melodrammatico della vicenda senza andare ad aumentare l'enfasi in maniera fastidiosa.
Dal canto loro gli attori danno il meglio (sorprendenti in questo senso le bambine, su tutte la piccola antagonista che è da manuale); inutile dire che la parte del leone è delle due protagoniste (McCrea è indubbiamente bravo e in parte, ma qui non è lui a spiccare) con una Miriam Hopkins bravissima e struggente e una Merle Oberon bellissima e delicata. Una coppia di attrici notevole che riesce a non fare una prova viscerale come la notevole accoppiata di "Quelle due", ma che d'altra parte neppure sfocia mai in una recitazione sopra le righe.
Un film da riscoprire di un Wyler nel suo periodo migliore.
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venerdì 23 marzo 2018
venerdì 17 novembre 2017
Becky Sharp - Rouben Mamoulian (1935)
(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese
Adattamento cinematografico di "La fiera delle vanità" incentrata su una ragazza, orfana che cerca di farsi strada nel mondo con la sua vitalità, l'amore per le bugie ben sostenute e sfruttando parenti, conoscenti e guerre napoleoniche.
Di fatto un film risibile, dalla trama flebile e un gusto piuttosto insipido. La protagonista è uno dei pochi punti a favore, un bel personaggio, simpatico all'inizio e nel finale, ma anche lei, nel mezzo della storia annaspa.
Mamoulian dietro alla macchina da presa sembra inesistente; riesce benissimo nella scena della festa interrotta dai cannoni di napoleone, dove gioca con il buio e il dinamismo, ma fuori dall'eccezione per il resto dirige con il pilota automatico. Non so se questo sia dovuto allo stile di Mamoulian (e che il suo "Dr. Jekyll" quindi sia eccezione meritevole) o al fatto che il regista fosse soverchiato dal comparto tecnico (e dall'ansia dello studio per la costosa innovazione).
Perché questo film viene ricordato soprattutto (... o soltanto) per essere il primo della storia in technicolor. Girato con tre pellicole in contemporanea, una per ogni colore primario, e poi sovrapposte fu il capofila della sperimentazione su larga scala della tecnica del colore.
Al di là dell'aneddotica qui il colore ancora non è nulla di più che il tentativo di riproporre il cinema delle attrazioni (la prima scena è una sorta di sipario da cui escono una decina di ragazze; un tentativo per colpire dalla prima scena, ma senza aggiungere nulla sul significato); pochi anni più tardi "Via col vento" insegnerà a tutti cosa si può fare con il colore e uno spirito impressionista.
Adattamento cinematografico di "La fiera delle vanità" incentrata su una ragazza, orfana che cerca di farsi strada nel mondo con la sua vitalità, l'amore per le bugie ben sostenute e sfruttando parenti, conoscenti e guerre napoleoniche.
Di fatto un film risibile, dalla trama flebile e un gusto piuttosto insipido. La protagonista è uno dei pochi punti a favore, un bel personaggio, simpatico all'inizio e nel finale, ma anche lei, nel mezzo della storia annaspa.
Mamoulian dietro alla macchina da presa sembra inesistente; riesce benissimo nella scena della festa interrotta dai cannoni di napoleone, dove gioca con il buio e il dinamismo, ma fuori dall'eccezione per il resto dirige con il pilota automatico. Non so se questo sia dovuto allo stile di Mamoulian (e che il suo "Dr. Jekyll" quindi sia eccezione meritevole) o al fatto che il regista fosse soverchiato dal comparto tecnico (e dall'ansia dello studio per la costosa innovazione).
Perché questo film viene ricordato soprattutto (... o soltanto) per essere il primo della storia in technicolor. Girato con tre pellicole in contemporanea, una per ogni colore primario, e poi sovrapposte fu il capofila della sperimentazione su larga scala della tecnica del colore.
Al di là dell'aneddotica qui il colore ancora non è nulla di più che il tentativo di riproporre il cinema delle attrazioni (la prima scena è una sorta di sipario da cui escono una decina di ragazze; un tentativo per colpire dalla prima scena, ma senza aggiungere nulla sul significato); pochi anni più tardi "Via col vento" insegnerà a tutti cosa si può fare con il colore e uno spirito impressionista.
lunedì 21 settembre 2015
Quelle due - William Wyler (1961)
(The children's hour)
Visto in Dvx.
Una coppia di amiche ha fondato una scuola con dormitorio. Sono amate dalle bambine e apprezzate dalle famiglie; una delle due desidera quindi sposarsi. Un pò di agitazione e la cattiveria di una bambina abituata alla menzogna getteranno un sospetto terribile sulle due amiche. Che oltre all'amicizia non ci sia anche dell'amore? L'anziana bigotta che verrà a sapere della voce non potrà accettarlo.
