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mercoledì 31 maggio 2017

Das Schloß - Michael Haneke (1997)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Un agrimensore viene assunto in un villaggio sperduto tra le montagne; dovrebbe fare riferimento a un qualche superiore che lavora nel castello; una struttura più metafisica che fisica, vista l'impossibilità d'entrarvi e la maggiore difficoltà nel capirne le dinamiche.

Haneke realizza un film per la tv prendendolo da Kafka, scelta ovviamente ghiotta (e totalmente in linea con la sua passione per i supplizi inflitti ai suoi personaggi), ma decide di effettuare un'operazione tanto cinematografica quanto intellettuale; mette in scena non los tesso ambiente del libro, ma l'intero libro. Tutta la vicenda segue pedissequamente l'opera originale (l'ho letto ormai un decennio fa, sono possibili alcune differenze) utilizzando anche la voice off per inserire alcuni commenti dell'io narrante del libro che altrimenti dovrebbero essere spiegati con dialoghi. L'intento è tra il lodevole e il paraculo, soprattutto nell'ottica di aver scelto un libro incompiuto. L'effetto finale è quello di riuscire a rendere la vicenda kafkiana con un cinismo che dal libro risulta meno comprensibile e che ne aumenta l'effetto surreale.

A livello estetico l'algido Haneke ci sguazza in un mood kafkiano e si muovo con una freddezza impressionante. Frequenti campi medi con carrellate laterali (per gli esterni), primi piani nei dialoghi, ambienti scarni e senza tempo (con una gamma di colori dal bianco al terreo). Tutto è concertato e concorre a creare un mood perfetto. Se si aggiunge un'inquadratura nera a interrompere bruscamente le sequenze si avrà la cifra base di tutto il film.
Il cast ottimo, tutto di livello con un paio di facce che in quell'anno fecero di meglio.
Complessivamente abbastanza gradevole, ma senza un significato convincente.

lunedì 17 settembre 2012

Benny's video - Michael Haneke (1992)

(Id.)

Visto in Dvx.


Un regazzino di buona famiglia con la fissa della telecamera invita una regazzina che non conosce a mangiare la pizza a casa sua, visto che i suoi non ci sono. E li, le solite cose, ci si conosce, si mangia la pizza, si apre il cuore di fronte alla sconosciuta, la si uccide. La cosa più ovvia è quella di nascondere il cadavere nell’armadio. Quando mamma e papà tornano si aspetta un paio di giorni per dirglielo (così la carne si frolla) e questi medio borghesi annoiati trovano corretto far sparire il cadavere e portare il figlio in vacanza in Egitto per una settimana per vedere se le acque s’agitano oppure no. Al ritorno (SPOILER ALERT) il regazzino si dice “stronzata più stronzata meno incastro i miei genitori per il delitto commesso”.

Film di Haneke ben prima della fama in cui il regista già comincia a trattar male i suoi personaggi. Come al solito c’è il gelo e il film è formale e spietato. Come sempre nulla viene spiegato e rimane silenziosamente immotivato ogni gesto del giovane protagonista (l’omicidio viene compiuto con un misto di fatalità e freddo menefreghismo).

Di fatto il film è effettivamente sulle solite derivazioni di Haneke e affascina per lo stesso senso di straniamento delle sue opere successive (anche se qui la fotografia non ha la grazia dei suoi ultimi film) però giunti alla fine ci si chiede esattamente quale fosse il senso; è una critica alla società borghese che giustifica tutto (purché sia il proprio figlio a farlo)? Oppure una critica al capitalismo (dato il continuo riferimento all’economia e al guadagno)? Oppure è solo una storia di quotidiana spietatezza condita con la giusta dose di omertà attiva? Si arriva alla fine del film non troppo annoiati, eppure non si capisce dove voglia andare a parare.