(Cool hand Luke)
Visto i Dvx.
Un giovane Newman viene arrestato per una bravata. Inizialmente sembra sottomettersi alle regole del carcere e si guadagna lentamente l'amicizia e la stima degli altri carcerati. All'improvviso decide di tentare la fuga... che durerà poco; ma abbastanza per avere un aumento della pena e un inasprimento delle condizioni di vita. Proseguirà, testardamente, come se niente fosse successo, continuando a tentare la fuga.
Sinceramente non sono molto documentato sulla questione, ma credo sia uno dei primi film di tema puramente carcerario (c'erano già stati "Io sono un evaso" o "La parete di fango" o le derivazioni sui campi di concentramento come "Stalag 17", ma tutti questi sono film di prigionieri, per lo più durante la fuga; non c'è una proposizione della vita all'interno del carcere con la stessa determinazione e per tutta la durata dell'opera).
Il film è una godibile descrizione della vita carceraria con una fotografia calda e precisa e una regia standard che riesce in alcuni acuti (bella la sequenza delle uova con inquadrature sempre diverse, immagini in avvicinamento e montaggio rapido); la trama è eccezionalmente fluida nonostante la monotonia del racconto e la narrazione viene sempre resa facilmente.
L'argomento mi è sembrato più la testardaggine contro un ambiente rigido e il rimanere uguali a sé stessi nonostante le avversità, piuttosto che l'anelito alla libertà; in questo senso vedo poche basi per il futuro "Le ali della libertà" con cui l'ho visto spesso paragonato.
Ottimo Newman che timbra il cartellino con stile in un bel personaggio che avrebbe meritato di essere sfruttato di più.
Un film estremamente godibile, talmente godibile da essere apprezzabile più che memorabile.
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lunedì 10 aprile 2017
lunedì 6 maggio 2013
L'uomo illustrato - Jack Smight (1969)
(The illustrated man)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Rimando a qui, per un'idea della trama.
Tratto da un’idea di Bradbury questo
film dimostra come con una regia meno che buona non si possa andare lontano. Se
i singoli episodi (in effetti di questo si tratta, di un film ad episodi) presi
singolarmente possono risultare interessanti, qui però, legati insieme alla
meglio e condotti malamente da un ritmo assolutamente sbagliato, divengono
motivo di noia ulteriore. Peccato perché ognuno di quegli spezzoni sarebbe
stato un degnissimo episodio di “Ai confini della realtà” (di cui ha tutte le
caratteristiche).
Il film si muove noioso e confuso con
il non entusiasmante intento di incutere una tensione che non sale mai,
nonostante le migliore intenzioni ed i migliori presupposti. La recitazione
sforzata di Drivas è controproducente, mentre Steiger mi risulta
meno raffinato del solito, con gli occhi recita da dio (sarebbero sufficienti
quelli), ma poi sbraita e si dibatte come in una screwball comedy.
Inoltre anche l’idea della trama che fa
da sfondo è un poco sorpassata; forse per l’epoca un uomo totalmente tatuato
poteva impressionare…
Ecco direi che questo è un film per
completasti della carriera di Bradbury, o di Steiger (ammesso che si
riesca a sopportare l’idea di vederne il culo in molte scene).
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