Visualizzazione post con etichetta Alejandro Amenábar. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alejandro Amenábar. Mostra tutti i post

venerdì 1 marzo 2013

Agora - Alejandro Amenábar (2009)

(Id.)

Visto in tv.

La storia di Ipazia di Alessandria, scienziata e astronoma, nonché insegnante, che tira su una generazione di uomini che si spargeranno in vie alquanto diverse, chi verso la politica, chi verso la religione, chi verso il terrorismo. Con l’aggravarsi della situazione sociale Ipazia sarà il simbolo della scienza che si scontra contro una religione nascente dal potere sempre più ampio.
Se il film si può pregiare della solita cura nelle scenografie e nei costumi (che risultano tanto più falsi in quanto perfetti), nonché una buona fotografia, per tutto il resto è un fallimento.

La storia della vittoria della scienza sulle barbarie è quantomeno stucchevole e banale e nel presentare un personaggio geniale, ma osteggiato dalla chiesa in formazione ci si sofferma solo su minuscoli episodi patetici e piccole sequenze degne di un filmato educativo della scuola pubblica americana.

La parte che sarebbe più interessante è di fatto lo scontro di civiltà fra le due religioni (il cristianesimo e il paganesimo) che si odiano vicendevolmente senza un vero motivo (e sarebbe stato affascinante vedere come questo odio senza senso si fomentasse vicendevolmente); oppure fra la religione e lo stato centrale (anche se meno affascinante). Ma purtroppo entrambe queste sottotrame o sono solo suggerite o vengono utilizzate poco e male.
In definitiva un film abbastanza noioso.

lunedì 23 luglio 2012

Mare dentro - Alejandro Amenábar (2004)

(Mar adentro)

Visto in DVD.

Storia.
Diciamolo subiti che il film parteggia per l’eutanasia, ma tenta e (in minima parte) riesce a darne una visione multipla e sfaccettata con diversi punti d vista. Ma decisamente non è questa la parte affascinante della storia. La componente davvero avvincente è il balletto di personaggi che girano attorno al protagonista e come gli altri reagiscano alla decisione (e alla pervicacia) di Bardem. Il film si dilunga spesso sul passato del protagonista e sulla sua condizione attuale, ma ciò che vince sono le relazioni complesse che ha con i comprimari, la ragnatela di sentimenti contrastanti che crea e il modo che ha ognuno di assecondarlo o aiutarlo.

Detto ciò Amenábar costruisce un film abbastanza dinamico su di un personaggio centrale incapace di muoversi, ma con la regia ne rende bene il senso complessivo di vivacità, quantomeno interiore. Le scene sono sempre ben curate e pulite e la macchina da presa di prende la briga di muoversi senza doversi giustificare sempre.

Complessivamente un film scontato a priori sullo svolgimento che prenderà, ma pieno di spunti e motivi di interesse. Non da ultima l’interpretazione tutta sorrisi e smorfie di Bardem.