(Entre tieneblas)
Visto in DVD, in lingua originale sottotitolato.
Una cantante di night club ricercata per la morte del compagno si rifugia in un convento un pò particolare. La madre superiora si innamora di lei, ma le sue attenzioni (discrete, ma continue) tenderanno ad allontanare la donna.
Al terzo film Almodovar smette di essere un energetico dilettante e decide di fare il regista; la differenza è chiara fiin dalla prima sequenza, dove fotografia, punti di inquadratura e composizione delle scene sono professionali.
Il ritmo è decisamente più rallentato rispetto ai due film precedenti, ma la trama aumenta di spessore e la storia dipana il primo, vero, melodramma amoroso di Almodovar.
Al netto di una serie di fantasia grottesche (la tigre, la tossicodipendenza, ecc...) che portano il film, soprattutto nella prima mezzora, ad avere un taglio ironico e divertito (anche se piuttosto semplicistico), la storia è un amore impossibile di una donna talmente ossessionata dal raggiungimento dei propri obiettivi che non si rende conto di essere abbandonata da tutti; l'urlo finale (unico momento in cui la controllatissima protagonista si lascia andare) è una coltellata.
Il film è, di fatto, un dolcissimo film d'amore non corrisposto (e molto ossessivo, sia chiaro) che ha i suoi picchi in alcune scelte geniali del regista, dall'arrivo della cantante in chiesa (la suora la vede, si stacca dalla fila per la comunione e con lo stesso passo si muove verso di lei mentre la macchina da presa si alza) alla dichiarazione d'amore tormentato cantata da entrambe. Ma l'intera opera è costellata da continue, minime, scelte di regia che trasformano ogni scena fra le due in qualcosa di particolare.
Da evitare assolutamente la versione doppiata in italiano. Dato il tema particolare, credo che i distributori italiani abbiano cercare di vendere il film come un nuovo Buñuel (regista spagnolo, film con ambientazione religiosa, amore per il grottesco) modificando il titolo in una brutta citazione e cambiando colpevolemente diversi dialoghi (e tagliando alcune scene). Il doppiaggio mitiga alcune scelte, aggiunge dettagli non presenti cercando di aumentare il grottesco (in maniera infantile, pensando che facendo dire cose assurde ad ogni religiosa allora venga fuori una critica sociale), aggiungono dialoghi dove non ci sono per spiegare a voce il senso di alcune scene, ma soprattutto (con il tono e le parole scelte) hanno trasformato la protagonista (da dolce donna sola con manie di controllo a una cinica calcotrice) modificando del tutto il senso e l'empatia del film.
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lunedì 7 gennaio 2019
mercoledì 6 maggio 2015
Le streghe son tornate - Alex de la Iglesia (2013)
(Las brujas de Zugarramurdi)
Visto al cinema.
Due uomini compiono una rapina (a cui è presente anche il figlio di uno dei due) e scappano rapendo un tassista con relativo taxi. Nella fuga saranno inseguiti dalla ex moglie del protagonista che cercherà di riprendersi il bambino e da due poliziotti. I protagonisti si imbatteranno in una famigliola tutta al femminile che si rivelerà essere un gruppo di streghe che attende l'arrivo di un messia (il bambino) che distruggerà gli uomini.
Realizzato 2 anni fa, annunciato in uscita imminente è finalmente stato portato in sala in Italia da una settimana; pubblicizzato più di quanto mi aspettassi, sono finalmente riuscito a vedere un film di de la Iglesia nella sala cinematografica. Considerando che per l'estenuante tira e molla di "Balada triste de trompeta" non son riuscito a vederlo all'epoca dell'uscita e per protesta non l'ho più recuperato (ma adesso stò film mi ha rimesso la voglie del cinema del regista spagnolo).
Beh questo film si apre con una rapina fatta da un tizia vestito da Gesù a un compro oro, proterà via solo le fede nuziali presenti nel negozio (e sono molte), prosegue come un action comico nella migliore maniera di de la Iglesia (qui si cimenta per lo più negli inseguimenti, godibili, divertenti, ma non sono il suo forte); prosegue con un tono farsesco perfetto nell'introdurre il tema perturbante con l'arrivo notturno nei paesi baschi fino all'incontro con Carmen Maura e Carolina Bang. Poi sbraca del tutto con un lungo finalone per un quarto horror, un quarto action, un quarto comico e un quarto cazzata; interminabile e senza una chiara idea di come chiudere.
Ci si trova quindi davanti ad almeno due terzi di un ottimo film di de la Iglesia classico, cattivo e comico, dove una gruppo di uomini infantili e stupidi sono assoggettati a donne malvagie, con una serie di continui giochi da commedia dei sessi 2.0 e risvolti di critica sociale tra i più apprezzabili di sempre (quelli che non rispondo alle logiche di un film a tesi).
