(Id.)
Visto in Dvx.
Famigliola si trasferisce in una casa in una nuova cittadina; questo senza badare ai ripetuti avvertimenti soprannaturali e nonostante il precedente inquilino (collega e amico del padre di famiglia) si sia suicidato male.
Fine de "La trilogia della morte"; più solido e meno randomico dei due assurdi precedenti, qui la storia c'è, decisamente più banale dei precedenti, ma pur sempre costruita meglio; peccato per i molti elementi inutili che fuorviano e fanno perdere il filo; peccato inoltre per uno spiegoncino nel pre-finale che non si capisce da dove venga fuori.
Costellato di bei momenti (senza molta soluzione di continuità l'uno con l'altro) e molte diluizioni perde del tutto la sfida dello splatter fantasioso con i due predecessori; inoltre entra direttamente in competizione per la scena più idiota di sempre nella lunga sequenza dell'aggressione del pipistrello...
Alla regia anche più dinamico (pur essendo realizzato nello stesso periodo degli altri film della trilogia); movimenti di macchina, zoom e parecchie soggettive oltre a molti dettagli sugli occhi. Fulci di nuovo in un cameo, qui fa il professore dell'incipit.
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lunedì 31 agosto 2015
domenica 6 marzo 2011
Lo squartatore di New York - Lucio Fulci (1982)
(Id.)
Visto in VHS.
Per New York va in giro un matto che squarcia i ventri di giovani figliole e prende per il culo la polizia telefonando con la voce di paperino…
Allora, se vogliamo fare un paragone questo è proprio un film alla Dario Argento. Di meglio di Argento ha la semplicità, non nella trama, ma nello stile; Fulci evita ogni barocchismo e rinuncia ad effetti autoriali in favore di una film visivamente più semplice e meno pesante di qualunque film di Argento. La cosa è decisamente positiva… inoltre Fulci dimostra una certa capacità nel mettere in scena, nel narrare; si prende gioco dello spettatore facendogli credere cose che poi sistematicamente smentisce (su tutte l’arrivo del ragazzo nell’ospedale dove è ricoverata la donna sopravvissuta, che sembra essere una minaccia, invece…)
Però Fulci ci prova a creare tensione, a fare suspence, se non addirittura paura… ma non ci riesce. Ci prova, ma neppure lo splatter è decente. Giusto del rosso schizzato in giro, ma niente di più. Inoltre la storia, per carità, funziona, stupisce ed è quasi quasi credibile; però è evidente che Fulci ci tiene poco, vuol solo mettere in scena qualche ammazzamento per giustificare la descrizione di un mondo. Si perché il regista sembra più interessato a mostrare una New York sommersa dalla morbosità che non a seguire le vicende di un ispettore, di una vittima e di un assassino. Ogni personaggi di questa vicenda ha un rapporto distorto con la sessualità, anche quelli positivi (l’ispettore che fa sesso solo con prostitute, o lo psicologo che è un omosessuale represso che si sfoga con le riviste); lunghe scene indulgono sulla donna che va in giro a registrare gli ansiti, anche se molte di quelle scene sono oggettivamente inutili; le riprese in esterni sono spesso in vie a luci rosse; ecc… Fulci vuol creare un mondo incentrato sul sesso in maniera malata e in questo riesce da dio, poi però quando deve raccontare una storia che si muove in mezzo a questo mondo sembra starci dietro con meno interesse; e la trama va velocemente a puttane con fatti che succedono senza essere spiegati... e ovviamente lo spettatore s'annoia.
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