(Id.)
Visto su Amazon prime.
Credo sia ormai noto a tutti il film d'azione di Keanu Reeves, non dirò nient'altro sulla trama, mi pare già sufficiente.
Il film realizzato dagli stunt Sthelski e Leitch (prodotto da quest'ultimo e tenuto uncredited nella regia, ma vedendo quel capolavoro di "Atomica bionda" è evidente da dove vengono molte delle idee di regia) è tutto tranne un capolavoro, ma è un film enorme per l'idea di base di prendere l'azione del sud est asiatico (si, diciamo pure quella di "The raid") e portarla a Hollywood. Già solo per questo il film potrebbe diventare uno dei semi dell'action dei prossimi vent'anni. Si aggiunga che uscendo dal loro campo, prendono l'estetica di Refn, tutte luci fluo, personaggi impassibili, illuminazione in pieno volto e una perfezione formale estrema, la manipolano per renderla meno perturbante e il gioco è fatto. abbiamo la carta d'identità di quello che il cinema d'azione potrebbe diventare se venisse girato senza il pilota automatico.
Ovviamente i pregi non finiscono qui. L'estetica è molto e la regia è tutto, ma il world building dei sicari che vivono a fianco del genere umano normale come i vampiri è semplicissimo è pazzesco; l'eroe che incute timore ai villain con il solo rimanere al silenzia al telefono (in una sorta di versione ribaltata del T1000) è un'idea semplice che era ora qualcuno portasse sul grande schermo e poi c'è Reeves che sembra nato pèer la parte.
I difetti, però, sono altrettanto notevoli: trama un poco raffazzonata con eventi troppo rapidi o decisioni buffe, Reeves che si dà anima e corpo, ma che ancora non ha il fisico adatto (nelle scene con degli stunt all'altezza si nota poca, ma lo showdown finale con l'altrettanto legnoso Nyqvist è patetico)... Quindi?
Quindi siamo davanti a un film di serie B con tutti i limiti del caso che offre alcune delle scene d'azione migliori del suo anno (verrà superato a destra dalla già citata "Atomica bionda") e che crea un immaginario visivo e concettuale che non potrà non influenzare i posteri.
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lunedì 24 agosto 2020
lunedì 11 settembre 2017
Atomica bionda - David Leitch (2017)
(Atomic blonde)
Visto al cinema.
Una spia viene mandata a Berlino una settimana prima della caduta del muro per riprendere una lista contenente i nomi (e gli scheletri negli armadi) di tutti gli agenti sul campo. Inizierà una caccia all'uomo in cui tutti inseguiranno tutti.
Sgombriamo il campo da ogni dubbio: il titolo è orribile, il film avrebbe meritato molto di più. Si perché il film è incredibilmente bello.
Diretto da Leitch, che si porta dietro lo splendido comparto estetico del suo (non accreditato) "John Wick", colori desaturati, luci fluo, fotografia attenta a incastrare corpi, dentro vestiti magnifici dentro a location magnificamente sgarrupate. Un comparto estetico totalmente derivativo (da "Sin city" a ai film americani di Refn).
All'interno di un ambiente perfettamente dipinto si inserisce una trama noiresca per complessità, incastri e twist che, personalmente, trovo molto affascinante, ma che è anche il vero neo del film; momenti difficilmente comprensibili, buchi, l'aggancio di un o due finali di troppo per dare il là a un ultimo (bellissimo) twist plot.
Dalla trama articolata e complessa riesce però a uscire, con forza e determinazione, una perfetta descrizione di un apocalisse; a mano a mano che si avvicina la caduta del muro, le spie da entrambi i lati tentano la fuga da una nave che affonda che è anche una terra di nessuno senza legge; è una colonia di topi che si muovono impazziti per cercare di uscirne, ma che distruggono molto (o tutto) ciò che toccano. Una rappresentazione durissima, ma molto efficace che riluce come l'idea più affascinante e riuscita del film.
Una nota rapida sulle musiche utilizzate; poco originali (dai Clash a una non totalmente comprensibile "Under pressure"), ma tutte prese dal periodo in cui il film è ambientato, ma soprattutto, perfettamente integrate con lo svolgimento delle scene, peccato per le frequenti sbavature nei momenti in cui la musica viene tolta o modulata.