Wyler è un regista che ha trovato la sua spalla migliore sul direttore della fotografia Gregg Toland, uno che riusciva a fornirgli tutta la profondità di campo di cui aveva bisogno per le sue costruzioni a strati. Ovviamente Toland non prese parte a questo film dato il lieve problema della sua morte 15 anni prima; ma è come se ci fosse; pur senza la sua maestria Wyler utilizza la profondità di campo che qui viene usata per mettere in contatto due personaggi di cui uno si sta rivolgendo all'altro o per metterli in contrapposizione (molto bella l’immagine della bambina in primo piano mentre dovrebbe confessare, con le due protagoniste al suo fianco in secondo piano). A questo vengono aggiunti movimenti di macchina efficaci (il gioco di sguardi con carrelli laterali delle due bambini durante la confessione a casa della nonna) e un qualche gioco di montaggio "sbagliato" (si pensi alla corsa finale della Hepburn verso la casa).
Se a livello tecnico è un grande film a livello di contenuti è piuttosto altalenante. Tratto da un'opera teatrale, lo stesso Wyler l'aveva già portato sullo schermo negli anni '30 con il titolo inglese che riecheggia quello italiano attuale "These three"... però per farselo produrre dovette togliere la tematica omosessuale in favore di un più piatto triangolo amoroso. Potendo riprendere in mano il materiale nei più liberi anni '60 l'opera originale viene ripresa in maniera integrale, il che è forse uno dei limiti; la teatralità della messa in scena appesantisce il ritmo e forse è anche una delle cause dell'empatia a tratti latitante e dell'agnizione a volte eccessiva. Tuttavia funziona. Il dramma viene gestito in maniera impeccabile dal cast (che coppia di attrici!) che si dividono le scene madri in modo perfetto. Bellissimo anche il frequente gioco di sguardi e di non detto, di non espresso.
Non tutto quello che avviene sulla scena è credibile, ma lo show down finale estremamente efficace.
Visto in Dvx.
Una coppia di amiche ha fondato una scuola con dormitorio. Sono amate dalle bambine e apprezzate dalle famiglie; una delle due desidera quindi sposarsi. Un pò di agitazione e la cattiveria di una bambina abituata alla menzogna getteranno un sospetto terribile sulle due amiche. Che oltre all'amicizia non ci sia anche dell'amore? L'anziana bigotta che verrà a sapere della voce non potrà accettarlo.
Wyler è un regista che ha trovato la sua spalla migliore sul direttore della fotografia Gregg Toland, uno che riusciva a fornirgli tutta la profondità di campo di cui aveva bisogno per le sue costruzioni a strati. Ovviamente Toland non prese parte a questo film dato il lieve problema della sua morte 15 anni prima; ma è come se ci fosse; pur senza la sua maestria Wyler utilizza la profondità di campo che qui viene usata per mettere in contatto due personaggi di cui uno si sta rivolgendo all'altro o per metterli in contrapposizione (molto bella l’immagine della bambina in primo piano mentre dovrebbe confessare, con le due protagoniste al suo fianco in secondo piano). A questo vengono aggiunti movimenti di macchina efficaci (il gioco di sguardi con carrelli laterali delle due bambini durante la confessione a casa della nonna) e un qualche gioco di montaggio "sbagliato" (si pensi alla corsa finale della Hepburn verso la casa).
Se a livello tecnico è un grande film a livello di contenuti è piuttosto altalenante. Tratto da un'opera teatrale, lo stesso Wyler l'aveva già portato sullo schermo negli anni '30 con il titolo inglese che riecheggia quello italiano attuale "These three"... però per farselo produrre dovette togliere la tematica omosessuale in favore di un più piatto triangolo amoroso. Potendo riprendere in mano il materiale nei più liberi anni '60 l'opera originale viene ripresa in maniera integrale, il che è forse uno dei limiti; la teatralità della messa in scena appesantisce il ritmo e forse è anche una delle cause dell'empatia a tratti latitante e dell'agnizione a volte eccessiva. Tuttavia funziona. Il dramma viene gestito in maniera impeccabile dal cast (che coppia di attrici!) che si dividono le scene madri in modo perfetto. Bellissimo anche il frequente gioco di sguardi e di non detto, di non espresso.
Non tutto quello che avviene sulla scena è credibile, ma lo show down finale estremamente efficace.
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lunedì 24 maggio 2010
Il dottor Jekyll - Rouben Mamoulian (1931)
(Dr. Jekyll and Mr. Hyde)
Visto in VHS.
Beh, la storia la sanno tutti.
Quello che prima di tutto colpisce in questo film è la assoluta libertà ed inventiva della regia. Inizia con una lunghissima soggettiva di Jekyll (che riesce addirittura a guardarsi allo specchio!) che verrà più tardi ripresa durante la sua prima trasformazione; passa poi ad usare degli stranissimi mascherini trasversali per raffrontare situazioni ai limiti opposti; mostra in maniera insinuante il tentativo di seduzione di una donna. Per dirla brevemente una regia da urlo, come poche altre.
