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venerdì 17 agosto 2018

La ragazza nella nebbia - Donato Carrisi (2017)

(Id.)

Visto in un cineforum.

Un ragazza viene rapita in una comunità montana con problemi religiosi. Per risolvere il caso viene inviato un ispettore "dalla città" che sfrutta la morbosità della stampa come un vantaggio per ricadute d'immagine, ma anche per mettere alle strette l'assassino o i sospetti.

Il classico giallo all'americana realizzato in Italia con un personaggio ambiguo, ma estremamente competente, che si muove in un mondo oscuro quanto lui è già di per sé qualcosa di interessante; la costruzione di una storia precisa e debitamente complicata (il regista e sceneggiatore è anche lo scrittore del libro e la tendenza alla scrittura complessa la si intuisce subito). Le cose però cambiano repentinamente con l'identificazione di un sospetto, il protagonista cambia e si torna indietro ai giorni del delitto e si prosegue per assistere agli stessi eventi dal punto di vista del nuovo personaggio. A fine film il punto di vista cambia nuovamente sempre l'ispettore, ma il tono è diverso di nuovo.
Il cambio di tono sembra essere il vero intento di un film che fa di tutto per non essere classico, anzi, per smarcarsi dal giallo consueto fino ad arrivare a un finale che è l'opposto dello scioglimento classico.
Il vero valore dell'opera, però, è tutto nella già ricordata scrittura. La vicenda inizia in media res, senza preamboli e senza presentazioni dei personaggi, le cose vengono mostrare senza aiuti e i vari protagonisti sono descritti minuziosamente.
La regia fa, invece,. quello che può. Affida il personaggio più complesso a Servillo (unico che possa dare carisma e fascino un personaggio ambiguo, ma dalla parte del "bene"), che però viene lasciato troppo spesso da solo a fare quello che vuole; il contraltare è dato a Boni che, più contenuto e rigido, porta a casa un risultato decisamente positivo (anche se più contenuto).
Un film imperfetto, che comincia molto bene si muove con difficoltà tra diverse imprecisioni, ma che conclude senza deludere e portando a casa un ottimo risultato.

venerdì 20 dicembre 2013

Le dernier combat - Luc Besson (1983)

(Id.)

Visto in DVD.
In un futuro post apocalittico dove sembrano scomparse tutte le donne e gli uomini rimasti non parlano più; un ragazzo fugge con un ultraleggero da una banda locale e si rifugia presso un vecchio medico che nasconde un esemplare femminile... Verranno però attaccati da un Jean Reno medievale e cattivo.
Primo di Besson e, tra i suoi pochi film che ho visto finora, è anche il migliore.
Una fotografia splendida incornicia paesaggi perfetti per rendere il clima del film. Una scelta di sottrazione che lavora sul bianco e nero e, ancora di più, sull’espressiva mancanza di dialoghi.
Più che un film è una prova, estremizzata dalle limitazione autoimposte (e semplificata dal non dover scrivere dialoghi interessanti); la storiella esile è però ben sostenuta da tutto l’apparato estetico, da un ottimo ritmo (fatta salva per la parte iniziale in cui il film deve introdurre), da un’espressività sorprendente e dalle ottime prove del cast muto e spesso inespressivo (e nonostante questo impeccabile).
Inizia qui il sodalizio con Jean Reno.

venerdì 25 ottobre 2013

Cash, Fate il vostro gioco - Éric Besnard (2008)

(Ca$h)

Visto in tv.

Un truffatore viene ucciso durante un colpo venuto male. Il fratello cerca vendetta e per farlo si unsice sempre a più persone nel tentativo di beccare l'assassino; e tutto parte da 50€ falsi...

