(Life during wartime)
Visto in Dvx.
A quasi dieci anni di distanza Solondz torna dalla stessa famiglia di "Happiness", con le relazioni complicate che la caratterizzano, ma immersa in un ambiente più ansiogeno (l'america di quegli anni, non mostrata nel film, ma evocata dal titolo). In più ci aggiunge una componente ebraica che avrebbe dovuto essere presente già nel primo film, ma che venne eliminata (il che è un peccato, visto che buttata li a caso non sembra avere nessuna motivazione, mentre se fosse stato spiegato che il padre pedofilo era un "gentile" inviso alla famiglia, avrebbe avuto un suo senso).
Se l'idea di per sé è quasi interessante, l'effetto finale è terribile.
Tutto sembra stonato. Il grottesco è tirato ai massimi livelli, ma senza la grazia e l'organizzazione del primo film ottenendo solo effetti ridondanti per far piangere continuamente i personaggi o cercare di far ridere a denti stretti (il fantasma che torna a insultare la donna, la madre che parla al figlio del suo appuntamento); non c'è più quell'equilibrio magistrale che rendeva ruvido, ma geniale il film precedente e, senza quello, tutto il castello di carte crolla.
Inoltre i personaggi sono molti, ma quasi tutti di contorno, le vicende girano attorno a 3 di loro e, quasi, nessun altro.
Curiosa anche la scelta pedissequa di sostituire tutti gli attori; con i cambiamenti di persona si notano anche alcuni piccoli cambiamenti di carattere dei personaggi (Trish da frigida e quadrata madre di famiglia, diventa una desperate housewife, Allen da ragazzo cn grossi problemi sociali e sessuali diventa un ex tossicodipendente con spunti di criminalità, ecc...); esperimento curioso in cui non riesco a capire se i cambiamenti siano stati voluti nella sceneggiatura o siano stati figli del diverso casting.
Una fotografia magistralmente patinata e qualche spunto intelligente non possono ripagare di un film noioso e pretenzioso.
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venerdì 6 aprile 2018
mercoledì 4 aprile 2018
Happiness - Todd Solondz (1998)
(Id.)
Visto in Dvx.
Storia corale incentrata su una famiglia (genitori oltre la mezza età; tre figlie adulte, una felicemente sposata, una perennemente alla ricerca di una vita felice, la terza nevrotica scrittrice di successo) e sulle loro relazioni. Ognuno avrà un'idea di felicità da perseguire, ognuno cercherà di perseguirla, ognuno fallirà a modo suo.
Solondz è campione nel prendere un canovaccio da film commerciale mediamente cretino (come in "Fuga dalla scuola media") o da commedia/drammetto classico senza spunti (come in questo caso) e trasformarlo in un film tutto fuorché cretino, tutto fuorché scontato e rassicurante.
Sempre in Solondz il grottesco è centrale per dare alla vicenda quel gusto particolare, ma mai come in questo caso ci si trova davanti a un capolavoro di equilibrismo. Il film lega insieme le sue componenti creando un unicum che è grottesco, è divertente, è angoscioso squarcio sociale, è iperbole, senza nessuno sbilanciamento. Perfetto anche l'equilibrio fra i personaggi; fatti salvi i genitori (lasciati piuttosto in disparte), nessuno della decina di personaggi prende il sopravvento sugli altri, ognuno sguazza nel proprio fango con un minutaggio dignitoso.
Poi lo stile pop, anche se piuttosto freddino, fa il paio con una fotografia pacatamente kitsch; mentre l'intero cast dimostra di essere stato la scelta migliore per la parte (ovvio che tutti gli applausi se li prende il solito Hoffman, ma anche gli altri non scherzano; spiace solo per il sottoutilizzato Gazzara).
Il problema di questo film sta tutto nel manico; è un film grottesco che parla coscientemente dei temi più scabrosi che possa toccare (pedofilia, discussioni sul sesso fra padre e figlio undicenne); lo fa con la grazia dell'equilibrista, ma il tema è sempre quello. Per chi non può proprio sopportarlo il film non piacerà; per chi lo tollera il film sarà una sorpresa.
Visto in Dvx.
Storia corale incentrata su una famiglia (genitori oltre la mezza età; tre figlie adulte, una felicemente sposata, una perennemente alla ricerca di una vita felice, la terza nevrotica scrittrice di successo) e sulle loro relazioni. Ognuno avrà un'idea di felicità da perseguire, ognuno cercherà di perseguirla, ognuno fallirà a modo suo.
Solondz è campione nel prendere un canovaccio da film commerciale mediamente cretino (come in "Fuga dalla scuola media") o da commedia/drammetto classico senza spunti (come in questo caso) e trasformarlo in un film tutto fuorché cretino, tutto fuorché scontato e rassicurante.