Nell'ultima parte de la Iglesia fa il classico pout pourri di chi non sa come chiudere, teso fra il personaggi di Carmen Maura che meriterebbe molto di più e quello della Bang (che essendo la moglie del regista dall'anno successivo, evidentemente non vuole lasciarla sullo sfondo).
Ovviamente de la Iglesia è uno che utilizza i genere che ama come preferisce e infarcisce il film di riferimenti per nulla pop, ma integrati nella storia, delle strizzatine d'occhio che tendono a dare il piglio del personaggio (si veda la Bang che entra in scena in versione Lisbeth Salander) o semplicemente a onorare dei grandi del passato che evidentemente apprezza (come l'anziana strega che, nel mettersi i denti di metallo, è il ritratto di Lon Chaney ne "Il fantasma del castello").
Un buon film medio (a mio avviso medio-basso) di de la Iglesia, giusto per non dimenticarci che, pur senza toccare i nostri cinema, c'è ancora qualcuno là fuori che sa il fatto suo.
PS: titolo italiano bruttissimo, ma estremamente calzante per il riferimento femminista.
Visto al cinema.
Due uomini compiono una rapina (a cui è presente anche il figlio di uno dei due) e scappano rapendo un tassista con relativo taxi. Nella fuga saranno inseguiti dalla ex moglie del protagonista che cercherà di riprendersi il bambino e da due poliziotti. I protagonisti si imbatteranno in una famigliola tutta al femminile che si rivelerà essere un gruppo di streghe che attende l'arrivo di un messia (il bambino) che distruggerà gli uomini.
Realizzato 2 anni fa, annunciato in uscita imminente è finalmente stato portato in sala in Italia da una settimana; pubblicizzato più di quanto mi aspettassi, sono finalmente riuscito a vedere un film di de la Iglesia nella sala cinematografica. Considerando che per l'estenuante tira e molla di "Balada triste de trompeta" non son riuscito a vederlo all'epoca dell'uscita e per protesta non l'ho più recuperato (ma adesso stò film mi ha rimesso la voglie del cinema del regista spagnolo).
Beh questo film si apre con una rapina fatta da un tizia vestito da Gesù a un compro oro, proterà via solo le fede nuziali presenti nel negozio (e sono molte), prosegue come un action comico nella migliore maniera di de la Iglesia (qui si cimenta per lo più negli inseguimenti, godibili, divertenti, ma non sono il suo forte); prosegue con un tono farsesco perfetto nell'introdurre il tema perturbante con l'arrivo notturno nei paesi baschi fino all'incontro con Carmen Maura e Carolina Bang. Poi sbraca del tutto con un lungo finalone per un quarto horror, un quarto action, un quarto comico e un quarto cazzata; interminabile e senza una chiara idea di come chiudere.
Ci si trova quindi davanti ad almeno due terzi di un ottimo film di de la Iglesia classico, cattivo e comico, dove una gruppo di uomini infantili e stupidi sono assoggettati a donne malvagie, con una serie di continui giochi da commedia dei sessi 2.0 e risvolti di critica sociale tra i più apprezzabili di sempre (quelli che non rispondo alle logiche di un film a tesi).
Nell'ultima parte de la Iglesia fa il classico pout pourri di chi non sa come chiudere, teso fra il personaggi di Carmen Maura che meriterebbe molto di più e quello della Bang (che essendo la moglie del regista dall'anno successivo, evidentemente non vuole lasciarla sullo sfondo).
Ovviamente de la Iglesia è uno che utilizza i genere che ama come preferisce e infarcisce il film di riferimenti per nulla pop, ma integrati nella storia, delle strizzatine d'occhio che tendono a dare il piglio del personaggio (si veda la Bang che entra in scena in versione Lisbeth Salander) o semplicemente a onorare dei grandi del passato che evidentemente apprezza (come l'anziana strega che, nel mettersi i denti di metallo, è il ritratto di Lon Chaney ne "Il fantasma del castello").
Un buon film medio (a mio avviso medio-basso) di de la Iglesia, giusto per non dimenticarci che, pur senza toccare i nostri cinema, c'è ancora qualcuno là fuori che sa il fatto suo.
PS: titolo italiano bruttissimo, ma estremamente calzante per il riferimento femminista.
mercoledì 13 novembre 2013
Donne sull'orlo di una crisi di nervi - Pedro Almodovar (1988)
(Mujeres al borde de un ataque de nervios)
Visto in Dvx.
Visto in Dvx.
Qui l'intricata trama del film.
La commedia
chiassosa ed estrema (più nella parte visiva che non nel contenuto) di
Almodovar qui raggiungi picchi di bellissimo kitsch che a tentare di ripeterlo
si riuscirebbe solo a rovinare tutto.