Di fatto il solito Heist movie, decisamente sulla scia di Ocean’s eleven (di cui condivide il sottotitolo italiano), sia per la struttura in se, sia per i personaggi che continuano ad aumentare ogni dieci minuti. Non inventa nulla, gestisce bene diverse situazioni, presenta benissimo il twist finale, ci mette pure una sequenza di split screen (che a me piace quasi sempre) davvero ben fatta, ci fa vedere tutti gli attori che più ci piacciono… ma tutto finisce li.

Niente di nuovo, niente di fondamentale; ma intrattiene benissimo e poi c’è una Golino in una parte diversa dal solito.

lunedì 15 aprile 2013

Wasabi - Luc Besson (2001)

(Id.)

Visto in DVD.

Luc Besson alla regia, Jean Reno nella parte di un uomo solitario che si muove in un mondo criminale con modi spicci, ma efficaci ed una morale sua; a questo Jean Renogli capita fra capo e collo un regazzina che dovrà difendere (perché alla fine è buono) da dei tizi cattivi… ora basta parlare di “Leon” e descriviamo invece questo Wasabi… ecco prendete la stessa trama di cui sopra e ambientatemela in Giappone, metteteci un poco di ironia ed il film è fatto.
Il film ha l’indubbio pregio di essere successivo a Leon e quindi più pulito e scegli la via dell’ironia per cercare di differenziarsi da quello… però Leon gli rimane sopra diversi metri. Anche perché questo film (che avrebbe potuto essere una buona commedia) decide di voler essere un film d’azione, un po’ buddy movie, un poco (molto poco) thriller.

Quello che ne viene fuori è la prova definitiva dell’incapacità di Besson di fare film action. Tutte le scene adrenaliniche sono un florilegio di inquadrature autoriali, ma senza il minimo senso della tensione, senza chiarezza di ciò che avviene e senza un minimo di pacche laddove dovrebbero esserci o di pallottole laddove si spara, si prenda l’arrivo di Jean Reno durante la rapina dei travestiti (come anche la pessima sparatoria finale), una delle scene “action” più piatte ed insipide di sempre. 

giovedì 9 febbraio 2012

Léon - Luc Besson (1994)

(Id)

Visto in DVD.
Per la storia, cliccare forte qui.

Personalmente provo un grande rispetto per Besson e questo a priori, senza aver mai visto un suo film. Ora ne ho visto uno, che credo sia anche uno ei più famosi… direi che il rispetto è notevolmente diminuito.
Le sequenze iniziali sono da urlo. Niente di originale, c’è il solito killer su commissione che è un ninja, si nasconde nell’ombra, si aggrappa sotto le scale, danza tra le pallottole e uccide tutti. Poi viene presentanta la ragazzina e l’antagonista insieme, altro bel momento dove si mettono in chiaro diverse regole base di un film del genere, lei sfigata oltre ogni dire, ma tanto buona; il cattivo abilissimo, degno rivale del protagonista maschile. E a questo punto aggiungerei pure che ci si impegna nel caratterizzare i personaggi in maniera equidistante fra archetipo base e tocchi di originalità, direi pure che il risultato è più che positivo…

Però poi è proprio qui che il film svacca. È evidente che non c’è una grande idea al di la del già mostrato in decine di altri film, mentre il punto di forza (rappresentanto dai personaggi) viene svilito in sipariette stupidi, esagerazioni caricaturali e in un poco empatico rapporto para-pedofilico che poco ha di apprezzabile. Non mi possono mostrare uno Jean Reno macchina da guerra indistruttibile che poi si mette a fare facce buffe a tavola, me lo sviliscono, ci sono altri sistemi per mostrarmi il suo diventare umano.

Se a questo ci si aggiunge che di scene d’azione ben congegnate ce ne sono poche (leggasi, non ne ricordo neppure una), allora tutto l’impianto viene buttato in vacca.

Quando hai dei bei personaggi che si rincretiniscono (o diventano terribilmente irritanti) in un attimo, quando hai una storia d’amore tra le più grottesche di sempre e scene d’azione che non sono d’azione il film è finito.