Per ultima, però, bisogna parlare dell'altro valore aggiunto (oltre alla trama auto-distruttiva), la parte più propriamente action. Leitch nasce stuntman, recentemente prestato alla regia, ma sembra aver assorbito totalmente le tendenze contemporanee dei film d'azione. Charlize Theron spara, picchia a viene picchiata senza remore e senza alcuno sconto per lo spettatore mentre la macchina da presa (grazie a "The raid") si butta a capofitto nelle scene arrivando anche a frapporsi fra gli atleti in lotta dando vita ad alcune delle sequenze meglio realizzate e più onestamente thrilling di quest'anno (ovviamnte vince su tutti il piano sequenza ambientato proprio in un palazzo).
A questo punto il cast riesce anche a passare in secondo piano, nonostante si stia parlando di una Theron in gran forma (fisica indubbiamente, ma anche capace di dare vita a un personaggio senza anima in cui gli spettatori continuano a volersi ingannare vedendone una) circondata da una serie invidiabile di comprimari che la metà sarebbero già motivo sufficiente per vedere un film al cinema (Marsan, Goodman, Jones sono solo quelli più riconoscibili); solo McAvoy, per quanto in parte, risulta un pelo fuori dal mood, ma comunque assolutamente all'altezza.
In poche parole; il thriller più duro visto quest'anno, il film action che si candida ad essere il migliore dell'annata e uno dei film più drammaticamente interessanti visto finora.
Visto al cinema.
Una spia viene mandata a Berlino una settimana prima della caduta del muro per riprendere una lista contenente i nomi (e gli scheletri negli armadi) di tutti gli agenti sul campo. Inizierà una caccia all'uomo in cui tutti inseguiranno tutti.
Sgombriamo il campo da ogni dubbio: il titolo è orribile, il film avrebbe meritato molto di più. Si perché il film è incredibilmente bello.
Diretto da Leitch, che si porta dietro lo splendido comparto estetico del suo (non accreditato) "John Wick", colori desaturati, luci fluo, fotografia attenta a incastrare corpi, dentro vestiti magnifici dentro a location magnificamente sgarrupate. Un comparto estetico totalmente derivativo (da "Sin city" a ai film americani di Refn).
All'interno di un ambiente perfettamente dipinto si inserisce una trama noiresca per complessità, incastri e twist che, personalmente, trovo molto affascinante, ma che è anche il vero neo del film; momenti difficilmente comprensibili, buchi, l'aggancio di un o due finali di troppo per dare il là a un ultimo (bellissimo) twist plot.
Dalla trama articolata e complessa riesce però a uscire, con forza e determinazione, una perfetta descrizione di un apocalisse; a mano a mano che si avvicina la caduta del muro, le spie da entrambi i lati tentano la fuga da una nave che affonda che è anche una terra di nessuno senza legge; è una colonia di topi che si muovono impazziti per cercare di uscirne, ma che distruggono molto (o tutto) ciò che toccano. Una rappresentazione durissima, ma molto efficace che riluce come l'idea più affascinante e riuscita del film.
Una nota rapida sulle musiche utilizzate; poco originali (dai Clash a una non totalmente comprensibile "Under pressure"), ma tutte prese dal periodo in cui il film è ambientato, ma soprattutto, perfettamente integrate con lo svolgimento delle scene, peccato per le frequenti sbavature nei momenti in cui la musica viene tolta o modulata.
Per ultima, però, bisogna parlare dell'altro valore aggiunto (oltre alla trama auto-distruttiva), la parte più propriamente action. Leitch nasce stuntman, recentemente prestato alla regia, ma sembra aver assorbito totalmente le tendenze contemporanee dei film d'azione. Charlize Theron spara, picchia a viene picchiata senza remore e senza alcuno sconto per lo spettatore mentre la macchina da presa (grazie a "The raid") si butta a capofitto nelle scene arrivando anche a frapporsi fra gli atleti in lotta dando vita ad alcune delle sequenze meglio realizzate e più onestamente thrilling di quest'anno (ovviamnte vince su tutti il piano sequenza ambientato proprio in un palazzo).
A questo punto il cast riesce anche a passare in secondo piano, nonostante si stia parlando di una Theron in gran forma (fisica indubbiamente, ma anche capace di dare vita a un personaggio senza anima in cui gli spettatori continuano a volersi ingannare vedendone una) circondata da una serie invidiabile di comprimari che la metà sarebbero già motivo sufficiente per vedere un film al cinema (Marsan, Goodman, Jones sono solo quelli più riconoscibili); solo McAvoy, per quanto in parte, risulta un pelo fuori dal mood, ma comunque assolutamente all'altezza.
In poche parole; il thriller più duro visto quest'anno, il film action che si candida ad essere il migliore dell'annata e uno dei film più drammaticamente interessanti visto finora.
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