giovedì 23 gennaio 2020
madre! - Darren Aronofsky (2017)
Visto in tv.
Una coppia (con una buona differenza d'età) abita nella ristrutturata casa di lui (ma è stata lei ha rimetterla a nuovo dopo un incendio). Lui è uno scrittore e viene visitato da un uomo che si insedia a casa loro rivelandosi un fan, dopo di lui arriverà la moglie i due figli fino a un'invasione di amici e parenti che si concluderà con uno scontro e del sesso riparatore. Lei rimane incinta.
Lui scriverà una nuova opera che porterà nuova fortuna e una nuova home invasion da parte di centinaia di fan proprio verso il nono mese di gravidanza.
Film allegorico di Aronofsky, così ricco di rimandi, situazioni paradossali, un finale estremo e riferimenti biblici da renderne la comprensione al di là delle umane capacità. Col senno di poi, leggendone, il significato appare lampante, ma durante la visione si viene catturati da altro.
La prima parte è un thriller surreale perfetto, un home invasion atipico e particolarissimo che, con una degna conclusione, potrebbe resistere come film a parte. forte di un gusto per il perturbante che è la vera dote del regista (mettere i personaggi in situazioni insopportabili e far provare lo stesso fastidio allo spettatore) e un cast ottimo che si avvale della migliore Pfeiffer che abbia visto da anni.
La seconda parte invece è una folle cavalcata nel caso. Partendo sempre da una situazione paradossale, ma quasi realistica diventa una carrellata di atrocità vagamente collegate fra loro, fino al picco del post partum. Ecco qui il film si perde maggiormente, volendo mostrare moltissimo in poco tempo il film non riesce a stare dietro alle sue stesse intenzioni e depotenzia scena dal possibile effetto esplosivo (nulla paragonabile a quella finale che riesce quasi alla perfezione... quasi); se lo si prende solo come il tentativo di rendere per immagine il caso il risultato è vincente.
Chiaro però che non è quello l'intento di Aronofsky.
Le due parti del film poi dialogano solo nell'idea allegorica complessiva che, se sfugge, rende il film un collage mal realizzato.
Il film non può dirsi completamente riuscito, troppo pretenzioso e arrogante (in senso quasi positivo), ma se fallisce (e direi di si), fallisce in maniera meravigliosa e disturbante.
lunedì 12 novembre 2012
Skyfall - Sam Mendes (2012)
Visto al cinema.
Un grande film. Un film che fa il giro. Se la trilogia finora fatta con Daniel Craig partiva dalle origini, mostrava come si era formato uno 007, con questo film completa il giro e arriva all'esatto momento in cui cominciava "Licenza di uccidere" 50 anni fa.
Nell'incipit ci si trova davanti ad un James Bond mai così classico, che ha il tempo di aggiustarsi i polsini dopo essere entrato in un treno usando una ruspa. Poi il film deraglia, 007 si da alla macchia, ma Londra è messa sotto attacco, il villain di turno (senza volto per buona parte del film) vuole M. James Bond deve tornare, e tra una citazione verbale, un discorso sul tempo che avanza, una presa in giro dei cliché dei fil precedente e un graditissimo ritorno (l'Aston Martin con sedile eiettabile) si forma esattamente quell'idea di agente segreto che Sean Connery ha incarnato negli anni sessanta.
Il film che viene proposto è solido e sontuoso, con una cura maniacale per l'estetica in ogni attimo, passando dall'arredo cool di macao, all'essenzialità di Shangai, dal caos di Istanbul al primitivismo della brughiera inglese, scegliendo di volta in volta la fotografia adatta (difficile infatti dire quale sequenza sia esteticamente la migliore). Inutile negare che tutto questo non s'è mai visto prima in maniera così evidente... inutile dire che il merito è tutto di Sam Mendes. Eppure non è tutto qui. Mendes costruisce poche scene d'azione, ma tutte significative, se la prima è classicissima, quella ambientata nel grattacielo di Shangai è autoriale al massimo (citando direttamente le silhouette dei titoli di testa dei film di Bond degli anni '60), quelle finali in Scozia sono figlie dirette di "Cane di paglia".
In tutto questo si trova il tempo di riempire il film delle già nominate autocitazioni (interi titoli dei film precedenti, oggetti, personaggi), ma anche di alcuni momenti di ironia magnifici, spesso indirizzati verso la saga stessa.
E tutto questo il film lo fa mentre nel frattempo la trama porta avanti un discorso enorme sul vecchio contro il nuovo, sulla necessità del cambio della guardia, sull'anacronismo di un personaggio come James Bond.
