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lunedì 11 settembre 2017

Atomica bionda - David Leitch (2017)

(Atomic blonde)

Visto al cinema.

Una spia viene mandata a Berlino una settimana prima della caduta del muro per riprendere una lista contenente i nomi (e gli scheletri negli armadi) di tutti gli agenti sul campo. Inizierà una caccia all'uomo in cui tutti inseguiranno tutti.

Sgombriamo il campo da ogni dubbio: il titolo è orribile, il film avrebbe meritato molto di più. Si perché il film è incredibilmente bello.

Diretto da Leitch, che si porta dietro lo splendido comparto estetico del suo (non accreditato) "John Wick", colori desaturati, luci fluo, fotografia attenta a incastrare corpi, dentro vestiti magnifici dentro a location magnificamente sgarrupate. Un comparto estetico totalmente derivativo (da "Sin city" a ai film americani di Refn).
All'interno di un ambiente perfettamente dipinto si inserisce una trama noiresca per complessità, incastri e twist che, personalmente, trovo molto affascinante, ma che è anche il vero neo del film; momenti difficilmente comprensibili, buchi, l'aggancio di un o due finali di troppo per dare il là a un ultimo (bellissimo) twist plot.
Dalla trama articolata e complessa riesce però a uscire, con forza e determinazione, una perfetta descrizione di un apocalisse; a mano a mano che si avvicina la caduta del muro, le spie da entrambi i lati tentano la fuga da una nave che affonda che è anche una terra di nessuno senza legge; è una colonia di topi che si muovono impazziti per cercare di uscirne, ma che distruggono molto (o tutto) ciò che toccano. Una rappresentazione durissima, ma molto efficace che riluce come l'idea più affascinante e riuscita del film.
Una nota rapida sulle musiche utilizzate; poco originali (dai Clash a una non totalmente comprensibile "Under pressure"), ma tutte prese dal periodo in cui il film è ambientato, ma soprattutto, perfettamente integrate con lo svolgimento delle scene, peccato per le frequenti sbavature nei momenti in cui la musica viene tolta o modulata.

Per ultima, però, bisogna parlare dell'altro valore aggiunto (oltre alla trama auto-distruttiva), la parte più propriamente action. Leitch nasce stuntman, recentemente prestato alla regia, ma sembra aver assorbito totalmente le tendenze contemporanee dei film d'azione. Charlize Theron spara, picchia a viene picchiata senza remore e senza alcuno sconto per lo spettatore mentre la macchina da presa (grazie a "The raid") si butta a capofitto nelle scene arrivando anche a frapporsi fra gli atleti in lotta dando vita ad alcune delle sequenze meglio realizzate e più onestamente thrilling di quest'anno (ovviamnte vince su tutti il piano sequenza ambientato proprio in un palazzo).

A questo punto il cast riesce anche a passare in secondo piano, nonostante si stia parlando di una Theron in gran forma (fisica indubbiamente, ma anche capace di dare vita a un personaggio senza anima in cui gli spettatori continuano a volersi ingannare vedendone una) circondata da una serie invidiabile di comprimari che la metà sarebbero già motivo sufficiente per vedere un film al cinema (Marsan, Goodman, Jones sono solo quelli più riconoscibili); solo McAvoy, per quanto in parte, risulta un pelo fuori dal mood, ma comunque assolutamente all'altezza.

In poche parole; il thriller più duro visto quest'anno, il film action che si candida ad essere il migliore dell'annata e uno dei film più drammaticamente interessanti visto finora.

lunedì 1 giugno 2015

Mad Max: Fury road - George Miller (2015)

(Id.)

Visto al cinema.

A quasi 40 anni di distanza dal capostipite George Miller riprende in mano la sua creatura e ne fa un film. Onestamente non ci avrei scommesso troppo sul suo successo; invece devo ricredermi completamente.

Non provo neppure a scrivere mezza sinossi, è inutile, è un film action tout court, ci sono pugni, fughe, inseguimenti, un breve momento di calma e poi inseguimenti, fughe e pugni, più qualche esplosione.

