(Darbareye Elly)
Visto in Dvx.
Un gruppo di amici si prende qualche giorno di vacanza al mare, con le varie coppie (sposate!) si aggiunge un amico in cerca di una compagna e una ragazza, insegnante della figlia di una coppia e amica di amici. Durante la vacanza un incidente fa irrompere la tragedia, quando finalmente il dramma rientra si rendono conto la ragazza è scomparsa, è fuggita o è scomparsa nell'oceano? e l'uomo che continuava a chiamare chi è?
Film precedente al bellissimo e ambiguo "Una separazione" di cui sembra una emanazione.
Con il capolavoro successivo condivide la medesima messa in scena; una ambientazione "neorealista" (quanto è oramai abusato questo termine per descrivere il cinema mondo iraniano?); una fotografia verosimile, ma tirata a lucido; una macchina da presa a mano che però non lesina nella costruzione delle scene e nella gestione degli spazi (così come degli attori sulla scena).
Ovviamente però quello che fa la differenza è la trama e la gestione di ciò che succede. A fronte di una prima metà solare, non proprio commedia, ma uno spaccato di vite in una giornata felice, dal momento dell'incidente nell'oceano si scoprono le carte e quello che si vede è che la verità non esiste. In primo luogo non si riesce a capire che cosa sia successo; Elly se ne è andata come aveva paventato o è scomparsa al largo tentando di salvare il bambino? se ciò fosse dov'è finita la sua borsa? Anche qui dunque inizia a essere evidente che la verità non potrà comunque essere dimostrata. La verità instabile risulta meno programmatica che nel successivo; tuttavia qui si innesta presto un altro fattore; la menzogna e l'omissione. SE in "Una separazione" la verità è di per se irrintracciabile, qui si dimostra che tutti nascondono qualcosa, tutti mentono e tutti omettono; nessuno in malafede, tutti candidamente, ma ognuno si adopera attivamente per nascondere la verità proprio mentre la sta cercando.
Inoltre, dopo un'apertura solare, il film si chiude nella cupezza, perché una volta che si è esplicitata l'inaffidabilità delle persone, il dubbio altera le coppie e distrugge i rapporti sociali e nessuno ne è indenne.
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mercoledì 16 novembre 2016
lunedì 17 ottobre 2016
Una separazioni - Asghar Farhadi (2011)
(Jodaeiye Nader az Simin)
Visto in tv.
Una coppia sposata chiede la separazione; la moglie ha ottenuto i permessi per andare all'estero (cosa non facile in Iran), ma il marito non vuole lasciare il paese (il padre, affetto da demenza rimarrebbe da solo). La donna vorrebbe solo forzare la mano al marito che però non cede e lei lascia la casa. L'uomo deve cercare qualcuno che tenga d'occhio il padre per poter andare al lavoro e trova una donna, fervente mussulmana, disposta. I rapporti con la "badante" non sono semplici, lei tentenna molto (non se la sente di lavare l'anziano per motivi religiosi) e a causa di alcuni mancamenti vorrebbe che il lavoro lo facesse il di lei marito (che non sa nulla della vicenda, visto che non accetterebbe che la moglie andasse a casa di un uomo separato). Durante l'ultimo giorno di lavoro della donna, lei deve assentarsi e lega l'anziano al letto; ritornato in anticipo il protagonista scoprirà la cosa e litigherà con la donna, spingendola fuori di casa. Riceverà una denuncia in quanto, a causa della spinta ricevuta la donna ha perso il bambino di cui era incinta.
In realtà neppure qui è finita la vicenda, ma spoilererei troppo.
Stile realistico senza sforare nell'autorialità alla Dardenne, con un occhio sempre alla qualità dell'immagine e, quando può, alla costruzione equilibrata dell'inquadratura (anche se è evidente che non è una priorità).
La trama articolata non inficia la scorrevolezza che rimane sempre alta e l'interesse è mantenuto attivo dai vari canoni che si sovrappongono. Ovviamente questo è un family drama con un'intensa emotività esposta, ma ha le peculiarità di un thriller (o di un poliziesco televisivo) per l'insistenza nel trovare la verità durante il processo (non è il processo in sé a essere centrale, ma la ricerca della verità su quanto successo da parte dei personaggi coinvolti) il tutto inserito in una ricostruzione della quotidianità iraniana interessantissimo (e maggiore che non nei capofila del neorealismo iraniano che hanno invece prodotto delle fiabe) e uno svolgimento complessivo che è intricato quanto un noir (ma voglio sottolineare che non è un poliziesco o un film di genere).
Ma quello che determina il salto di qualità dal bel film al capolavoro è l'obiettivo. Questo non vuole essere un film accomodante, anzi, vuole mostrare l'impossibilità di stabilire la verità. Tutto in questo film è in bilico, tutto è impossibile da dimostrare; le ricostruzioni dei fatti divergono, i personaggi ometto o mentono candidamente, anche quando si giunge allo scioglimento finale si arriva con il dubbio rimasto intatto (in quanto nessuno può essere sicuro di quanto affermato dagli altri); addirittura nell'ultima scena, dove deve essere presa una decisione da parte della figlia della coppia, la risposta a quella semplice domanda non ci viene rivelata (ma è altrettanto interessante l'episodio dei soldi rubati, dove il protagonista dice di sapere che non è stata la donna accusata ad averli presi, ma non arriveranno mai a esplicitare la soluzione).