La seconda cosa che colpisce sono gli effetti speciali. Le trasformazioni del protagonista sono realizzate senza tagli o spostamenti di camera, ma solo con gli effetti e l'uso delle luci realizzando sequenze che, per quanto invecchiate e ormai sorpassate, ancora colpiscono.
Infine colpisce, per chi ha letto il libro originale, quanto il film non banalizzi il contenuto. Non c'è una netta divisione tra il bene ed il male, in questo film Jekyll è un represso a livello sessuale che cerca di scnfiggere Hyde anticipando il matrimonio di 8 mesi così da potersi sfogare; Hyde è semplicemente la sua voglia di fare sesso che è pronta a tutto pur di soddisfarsi (un film realmente esplicito in questo senso). Il cattivo quindi è certamente Hyde, ma solo in quanto parte repressa e finalmente libera di Jekyll.
Unico difetto evidente è il trucco. Mister Hyde sembra una fusione fra una scimmia e Jerry Lewis... si insomma è uguale al Lupin dei cartoni giapponesi... e la cosa ha il suo peso...
RImane comunque un capolavoro assoluto, senza mezzi termini.
Visto in VHS.
Beh, la storia la sanno tutti.
Quello che prima di tutto colpisce in questo film è la assoluta libertà ed inventiva della regia. Inizia con una lunghissima soggettiva di Jekyll (che riesce addirittura a guardarsi allo specchio!) che verrà più tardi ripresa durante la sua prima trasformazione; passa poi ad usare degli stranissimi mascherini trasversali per raffrontare situazioni ai limiti opposti; mostra in maniera insinuante il tentativo di seduzione di una donna. Per dirla brevemente una regia da urlo, come poche altre.
La seconda cosa che colpisce sono gli effetti speciali. Le trasformazioni del protagonista sono realizzate senza tagli o spostamenti di camera, ma solo con gli effetti e l'uso delle luci realizzando sequenze che, per quanto invecchiate e ormai sorpassate, ancora colpiscono.
Infine colpisce, per chi ha letto il libro originale, quanto il film non banalizzi il contenuto. Non c'è una netta divisione tra il bene ed il male, in questo film Jekyll è un represso a livello sessuale che cerca di scnfiggere Hyde anticipando il matrimonio di 8 mesi così da potersi sfogare; Hyde è semplicemente la sua voglia di fare sesso che è pronta a tutto pur di soddisfarsi (un film realmente esplicito in questo senso). Il cattivo quindi è certamente Hyde, ma solo in quanto parte repressa e finalmente libera di Jekyll.
Unico difetto evidente è il trucco. Mister Hyde sembra una fusione fra una scimmia e Jerry Lewis... si insomma è uguale al Lupin dei cartoni giapponesi... e la cosa ha il suo peso...
RImane comunque un capolavoro assoluto, senza mezzi termini.
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martedì 29 dicembre 2009
Mancia competente - Ernst Lubitsch (1932)
(Trouble in paradise)
Visto in VHS registrato dalla tv.
Quanti film ha fatto Lubitsch nel 1932?!!!
Beh comunque sia, questo è il film più tecnicnicamente ben fatto che abbia visto; il regista muove le macchine come vuole, suggerisce con le immagini senza dire mai (il codice Hays non era ancora entrato in vigore), cambia registro e tono al film in due battute. Veramente notevole.
Un insieme di personaggi simpatici, anche quelli secondari e meno delineati hanno il loro momento, e Lubitsch è li ad asservirsi al movimento della scena per inquadrare il necessario.
Se fino a pochi giorni fa snobbavo il regista tedesco, e schifavo la commedia sofisticata, ora non posso che ammettere la grandezza di Lubitsch e la bellezza di questo tipo di cinema ancora attuale e alla portata di tutti; questo film soprattutto non ha perso nulla neppure dopo ottant'anni.
PS: mentre il titolo originale ha un senso, mi sfugge completamente il significato di quello italiano.
Visto in VHS registrato dalla tv.
Quanti film ha fatto Lubitsch nel 1932?!!!
Beh comunque sia, questo è il film più tecnicnicamente ben fatto che abbia visto; il regista muove le macchine come vuole, suggerisce con le immagini senza dire mai (il codice Hays non era ancora entrato in vigore), cambia registro e tono al film in due battute. Veramente notevole.
Un insieme di personaggi simpatici, anche quelli secondari e meno delineati hanno il loro momento, e Lubitsch è li ad asservirsi al movimento della scena per inquadrare il necessario.
Se fino a pochi giorni fa snobbavo il regista tedesco, e schifavo la commedia sofisticata, ora non posso che ammettere la grandezza di Lubitsch e la bellezza di questo tipo di cinema ancora attuale e alla portata di tutti; questo film soprattutto non ha perso nulla neppure dopo ottant'anni.
PS: mentre il titolo originale ha un senso, mi sfugge completamente il significato di quello italiano.
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