Il film vince però per tutto quello che fa da contorno. L'estetica è il caposaldo del film, viene preso il post apocalisse dei seguiti, l'istinto steampunk che tanto ispirò "Ken Shiro" e viene esploso, con interventi in ogni ambito, dagli abiti agli accessori, dai veicoli alla mitopoiesi complessa che fa da sfondo alla vicenda (viene tratteggiata in maniera coerente un'intera società figlia di quella attuale, ma medievalizzata). Il tutto infilato in un ambiente desertico che ha rapporto ingoiandoli continuamente e che rappresenta la tela per il dipinto del film (oltre a una serie di manipolazioni estetiche sempre perfette come il fantastico effetto notte nel deserto con sprazzi di luce).
Il film vince perché riesce a lavorare il protagonista pur avendolo totalmente spersonalizzato, anzi messo d aaprte. C'è un incipit rapidissimo che cala nell'azione più pura lo spettatore, qui ci sono alcune (fastidiose) sequenze di ricordo (ritorno del) passato del protagonista con una bambina che non è riuscito a proteggere (pallido legame con l'originale, non particolarmente utile), poi il film vira e il protagonista lascia il posto alla protagonista; trasformando questo in un film action al femminile dove un gruppo di donne fugge dagli uomini (tutti, a parte un paio) e cerca di farli fuori perché vengono utilizzate come oggetti.
Il film vince perché, esattamente come il capostipite era l'essenza del decennio trascorso, questo ha assimilato tutto quello che c'è stato in mezzo; utilizza i corpi come i body horror gli hanno insegnato (malattie, malformazioni, obesità, tatuaggi, scarificazioni, trucchi che deformano i lineamenti, sporco che nasconde i volti, corpi di donne sexy, corpi di donne incinte, corpi di donne mutilate) con un protagonista azzeccato (qui non deve neppure sforzarsi, ma Hardy è uno degli attori più fisici degli ultimi anni, basti ricordare "Bronson") e una protagonista, tecnicamente figa, che però viene utilizzata in toto, ammazzandone la sensualità; Miller ci mette pure il classico film di inseguimenti che tanto conosce; sfrutta appieno il genere postapocalittico di cui ha dettato le regole decenni fa; e frulla tutto in un film d'azione adrenalinico modernissmo che non ha nulla in comune con tutte le sue opere precedenti. E ovviamente per fare questo se ne fotte dei vincoli di produzione, delle (auto)censure e dei vari PG.
Il film vince ppiù che altro per quest'ultimo punto. Vince perchè dopo qualche minuti dall'inizio comincia una fuga a rotta di collo che lascia senza fiato. Quando finisce è solo l'inizio di una fuga a ritroso ancora più folle, disperata e dispnoica (letteralmente lascia senza fiato) dove non si può non essere partecipi ed emotivamente coinvolti; dove la macchina da presa che vola continuamente sopra, sotto e ai lati dei veicoli qaunto i personaggi che cadono, inciampano, rimangono legati, beh quella macchina da presa lì, mossa da un settantenne, non ti fa mai staccare gli occhi dallo schermo e dopo solo due ore di film ne chiedi ancora, solo una mezzora...

PS: e comunque pure questo film ha creato immagini, personaggi e situazioni con cui il cinema action dovrà confrontarsi negli anni a venire.

mercoledì 7 novembre 2012

Young adult - Jason Reitman (2011)

(Id.)

Visto in DVD.


Diablo Cody è affascinata dall’adolescenza, da quello stato intermedio dove non si è mai davvero cattivi, al massimos considerati ed egoisti, talvolta spietati (o meglio, stronzi) per reagire a ciò che si ha intorno, ma fondamentalmente buoni. Reitman invece è più attratto dall’umanità di personaggi sgradevoli trattati con ironia perché è l’unico modo per umanizzarli del tutto, gli piace mostrare che anche loro perdono, ma anche perché loro vincono sempre (o quasi). Ecco questi due (Cody e Reitman) si erano già incontrati in “Juno” dove però il regista si era limitato alla (bellissima) messa in scena di una sceneggiatura senza portarla verso la sua direzione. Per questo film invece sembrano essersi parlati ed il personaggio che ne viene fuori è un adulto disprezzabile; una donna di (mezzo) successo, bella e ricca tanto quanto è stronza, che non riesce ad accontentarsi di ciò che ha e senza rendersi conto del male che può fare e farsi si rimette alla caccia del suo ex (ormai sposato e con un bimbo) solo per principio, disposta a passare sopra qualunque cosa pur di ottenere ciò che vuole.