Il film poi gode di uno dei cattivi più belli di tutti i tempi, per originalità (nella serie non in senso assoluto) e per la splendida interpretazione di Bardem (chi non è rimasto shockato dall'approccio "poco ortodosso" di Bardem con Craig legato?).
Se c'è bisogno di aggiungere dell'altro direi pure che i titoli di testa sono la versione 2.0 di quelli originali e sono (esteticamente) tra i più beli di sempre, riuscendo perfettamente a condensare l'intero film senza spoilerare nulla.
Che altro c'è? Beh, direi che ci si trova davanti al più bel film di 007 dagli anni '60 ad oggi.
lunedì 23 luglio 2012
Mare dentro - Alejandro Amenábar (2004)
Visto in DVD.
Diciamolo subiti che il film parteggia per l’eutanasia, ma tenta e (in minima parte) riesce a darne una visione multipla e sfaccettata con diversi punti d vista. Ma decisamente non è questa la parte affascinante della storia. La componente davvero avvincente è il balletto di personaggi che girano attorno al protagonista e come gli altri reagiscano alla decisione (e alla pervicacia) di Bardem. Il film si dilunga spesso sul passato del protagonista e sulla sua condizione attuale, ma ciò che vince sono le relazioni complesse che ha con i comprimari, la ragnatela di sentimenti contrastanti che crea e il modo che ha ognuno di assecondarlo o aiutarlo.
giovedì 22 settembre 2011
Perdita Durango - Alex de la Iglesia (1997)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Primo film americano di de la Iglesia, che per l’occasione utilizza i topoi classici degli USA, il road movie, gli ampi spazi, la storia d’amore ecc; ma non rinuncia ai proprio, l’ispanicità, il sangue che scorre spesso (le scene cruenti non mancano di certo e arriva pure a mostrare l’omicidio di due bambini; e siamo solo negli anni ’90!), l’amoralità dei protagonisti, la società in cui sono immersi che è amorale quanto loro (o troppo stupida per esserlo). Se nella storia il regista ci ha messo se stesso, nella regia invece rimane in disparte; niente svolazzi strappa applausi, ma neppure l’originalità e la sicurezza del mezzo che utilizza anche soltanto nel precedente El dia de la bestia.
Per carità il film è dinamico e divertente e certo non è più puritano degli altri (ripeto, ammazzano bambini e tagliano cadaveri come bere un gingerino), però non funziona, risulta confuso, pretenzioso, senza idee originali che non siano palesemente della pacchianate alla Rodriguez (no dico, il carico di feti per l’industria farmaceutica chi poteva pensarlo?!). Complessivamente il film non riesce mai a creare atmosfere realmente disturbanti, cupe o inquietanti (come invece riescono a fare gli altri film del regista nei momenti migliori), al massimo fa arredamento kitsch.
Bardem, nella parte del santero, è sensazionale, sempre credibile qualunque cosa faccia, dallo stupro con la ragazzina, allo squartamento di cadaveri, dalla lotta corpo a corpo allo sputare in faccia sangue alla gente dopo aver mangiato un cuore; riesce a fare tutto e a sembrare sempre e comunque autentico, neanche da dire che rubi completamente la scena alla tenutaria del titolo (e un bravo pure a Gandolfini).
mercoledì 19 gennaio 2011
Prima che sia notte - Julian Schnabel (2000)
Visto in VHS.
La vita dello scrittore cubano Reinaldo Arenas dalla nascita alla morte a NY, inutile dire che essendo libero, spregiudicato e omosessuale, non poteva stare molto simpatico al regime.
Schnabel inizia con un incipit da urlo, che fonde parole, immagini e movimenti di camera in maniera talmente perfetta che sembra non aver mai fatto altro in vita sua. Nel momento del gigantesco dolly dalla buca in cui scava il bambino fino all’alto possono sgorgare spontaneamente lacrimi di gioia.
Poi però il film si perde, la storia diventa ripetitiva e poco incisiva. L’opera dello scrittore, o meglio, la sua importanza, non vengono trasmessi e si perde il significato e la portata degli eventi. Ma soprattutto i virtuosismi di Schnabel diventano sempre più radi ed inutili, autoreferenziali.
Un film carino che però ha troppe pretese, e risultati troppo miseri; sul finale annoia.
PS: Johnny Depp ha uno dei doppi ruoli più curiosi della sua carriera.


