(Inside Llewyn Davis)
Visto in Dvx.
Un musicista folk in un inverno degli anni '60 a New York, tra la mancanza cronica di soldi, fantasmi del passato, tentativi di essere apprezzato alternato a una saltuaria voglia di sfondare...
ma tutto sommato la trama non conta molto in questa ennesima opera d'arte dei Coen. Ancora una volta quella che viene messa in scena è la vita, mossa dal caso, senza alcun disegno premeditato e una dose di ironia che diviene spesso grottesca nel suo piccolo (alla fine a divertire sono le sfighe di un perdente). Non c'è destino e non ci sono capacità che tengano, tutto quello che c'è è solo il caos che regna in un ciclo che continua a ripetersi all'infinito (con una struttura circolare del film che non si vedeva da molto e che aiuta a non risolvere nulla); una struttura che crea personaggi così disperati e passivi che fa impallidire il cinico disincanto dei noir classici (da cui tutto parte).
A fronte di una struttura che esalta il leit motiv dei Coen si ha la solita regia (e fotografia) eccezionale. Le inquadrature sono sempre composte in maniera impeccabile e, nelle lunghe scene cantate, pur sembrando canoniche i punti di vista riescono a rendere un'intero mood (basti la prima intensissima canzone). La fotografia è tra le più patinate di sempre (così come i vestiti impeccabili, capelli e barbe appena acconciate, trucchi senza sbavature ecc...) e da vita a un film che vuole mostrare la perfezione e la gloria della sfiga che racconta; una sorta di film per esaltare il mito del caos come Ford esaltava il mito della frontiera americana.
A questo si aggiunga una colonna sonora utilizzata in maniera empatica con i personaggi e si otterrà un film strepitoso.
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venerdì 15 giugno 2018
venerdì 1 marzo 2013
Agora - Alejandro Amenábar (2009)
(Id.)
Visto in tv.
Visto in tv.
La storia di Ipazia di Alessandria,
scienziata e astronoma, nonché insegnante, che tira su una generazione di
uomini che si spargeranno in vie alquanto diverse, chi verso la politica, chi
verso la religione, chi verso il terrorismo. Con l’aggravarsi della situazione
sociale Ipazia sarà il simbolo della scienza che si scontra contro una religione
nascente dal potere sempre più ampio.
Se il film si può pregiare della solita
cura nelle scenografie e nei costumi (che risultano tanto più falsi in quanto
perfetti), nonché una buona fotografia, per tutto il resto è un fallimento.
La storia della vittoria della scienza
sulle barbarie è quantomeno stucchevole e banale e nel presentare un
personaggio geniale, ma osteggiato dalla chiesa in formazione ci si sofferma
solo su minuscoli episodi patetici e piccole sequenze degne di un filmato
educativo della scuola pubblica americana.
La parte che sarebbe più interessante è
di fatto lo scontro di civiltà fra le due religioni (il cristianesimo e il
paganesimo) che si odiano vicendevolmente senza un vero motivo (e sarebbe stato
affascinante vedere come questo odio senza senso si fomentasse
vicendevolmente); oppure fra la religione e lo stato centrale (anche se meno
affascinante). Ma purtroppo entrambe queste sottotrame o sono solo suggerite o
vengono utilizzate poco e male.
In definitiva un film abbastanza noioso.
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lunedì 9 aprile 2012
Drive - Nicolas Winding Refn (2011)
(Id.)
Visto in DVD.
Ormai ne han già detto di tutto, quindi mi limiterò al minimo.
Intanto è un bel film. Si inserisce decisamente nell’ultima serie di opere di Refn, quelle geometriche, asettiche, precise nella messa in scena quanto nella regia. Al contrario del precedente “Vahlalla Rising” però riesce a non strafare, rimane nel seminato dall’inizio alla fine e pur presentando un protagonista superomistico (di fatto arriva nel momento del bisogno e spacca tutti senza esserne minimamente toccato) non esagera nel new age.
