(Otona no miru ehon - Umarete wa mita keredo)
Visto in Dvx.
Un uomo si trasferisce con la famiglia nella periferia di Tokyo, i due figli dovranno integrarsi con i ragazzini della zona, ma la parte più difficile sarà accettare le umiliazioni a cui il padre si sottopone in favore del proprio boss.
Un film delizioso completamente votato alla commedia che sembra voler semplicemente mostrare le dinamiche di socialità dei bambini, ma che nel finale si soffermerà nel mostrare la scoperta dei rapporti di forza tra gli adulti e la loro accettazione, nonostante tutto. Un finale con il sorriso sulle labbra, ma un sapore amaro in bocca.
Ozu, ancora muto data la sua diffidenza nei confronti del sonoro, ripulisce la sua tecnica degli anni precedenti e confezione un film godibile e agro-dolce che resiste tranquillamente agli anni passati.
Ancora, però, non ha ottimizzato la sua regia in favore del minimalismo assoluto e regala dei virtuosismi tecnici estremamente gustosi, con un uso continuo dei carrelli (utilizzando il movimento anche come unione fra le scene come nella sequenza dei lavoratori messi in relazione con la classe e con i due ragazzi nel prato; ma su tutte vince il carrello con i lavoratori che sbadigliano che torna indietro ad aspettare che anche l'ultimo dimostri stanchezza, per poi proseguire), un paio di panoramiche, ma soprattutto un uso esteso dei punti di vista differenti (su tutte, nelle lunghe sequenze in esterni dei ragazzi i punti di vista aumentano per aumentare il dinamismo).
Lontani anni luce dall'Ozu dei decenni successivi, complesso nella regia, ma estremamente semplice nella trama, rimane un gioiello da ripescare nella filmografia del regista.
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lunedì 15 aprile 2019
Sono nato, ma... - Yasujirô Ozu (1932)
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mercoledì 31 ottobre 2018
Storia di erbe fluttuanti - Yasujirô Ozu (1934)
(Ukikusa monogatari)
Visto in Dvx.
Un attore girovago, capo della sua compagnia, torna nella città dove ha lasciato un figlio ormai post adolescente. I rapporti con la madre sono buoni, ha sempre pagato quello che doveva ed è sempr eentrato nella vita di entrambi come zio. La scelta di lasciarli era una presa di coscienza della propria condizione disonorevole come saltimbanco e la volontà di non far diventare il figlio simile a lui.
Ozu avversò a lungo le principali innovazioni in ambito cinematografico; con il sonoro aspettò fino all'anno successivo primo di utilizzarlo. Questo infatti è il suo ultimo film muto e, bisogna ammettere, che la necessità del sonoro divenne impellente solo per i dialoghi sempre più fitti.
Al di là del sonoro il resto del film è figlio dei suoi tempi, anzi, qualitativamente è superiori a molti suoi contemporanei. Fotografia pulita, uso delle luci magnifico nelle scene in notturna e una costruzione equilibrata delle immagini con, spesso, utilizzo di più piani. Ovviamente poi, c'è già la macchina da presa che inquadra da una posizione leggermente ribassata, ma ancora non è obbligo e non c'è la staticità dei suoi film più maturi (ci sono, anzi, diversi movimenti di macchina importanti).
La trama è piuttosto semplice, ma ben descritta, con un'attenzione alla sceneggiatura elevata che rende questo un film ancora godibilissimo. Ovviamenti i temi della famiglia dai rapporti tormentati e il dolore vissuto con calmo stoicismo ci sono già tutti.
Visto in Dvx.
Un attore girovago, capo della sua compagnia, torna nella città dove ha lasciato un figlio ormai post adolescente. I rapporti con la madre sono buoni, ha sempre pagato quello che doveva ed è sempr eentrato nella vita di entrambi come zio. La scelta di lasciarli era una presa di coscienza della propria condizione disonorevole come saltimbanco e la volontà di non far diventare il figlio simile a lui.
Ozu avversò a lungo le principali innovazioni in ambito cinematografico; con il sonoro aspettò fino all'anno successivo primo di utilizzarlo. Questo infatti è il suo ultimo film muto e, bisogna ammettere, che la necessità del sonoro divenne impellente solo per i dialoghi sempre più fitti.
Al di là del sonoro il resto del film è figlio dei suoi tempi, anzi, qualitativamente è superiori a molti suoi contemporanei. Fotografia pulita, uso delle luci magnifico nelle scene in notturna e una costruzione equilibrata delle immagini con, spesso, utilizzo di più piani. Ovviamente poi, c'è già la macchina da presa che inquadra da una posizione leggermente ribassata, ma ancora non è obbligo e non c'è la staticità dei suoi film più maturi (ci sono, anzi, diversi movimenti di macchina importanti).
La trama è piuttosto semplice, ma ben descritta, con un'attenzione alla sceneggiatura elevata che rende questo un film ancora godibilissimo. Ovviamenti i temi della famiglia dai rapporti tormentati e il dolore vissuto con calmo stoicismo ci sono già tutti.
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