Visualizzazione post con etichetta Andrea Occhipinti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Andrea Occhipinti. Mostra tutti i post

mercoledì 13 aprile 2016

La famiglia - Ettore Scola (1987)

(Id.)

Visto in Dvx.

La vita di un uomo dalla nascita nei primi anni del 900 al suo 80esimo compleanno, vista tramite gli episodi della sua vita svoltisi dentro il suo appartamento nel quartiere Prati di Roma. I rapporti con i parenti, gli studi, il fascismo, il matrimonio, l'amore vero per un'altra donna (la cognata), la professione, i figli, ecc...

Questo è un film di uno Scola che torna a sperimentare e la cosa fa estremo piacere. Purtroppo, come spesso accade, sperimentare può portare anche a risultati mediocri; e purtroppo questo è il caso.

Il film si dipana su nove decenni di storia patria, ma tutti ambientati dentro la stessa casa; le sezioni sono introdotte da una carrellata del corridoio d'ingresso che da la cifra alla regia, fluida, ma calma e un lavoro di interni che mantengono assonanze comuni pur cambiando con le mode del periodo.
Anche se il lavoro maggiormente interessante è quello sugli attori. Dovendo mostrare personaggi che vanno dagli 0 agli 80 anni deve, per forza, cambiare spesso attori, nel farlo però non sia accontenta di alcune chicche (su tutte sostituire Massimo Dapporto con il padre, mantenendo però la voce del primo ridoppiando il secondo), ma sostituisce gli attori anche all'interno della stessa sequenza, in alcuni casi, credo, per sottolineare che il personaggio è lo stesso nonostante gli attori abbiano più o meno la stessa età (è il caso dell'introduzione della Ardant), in altri casi senza un motivo apparente se non la bellezza del concetto in sé (la Sandrelli nello specchio). Utile lo scambia fra Occhipinti e Gassman (attori di età e aspetto piuttosto diversi), ma che proprio in funzione della poca affinità fra i due stride in maniera incredibile (pure la cadenza è diversa).

Se, dunque, la messa in scena è interessante, anche se un po' sgualcita, il problema è tutto all'origine.
Voelva essere (e poteva essere) un film sulla storia del paese come "Novecento", ma rimane troppo chiuso in sé stesso (e, letteralmente, chiuso in casa); poteva essere una saga familiare vera e proprio, ma non riesce ad andare oltre al film a episodi disgiunti. Quello che rimane è un film amaro sul passare del tempo come grande livellatore, con l'età che smussa gli angoli dei sentimenti di ogni tipo e con il cerchio della vita che prosegue stancamente.
Di fatto è solo un film che gira in tondo dicendo poco, ma lo fa benissimo.

domenica 6 marzo 2011

Lo squartatore di New York - Lucio Fulci (1982)

(Id.)

Visto in VHS.

Per New York va in giro un matto che squarcia i ventri di giovani figliole e prende per il culo la polizia telefonando con la voce di paperino…
Allora, se vogliamo fare un paragone questo è proprio un film alla Dario Argento. Di meglio di Argento ha la semplicità, non nella trama, ma nello stile; Fulci evita ogni barocchismo e rinuncia ad effetti autoriali in favore di una film visivamente più semplice e meno pesante di qualunque film di Argento. La cosa è decisamente positiva… inoltre Fulci dimostra una certa capacità nel mettere in scena, nel narrare; si prende gioco dello spettatore facendogli credere cose che poi sistematicamente smentisce (su tutte l’arrivo del ragazzo nell’ospedale dove è ricoverata la donna sopravvissuta, che sembra essere una minaccia, invece…)
Però Fulci ci prova a creare tensione, a fare suspence, se non addirittura paura… ma non ci riesce. Ci prova, ma neppure lo splatter è decente. Giusto del rosso schizzato in giro, ma niente di più. Inoltre la storia, per carità, funziona, stupisce ed è quasi quasi credibile; però è evidente che Fulci ci tiene poco, vuol solo mettere in scena qualche ammazzamento per giustificare la descrizione di un mondo. Si perché il regista sembra più interessato a mostrare una New York sommersa dalla morbosità che non a seguire le vicende di un ispettore, di una vittima e di un assassino. Ogni personaggi di questa vicenda ha un rapporto distorto con la sessualità, anche quelli positivi (l’ispettore che fa sesso solo con prostitute, o lo psicologo che è un omosessuale represso che si sfoga con le riviste); lunghe scene indulgono sulla donna che va in giro a registrare gli ansiti, anche se molte di quelle scene sono oggettivamente inutili; le riprese in esterni sono spesso in vie a luci rosse; ecc… Fulci vuol creare un mondo incentrato sul sesso in maniera malata e in questo riesce da dio, poi però quando deve raccontare una storia che si muove in mezzo a questo mondo sembra starci dietro con meno interesse; e la trama va velocemente a puttane con fatti che succedono senza essere spiegati... e ovviamente lo spettatore s'annoia.