(Id.)
Visto al cinema.
La storia di "It" la conosciamo tutti e chi non la conosce è una brutta persona. Comunque qui una sinossi d'aiuto.
"It" è un horror e insieme un film di formazione. La base da cui la storia parte è duplice, un clown assassino e un gruppo di regazzini sfigati e fobici che scende a patti con le proprie paure e, per quanto possibile, con i bulli. Quando dico "It" intendo questo film, anche se la base è la stessa per la precedente serie tv così come per il romanzo di King (che non ho ma letto e tutti mi dicono essere estremamente più complesso).
Il problema di questo film è che gestisce malamente entrambe le basi.
Il film di formazione viene annegato in una sceneggiatura decisamente sciatta che, nelle scene di maggior empatia, scivola nell'idiozia (i regazzini che vedono il bagno pieno di sangue e decidono di pulirlo con la stessa tranquillità che se fosse il soggiorno dopo una festa; la sassaiola sul fiume a 2 metri di distanza e che è pure montata malissimo); sorvola sulle introduzioni dei personaggi che risultano superficiali annullando completamente la fidelizzazione dello spettatore verso quel gruppo di regazzini e ne gestisce con troppa fretta le varie dinamiche (lo scontro, lo scioglimento del gruppo, la piccola evoluzione avvenuta nei mesi di distacco, la lotta con il mostro). Ovviamente gestire un cast con 7 coprotagonisti obbliga a lasciarne alcuni sullo sfondo, ma da qui a rendere sostanzialmente inutile la figura di Mike (con il risultato che lo scioglimento del gruppo appare una forzatura senza pathos) ne passa, a questo punto si poteva eliminare uno o due personaggi e aiutare lo spettatore a empatizzare con i rimanenti.
Il film horror invece si concentra totalmente sull'immagine del clown che viene sfruttata fin dall'inizio in maniera massiva; e qui bisogna ammetterlo, ogni scena con il mostro è esteticamente vincente, ognuna in maniera diversa dalle altre senza alcun rischio di cadere nel ridicolo. Gli altri mostri invece sono altalenanti (il Modigliani è molto contemporaneo, ma efficace, il lebbroso è ridicolo). Tuttavia l'efficacia estetica dl mostro sembra essere stata l'unica ansia della regia che, purtroppo, si dimentica di creare tensione. Va detto chiaramente, "It" non fa paura. Mai. Incapace di creare una genuina tensione addirittura nella iconica scena del tombino, Muschietti, fallisce anche nel fare paura con l'improvvisa comparsa del mostro, raggiungenre il non encomiabile record di film horror più bello senza orrore.
A mio avviso il film è un totale fallimento di per se, senza considerare il paragone con le due opere alle spalle. La parte più riuscita è l'efficace campagna pubblicitaria.
PS: si dai un paragone va fatto, meglio Curry o Skarsgård? beh, sono due cose diverse. Curry ha inventato un mostro completamente nuovo, un clown che si comporta da clown (i movimenti buffi, la mimica facciale, gli scherzi idioti), ma talvolta mostra una fila di canini; riesce, quindi, a creare tensione in maniera completamente nuova, completamente personale. Skarsgård, invece, crea un mostro decisamente più classico, più animalesco, più inquietante fin dalla prima occhiata, più in linea con il romanzo, ma meno originale.
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lunedì 13 novembre 2017
lunedì 11 settembre 2017
Atomica bionda - David Leitch (2017)
(Atomic blonde)
Visto al cinema.
Una spia viene mandata a Berlino una settimana prima della caduta del muro per riprendere una lista contenente i nomi (e gli scheletri negli armadi) di tutti gli agenti sul campo. Inizierà una caccia all'uomo in cui tutti inseguiranno tutti.
Sgombriamo il campo da ogni dubbio: il titolo è orribile, il film avrebbe meritato molto di più. Si perché il film è incredibilmente bello.
Diretto da Leitch, che si porta dietro lo splendido comparto estetico del suo (non accreditato) "John Wick", colori desaturati, luci fluo, fotografia attenta a incastrare corpi, dentro vestiti magnifici dentro a location magnificamente sgarrupate. Un comparto estetico totalmente derivativo (da "Sin city" a ai film americani di Refn).
All'interno di un ambiente perfettamente dipinto si inserisce una trama noiresca per complessità, incastri e twist che, personalmente, trovo molto affascinante, ma che è anche il vero neo del film; momenti difficilmente comprensibili, buchi, l'aggancio di un o due finali di troppo per dare il là a un ultimo (bellissimo) twist plot.
Dalla trama articolata e complessa riesce però a uscire, con forza e determinazione, una perfetta descrizione di un apocalisse; a mano a mano che si avvicina la caduta del muro, le spie da entrambi i lati tentano la fuga da una nave che affonda che è anche una terra di nessuno senza legge; è una colonia di topi che si muovono impazziti per cercare di uscirne, ma che distruggono molto (o tutto) ciò che toccano. Una rappresentazione durissima, ma molto efficace che riluce come l'idea più affascinante e riuscita del film.