Impossibile quindi arrivare a una soluzione; risulta quindi difficile parteggiare del tutto per qualcuno, anche perché in presenza del primo personaggio apparentemente negativo, nel finale si rivelerà essere la vittima di tutta la vicenda.
Visto in tv.
Una coppia sposata chiede la separazione; la moglie ha ottenuto i permessi per andare all'estero (cosa non facile in Iran), ma il marito non vuole lasciare il paese (il padre, affetto da demenza rimarrebbe da solo). La donna vorrebbe solo forzare la mano al marito che però non cede e lei lascia la casa. L'uomo deve cercare qualcuno che tenga d'occhio il padre per poter andare al lavoro e trova una donna, fervente mussulmana, disposta. I rapporti con la "badante" non sono semplici, lei tentenna molto (non se la sente di lavare l'anziano per motivi religiosi) e a causa di alcuni mancamenti vorrebbe che il lavoro lo facesse il di lei marito (che non sa nulla della vicenda, visto che non accetterebbe che la moglie andasse a casa di un uomo separato). Durante l'ultimo giorno di lavoro della donna, lei deve assentarsi e lega l'anziano al letto; ritornato in anticipo il protagonista scoprirà la cosa e litigherà con la donna, spingendola fuori di casa. Riceverà una denuncia in quanto, a causa della spinta ricevuta la donna ha perso il bambino di cui era incinta.
In realtà neppure qui è finita la vicenda, ma spoilererei troppo.
Stile realistico senza sforare nell'autorialità alla Dardenne, con un occhio sempre alla qualità dell'immagine e, quando può, alla costruzione equilibrata dell'inquadratura (anche se è evidente che non è una priorità).
La trama articolata non inficia la scorrevolezza che rimane sempre alta e l'interesse è mantenuto attivo dai vari canoni che si sovrappongono. Ovviamente questo è un family drama con un'intensa emotività esposta, ma ha le peculiarità di un thriller (o di un poliziesco televisivo) per l'insistenza nel trovare la verità durante il processo (non è il processo in sé a essere centrale, ma la ricerca della verità su quanto successo da parte dei personaggi coinvolti) il tutto inserito in una ricostruzione della quotidianità iraniana interessantissimo (e maggiore che non nei capofila del neorealismo iraniano che hanno invece prodotto delle fiabe) e uno svolgimento complessivo che è intricato quanto un noir (ma voglio sottolineare che non è un poliziesco o un film di genere).
Ma quello che determina il salto di qualità dal bel film al capolavoro è l'obiettivo. Questo non vuole essere un film accomodante, anzi, vuole mostrare l'impossibilità di stabilire la verità. Tutto in questo film è in bilico, tutto è impossibile da dimostrare; le ricostruzioni dei fatti divergono, i personaggi ometto o mentono candidamente, anche quando si giunge allo scioglimento finale si arriva con il dubbio rimasto intatto (in quanto nessuno può essere sicuro di quanto affermato dagli altri); addirittura nell'ultima scena, dove deve essere presa una decisione da parte della figlia della coppia, la risposta a quella semplice domanda non ci viene rivelata (ma è altrettanto interessante l'episodio dei soldi rubati, dove il protagonista dice di sapere che non è stata la donna accusata ad averli presi, ma non arriveranno mai a esplicitare la soluzione).
Impossibile quindi arrivare a una soluzione; risulta quindi difficile parteggiare del tutto per qualcuno, anche perché in presenza del primo personaggio apparentemente negativo, nel finale si rivelerà essere la vittima di tutta la vicenda.
L'ambivalenza della trama riesce anche ad avere un (evidente)
risvolto politico. Tutte le situazioni passibili di censura non possono essere
tagliate perché il film non permette di capire se sono reali o meno (la mancanza
di religiosità del protagonista, gli atti di violenza, ecc...). Quando invece sono
esplicitati vengono apertamente avversati dagli altri personaggi senza che per questo
vengano sminuiti; sono quindi messi a tacere con una contro tesi (e quindi sono
accettabili per la censura) pur senza esserne indeboliti (basti il bellissimo
incipit con i due coniugi che parlano in macchina da presa e la donna spiega
che vuole andarsene dall'Iran per cercare una vita migliore, interrogata sulla
questione dal giudice viene zittita con la fedeltà alla patria del suo stesso
marito, ma la sua idea non cambia e le due tesi vengono solo rese esplicite, ma non sostenute da fatti o motivazioni, dunque tutte e due restano valide).
PS: in tutto questo non sono neanche riuscito a dire quanto sia appropriato il cast e quanto siano capaci i protagonisti e gran parte dei comprimari; una recitazione complessiva da applauso.
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