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lunedì 28 gennaio 2019

Arrivederci amore, ciao - Michele Soavi (2006)

(Id.)

Visto in Dvx.

Un ex brigatista fuggito in Sud America torna in Italia rimanendo fuori dal carcere vendendo gli ex colleghi. Ma vorrebbe di più; oltre ai soldi intendo, vorrebbe anche la riabilitazione e per ottenere tutto ciò sarà disposto a tutto.

Io litigai con Soavi molti anni fa, ma vedendo ora questo film mi rendo conto che, forse, è stata colpa mia. Questo film è fenomenale.
La regia è estremamente dinamica con frequentissimi dolly, inquadrature atipiche (dall'alto, dal basso, deformanti), colori fluo e costruzioni atipiche delle location; uno stile che sembra una versione edulcorata del post moderno anni '90, una sua versione riadattata per essere fruibile ancora oggi. Ma soprattutto Soavi si dimostra un enorme costruttore di immagini, di scene a effetto, di inquadrature patinate.

Ma quello che colpisce di più è la perfezione nel ricreare il mondo del romanzo, un mondo fatto di stronzi dove il protagonista è il più stronzo di tutti, ma non in senso buffo o simpatico, lo è senza attenuanti. L'ottimo romanzo di Carlotto è un libro pulp perfetto e Soavi riesce a mettere in scena un hard boiled non consolatorio, strafottente e ritmato; una versione del noir che in Italia non mi risulta neppure avesse dei precedenti (almeno dei precedenti riusciti).

Protagonista un Alessio Boni (di cui non ricordavo neanche la faccia) che non meritava la parte principale; ottimo invece Michele Placido in quella che al momento mi sembra la sua migliore interpretazione; la Ferrari, incapace di recitare, ma utilizzata in maniera molto funzionale.

venerdì 17 agosto 2018

La ragazza nella nebbia - Donato Carrisi (2017)

(Id.)

Visto in un cineforum.

Un ragazza viene rapita in una comunità montana con problemi religiosi. Per risolvere il caso viene inviato un ispettore "dalla città" che sfrutta la morbosità della stampa come un vantaggio per ricadute d'immagine, ma anche per mettere alle strette l'assassino o i sospetti.

Il classico giallo all'americana realizzato in Italia con un personaggio ambiguo, ma estremamente competente, che si muove in un mondo oscuro quanto lui è già di per sé qualcosa di interessante; la costruzione di una storia precisa e debitamente complicata (il regista e sceneggiatore è anche lo scrittore del libro e la tendenza alla scrittura complessa la si intuisce subito). Le cose però cambiano repentinamente con l'identificazione di un sospetto, il protagonista cambia e si torna indietro ai giorni del delitto e si prosegue per assistere agli stessi eventi dal punto di vista del nuovo personaggio. A fine film il punto di vista cambia nuovamente sempre l'ispettore, ma il tono è diverso di nuovo.
Il cambio di tono sembra essere il vero intento di un film che fa di tutto per non essere classico, anzi, per smarcarsi dal giallo consueto fino ad arrivare a un finale che è l'opposto dello scioglimento classico.
Il vero valore dell'opera, però, è tutto nella già ricordata scrittura. La vicenda inizia in media res, senza preamboli e senza presentazioni dei personaggi, le cose vengono mostrare senza aiuti e i vari protagonisti sono descritti minuziosamente.
La regia fa, invece,. quello che può. Affida il personaggio più complesso a Servillo (unico che possa dare carisma e fascino un personaggio ambiguo, ma dalla parte del "bene"), che però viene lasciato troppo spesso da solo a fare quello che vuole; il contraltare è dato a Boni che, più contenuto e rigido, porta a casa un risultato decisamente positivo (anche se più contenuto).
Un film imperfetto, che comincia molto bene si muove con difficoltà tra diverse imprecisioni, ma che conclude senza deludere e portando a casa un ottimo risultato.