Il film è davvero bello; l’incipit è completamente (e commoventemente) ‘90s e introduce al classico film di Reitman, con una fotografia ed una messa in scena sempre gelide oltre ogni dire, ma impeccabile… tanto l’umanità vien fuori dalla storia. Il personaggio creato stavolta è però il vero asso nella manica; è una reginetta della scuola mai cresciuta, fuori tempo massimo, ma senza alcuna capacità (o voglia) di capirlo e per questo viene continuamente ferita; si unisce ad un suo ex compagno di liceo che all’epoca venne ferito fisicamente e si porta dietro la sua infermità con la stessa quantità di odio che ha la protagonista. Le loro solitudini si incontrano solo per sostenersi, non per completarsi, perché la protagonista insisterà nel suo piano. Nel suo modo di comportarsi c’è più stupidità che cattiveria, la stessa che si ritroverà nei comportamenti della gente che la circonda, ma che, al contrario di lei, è scesa a patti con la propria vita.


Complessivamente il film è solido come i precedenti lavori di Reitman, ma non ha le lungaggini di “Tra le nuvole”, si avvale di un cast veramente bravo (la Theron è perfetta nella parte), rinuncia all’ironia diretta (ci sono poche battute) senza togliere il grottesco. Infine il vero colpo da maestro è il finale; se nei rpcedenti c’era, sostanzialmente un ritorno allo stato precedente con la consapevolezza di aver imparato qualcosa senza per questo averne avuto dei benefici (una sorta di antimorale); qui invece il film si fa spietato e dopo un ottimo dialogo finale ritorna anch’esso allo stato iniziale, ma con la consapevolezza che quella era la vera vittoria.

lunedì 16 luglio 2012

Biancaneve e il cacciatore - Rupert Sanders (2012)

(Snowwhite and the huntsman)

Visto al cinema.

La storia è nota ed è altrettanto noto che è appena uscito un'altro film ispirato alla medesima fiaba, inevitabile, quindi, il confronto.
Se il film di Tarsem, dunque, spingeva tutto sul fiabesco, sul kitsch e sulla commedia, qui il registro cambia completamente, l'ambientazioni si fanno gotiche, il tono drammatico, i personaggi shakespeariani.
Anzi ad essere del tutto lucidi direi che questo film ha le cadenze, gli ambienti e gli stilemi del fantasy classico.

Perchè dal fantasy prende il ritmo della storia, di guerre fra regni, di viaggi a tappe e di predestinazione. Ruba gli ambienti a quel mondo medievali all'inglese che fa da sfondo a questo genere da quando c'ha messo le mani Tolkien. Infine il gotico imperversa ovunque e la regia è li pronta ad indugiare proprio sulle caratteristiche più tipiche anche se non funzionali alla storia (tutte le attività della regina, dal bagno nel latte, allo specchio magico, sono essenzialmente inutili, ma fondamentali per creare il clima giusto).

Ciò che però è maggiormente interessante è come utilizzi tutti gli elementi della fiaba classica (il cacciatore, il principe, la mela, i nani, la trasformazione della regina in una vecchia) e addirittura alcuni dei cartoni della Disney (il feeling particolare della protagonista per gli animali), per rimescolarli fra loro, sporcarli di gotico e riposizionarli tutti con una senso ed una motivazione.

Il film non è assolutamente perfetto, soprattutto nella trama poco chiara in molti punti che indulge troppo nel buon cuore di chi guarda; ma l'ambiente è perfetto e la storia regge perfettamente su alcuni personaggi chiave che valgono la visione (ovviamente la regina cattiva d il cacciatore, molto meno l'insipida Biancaneve). Inoltre le trovate visive sono eccezionali.

PS: un encomio a Hemsworth che sembra pure un attore, un elogio ai nani impersonati dal meglio del ciname inglese e che è un piacere vederli messi li (pur comprendendo che sarebbe più giusto dare lavoro ai agli attori nani almeno nelle parti da nano), un disappunto solo nella Stewart che passa tutto il film con una mezza smorfia di schifo stampata in faccia e basta... e basta! giuro, non sorride neppure.