Sempre in Solondz il grottesco è centrale per dare alla vicenda quel gusto particolare, ma mai come in questo caso ci si trova davanti a un capolavoro di equilibrismo. Il film lega insieme le sue componenti creando un unicum che è grottesco, è divertente, è angoscioso squarcio sociale, è iperbole, senza nessuno sbilanciamento. Perfetto anche l'equilibrio fra i personaggi; fatti salvi i genitori (lasciati piuttosto in disparte), nessuno della decina di personaggi prende il sopravvento sugli altri, ognuno sguazza nel proprio fango con un minutaggio dignitoso.
Poi lo stile pop, anche se piuttosto freddino, fa il paio con una fotografia pacatamente kitsch; mentre l'intero cast dimostra di essere stato la scelta migliore per la parte (ovvio che tutti gli applausi se li prende il solito Hoffman, ma anche gli altri non scherzano; spiace solo per il sottoutilizzato Gazzara).
Il problema di questo film sta tutto nel manico; è un film grottesco che parla coscientemente dei temi più scabrosi che possa toccare (pedofilia, discussioni sul sesso fra padre e figlio undicenne); lo fa con la grazia dell'equilibrista, ma il tema è sempre quello. Per chi non può proprio sopportarlo il film non piacerà; per chi lo tollera il film sarà una sorpresa.
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lunedì 30 marzo 2015
Fuga dalla scuola media - Todd Solondz (1995)
(Welcome to the dollhouse)
Visto in Dvx.
Titolo italiano idiota (e fuorviante) per un pezzo di vita di una ragazzina di 13 anni odiata e bistrattata dai compagni di classe, non aiutata dagli insegnanti, con un padre assente, una madre che le preferisce la sorella più piccola e un fratello in piena adolescenza che ha altri pensieri per la testa. Si innamorarà di un amico del fratello, ma sarà "violentata" dal bullo della classe.
Commedia nera dal ritmo ben tenuto che racconta una vita piena di sfighe, ma tutto sommato verosimile di una preadolescente, con qualche impennata di improbabilità (il rapimento della sorella) che servono solo ad alzare l'asticella del grottesco.
Enorme il lavoro nella sceneggiatura per cercare di mettere insieme moltissimi elementi che danno spessore alla vicenza senza modificarla affatto o che servono solo a drammatizzare (dalle bambole a cui viene segata la testa, alla ragazzina che dice alla protagonista che la odia perché è brutta). Perfetto però il clima di odio reciproco in un ambiente dove nessuno comunica e dove le frustrazioni vengono scaricate reciprocamente dal più forte al più debole in una cascata senza fine.
Magnifiche le musiche (alcune classiche altre moderne) spesso utilizzate in maniera strafottente; un film autenticamente sgradevole per ciò che viene messo in scena senza che ci siano esagerazioni eccessive e tutto viene mostrato con la lente deformante di un grottesco ironico; senza una vera trama si rimane catturati dalla sequenza di fatti senza capire dove si andrà a parare.
Essendo opera quasi prima di Solondz qui si vede già molto quello che verrà dopo, dall'interesse per il sesso alla cattiveria verso i suoi protagonisti.
Bravissima la giovane protagonista, meno alcuni dei coetanei di contorno; decisamente migliore la lingua originale che permette di sentire più sfumature e rende giustizia all'età degli attori con voci adeguate.
Visto in Dvx.
Titolo italiano idiota (e fuorviante) per un pezzo di vita di una ragazzina di 13 anni odiata e bistrattata dai compagni di classe, non aiutata dagli insegnanti, con un padre assente, una madre che le preferisce la sorella più piccola e un fratello in piena adolescenza che ha altri pensieri per la testa. Si innamorarà di un amico del fratello, ma sarà "violentata" dal bullo della classe.
Commedia nera dal ritmo ben tenuto che racconta una vita piena di sfighe, ma tutto sommato verosimile di una preadolescente, con qualche impennata di improbabilità (il rapimento della sorella) che servono solo ad alzare l'asticella del grottesco.
Enorme il lavoro nella sceneggiatura per cercare di mettere insieme moltissimi elementi che danno spessore alla vicenza senza modificarla affatto o che servono solo a drammatizzare (dalle bambole a cui viene segata la testa, alla ragazzina che dice alla protagonista che la odia perché è brutta). Perfetto però il clima di odio reciproco in un ambiente dove nessuno comunica e dove le frustrazioni vengono scaricate reciprocamente dal più forte al più debole in una cascata senza fine.
Magnifiche le musiche (alcune classiche altre moderne) spesso utilizzate in maniera strafottente; un film autenticamente sgradevole per ciò che viene messo in scena senza che ci siano esagerazioni eccessive e tutto viene mostrato con la lente deformante di un grottesco ironico; senza una vera trama si rimane catturati dalla sequenza di fatti senza capire dove si andrà a parare.
Essendo opera quasi prima di Solondz qui si vede già molto quello che verrà dopo, dall'interesse per il sesso alla cattiveria verso i suoi protagonisti.
Bravissima la giovane protagonista, meno alcuni dei coetanei di contorno; decisamente migliore la lingua originale che permette di sentire più sfumature e rende giustizia all'età degli attori con voci adeguate.
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