Come regia si è detto. Precisa come un coltello inquadra quello che deve essere mostrato con esattezza. Quello che più colpisce in questo caso è l’uso delle luci. L’aumento o la diminuzione di luminosità così come il colore delle luci veicolano significati molto più dei scarni dialoghi.
La vera aggiunta che Refn fa in questo film rispetto al suo stile è l’aver eliminato ogni inserto puramente estetico (che era il valore aggiunto di “Bronson”), ma crea scene oniriche, piccole sequenze che si staccano nettamente dal contesto in cui sono inserite per qualche secondo, in modo da mostrare qualcosa di nuovo prima che il contesto torni ad esplodere (su tutte la famosa scena dell’ascensore) ed è in queste sequenze che l’uso delle luci si fa evidente.
Infine, come sempre, la location diventa parte integrante del film. Anzi in questo caso direi che Los Angeles è mostrata in maniera integrale nella sua essenza (il mondo del cinema, i palazzi, i canali, ecc) senza fronzoli o eccessi eclatanti.
Infine i lati negativi ci sono. Personalmente non ho mai considerato Ryan Gosling, né in positivo né in negativo, ma gli va dato atto di essere stato completamente in parte; quello che è negativo è il suo personaggio, eccessivamente inintelligibili, e il ritmo scarno e i lunghi silenzi sono un po troppo scarni e lenti. Le scene d’inseguimento sono magnifiche scene coreografiche nello stile asciutto di Refn, ma non possono minimamente essere considerate scene d’azione.
PS: strepitoso cast di comprimari che rappresentano il meglio di quanto ci sia in circolazione al momento.
PPS: dato che me lo son perso in sala, solo una grande forza di volontà ha potuto farmi attendere fino all’uscita del DVD. Credo che siano passati 3 o 4 mesi… e dopo si pretende che la gente non scarichi.
Visto in DVD.
Ormai ne han già detto di tutto, quindi mi limiterò al minimo.Intanto è un bel film. Si inserisce decisamente nell’ultima serie di opere di Refn, quelle geometriche, asettiche, precise nella messa in scena quanto nella regia. Al contrario del precedente “Vahlalla Rising” però riesce a non strafare, rimane nel seminato dall’inizio alla fine e pur presentando un protagonista superomistico (di fatto arriva nel momento del bisogno e spacca tutti senza esserne minimamente toccato) non esagera nel new age.
Come regia si è detto. Precisa come un coltello inquadra quello che deve essere mostrato con esattezza. Quello che più colpisce in questo caso è l’uso delle luci. L’aumento o la diminuzione di luminosità così come il colore delle luci veicolano significati molto più dei scarni dialoghi.
La vera aggiunta che Refn fa in questo film rispetto al suo stile è l’aver eliminato ogni inserto puramente estetico (che era il valore aggiunto di “Bronson”), ma crea scene oniriche, piccole sequenze che si staccano nettamente dal contesto in cui sono inserite per qualche secondo, in modo da mostrare qualcosa di nuovo prima che il contesto torni ad esplodere (su tutte la famosa scena dell’ascensore) ed è in queste sequenze che l’uso delle luci si fa evidente.
Infine, come sempre, la location diventa parte integrante del film. Anzi in questo caso direi che Los Angeles è mostrata in maniera integrale nella sua essenza (il mondo del cinema, i palazzi, i canali, ecc) senza fronzoli o eccessi eclatanti.
Infine i lati negativi ci sono. Personalmente non ho mai considerato Ryan Gosling, né in positivo né in negativo, ma gli va dato atto di essere stato completamente in parte; quello che è negativo è il suo personaggio, eccessivamente inintelligibili, e il ritmo scarno e i lunghi silenzi sono un po troppo scarni e lenti. Le scene d’inseguimento sono magnifiche scene coreografiche nello stile asciutto di Refn, ma non possono minimamente essere considerate scene d’azione.
PS: strepitoso cast di comprimari che rappresentano il meglio di quanto ci sia in circolazione al momento.
PPS: dato che me lo son perso in sala, solo una grande forza di volontà ha potuto farmi attendere fino all’uscita del DVD. Credo che siano passati 3 o 4 mesi… e dopo si pretende che la gente non scarichi.
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