Una nota rapida sulle musiche utilizzate; poco originali (dai Clash a una non totalmente comprensibile "Under pressure"), ma tutte prese dal periodo in cui il film è ambientato, ma soprattutto, perfettamente integrate con lo svolgimento delle scene, peccato per le frequenti sbavature nei momenti in cui la musica viene tolta o modulata.
Per ultima, però, bisogna parlare dell'altro valore aggiunto (oltre alla trama auto-distruttiva), la parte più propriamente action. Leitch nasce stuntman, recentemente prestato alla regia, ma sembra aver assorbito totalmente le tendenze contemporanee dei film d'azione. Charlize Theron spara, picchia a viene picchiata senza remore e senza alcuno sconto per lo spettatore mentre la macchina da presa (grazie a "The raid") si butta a capofitto nelle scene arrivando anche a frapporsi fra gli atleti in lotta dando vita ad alcune delle sequenze meglio realizzate e più onestamente thrilling di quest'anno (ovviamnte vince su tutti il piano sequenza ambientato proprio in un palazzo).
A questo punto il cast riesce anche a passare in secondo piano, nonostante si stia parlando di una Theron in gran forma (fisica indubbiamente, ma anche capace di dare vita a un personaggio senza anima in cui gli spettatori continuano a volersi ingannare vedendone una) circondata da una serie invidiabile di comprimari che la metà sarebbero già motivo sufficiente per vedere un film al cinema (Marsan, Goodman, Jones sono solo quelli più riconoscibili); solo McAvoy, per quanto in parte, risulta un pelo fuori dal mood, ma comunque assolutamente all'altezza.
In poche parole; il thriller più duro visto quest'anno, il film action che si candida ad essere il migliore dell'annata e uno dei film più drammaticamente interessanti visto finora.
Visto al cinema.
Una spia viene mandata a Berlino una settimana prima della caduta del muro per riprendere una lista contenente i nomi (e gli scheletri negli armadi) di tutti gli agenti sul campo. Inizierà una caccia all'uomo in cui tutti inseguiranno tutti.
Sgombriamo il campo da ogni dubbio: il titolo è orribile, il film avrebbe meritato molto di più. Si perché il film è incredibilmente bello.
Diretto da Leitch, che si porta dietro lo splendido comparto estetico del suo (non accreditato) "John Wick", colori desaturati, luci fluo, fotografia attenta a incastrare corpi, dentro vestiti magnifici dentro a location magnificamente sgarrupate. Un comparto estetico totalmente derivativo (da "Sin city" a ai film americani di Refn).
All'interno di un ambiente perfettamente dipinto si inserisce una trama noiresca per complessità, incastri e twist che, personalmente, trovo molto affascinante, ma che è anche il vero neo del film; momenti difficilmente comprensibili, buchi, l'aggancio di un o due finali di troppo per dare il là a un ultimo (bellissimo) twist plot.
Dalla trama articolata e complessa riesce però a uscire, con forza e determinazione, una perfetta descrizione di un apocalisse; a mano a mano che si avvicina la caduta del muro, le spie da entrambi i lati tentano la fuga da una nave che affonda che è anche una terra di nessuno senza legge; è una colonia di topi che si muovono impazziti per cercare di uscirne, ma che distruggono molto (o tutto) ciò che toccano. Una rappresentazione durissima, ma molto efficace che riluce come l'idea più affascinante e riuscita del film.
Una nota rapida sulle musiche utilizzate; poco originali (dai Clash a una non totalmente comprensibile "Under pressure"), ma tutte prese dal periodo in cui il film è ambientato, ma soprattutto, perfettamente integrate con lo svolgimento delle scene, peccato per le frequenti sbavature nei momenti in cui la musica viene tolta o modulata.
Per ultima, però, bisogna parlare dell'altro valore aggiunto (oltre alla trama auto-distruttiva), la parte più propriamente action. Leitch nasce stuntman, recentemente prestato alla regia, ma sembra aver assorbito totalmente le tendenze contemporanee dei film d'azione. Charlize Theron spara, picchia a viene picchiata senza remore e senza alcuno sconto per lo spettatore mentre la macchina da presa (grazie a "The raid") si butta a capofitto nelle scene arrivando anche a frapporsi fra gli atleti in lotta dando vita ad alcune delle sequenze meglio realizzate e più onestamente thrilling di quest'anno (ovviamnte vince su tutti il piano sequenza ambientato proprio in un palazzo).
A questo punto il cast riesce anche a passare in secondo piano, nonostante si stia parlando di una Theron in gran forma (fisica indubbiamente, ma anche capace di dare vita a un personaggio senza anima in cui gli spettatori continuano a volersi ingannare vedendone una) circondata da una serie invidiabile di comprimari che la metà sarebbero già motivo sufficiente per vedere un film al cinema (Marsan, Goodman, Jones sono solo quelli più riconoscibili); solo McAvoy, per quanto in parte, risulta un pelo fuori dal mood, ma comunque assolutamente all'altezza.
In poche parole; il thriller più duro visto quest'anno, il film action che si candida ad essere il migliore dell'annata e uno dei film più drammaticamente interessanti visto finora.
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