Una commedia
sui generis, che inizia come gioco degli equivoci per poi passare alla
screwball comedy, per aggiungerci qualcosa
della commedia dei sessi con un solo sesso come protagonista. Almodovar prende
tutto quello che riesce dalle commedie americane classiche, le mixa con uno
stile irriverente e colori eccessivi e quello che viene fuori ha del
miracoloso.
La storia è
assurda, divertente e perfettamente congegnata. Ogni elemento della
sceneggiatura, anche il più infimo, ha un motivo d’esistere e viene ripreso in
scene successive della pellicola in un gioco a incastri perfetto.
In più dietro
alla macchina da presa c’è un tizio che sa come fare un film. Il fatto che la
coppia non comunichi mai direttamente se non nel finale (solo tramite la
segreteria, il telefono o nel geniale dialogo a distanza della sala doppiaggio;
vero colpo di genio) o la bellissima conversazione telefonica tra le due donne
che guardano in camera mentre dialogano in una versione riaggiornata della
lettera recitata da chi la scrive di Bergman; ecco questi sono solo due esempi
di un film densissimo sotto ogni punto di vista.
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Rossy de Palma
mercoledì 17 aprile 2013
Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del gruppo - Pedro Almodóvar (1980)
(Pepi, Luci, Bom y otras chicas del motón)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.
Tutto inizia con una ragazza che
coltiva marijuana a cui un poliziotto piomba in casa, lei, pur essendo vergine
decide di offrirgli del sesso purché tenga la bocca chiusa. Non tutto va
secondo i piani e lei decide di vendicarsi, prima picchiandolo, poi insidiandone
la moglie (che di per se è una masochista feticista in più ambiti). Beh direi
che già così si ha l’idea generale. Tutto è rappresentato in chiave grottesca, divertente e divertita, senza pretese, che permette al film un tele senso di leggerezza (in senso positivo) da far impallidire.
Credo che in questo film ci fosse tutto
quello che potesse scioccare la Spagna dell’epoca, il femminismo, la droga, la
prostituzione, l’omosessualità, il sado-masichismo, parafilie varie, il
dileggio alle autorità, linguaggio sboccato, imene plastica, tutto raccontato
senza soluzione di continuità, ma tutto raccontato con una follia dadaista ed
una allegra leggerezza che rendono il film un film sulla gioia di essere vivi,
qualunque siano le voglie, le preferenze e le intenzioni di ognuno.
Parafrasando, Almodovar sembra il primo a rispondere “chissenefrega!” quando la
domanda è lo scopo della vita.
In quest’ottica si inserisce la vita
cartoonesca dei personaggi che vivono solo perché seguono le proprie passione o
per una volontà di vita enorme.
Incredibile poi che un film del genere,
addirittura para-amatoriale com'è, sia pervaso di un ritmo tale che, nonostante
i 2000 personaggi e i continui cambi di storia, non annoia mai.
Caricaturale, eccessivo, grottesco e
rivoluzionario (nel senso anti-establishment), un degno figlio di Bunuel
cresciuto nei seventies; più che un film è un manifesto; una presa di
posizione.
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mercoledì 23 novembre 2011
800 balas - Alex de la Iglesia (2002)
(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Un ragazzo, orfano di padre e oppresso da madre e nonna scopre di avere ancora il nonno in vita. Lo cerca e lo trova in un villaggio del west ricostruito utilizzato negli anni ’70 come set degli spaghetti western. Li il nonno fa spettacoli per i turisti, ma una volta ero lo stuntman ufficiale di Clint Eastwood. Quando la madre del ragazzo scopre dov’è finito, per vendicarsi decide di distruggere il villaggio per farci… un qualcosa che non ho ben capito (è a capo di una ditta). I figuranti decidono di chiudersi nel villaggio e resistere con le armi contro le ruspe. E qui il film diventa veramente un western a tutti gli effetti con le dinamiche che prima sono state raccontante che si innescano ad una ad una fino al duello finale.
De la Iglesia passa di genere in genere e stavolta tocca il western e lo fa nel migliore dei modi. Non si accontenta di realizzare un film citazionista nelle scene, no, lui dichiara chi vuole imitare, fa i nome ed i cognomi, racconta quello che c’è stato e poi porta la storia a dover per forza diventare identica ad uno spaghetti western, imitandone anche alcune scene (la sequenza del ragazzo sotto le travi presa da Per un pugno di dollari), ma de la Iglesia ci è arrivato alla citazione, l’ha cercata e se l’è meritata. Non cita per mancanza di idee, ma per motivi di regia. Bravo…
Complessivamente poi il film è divertente e abbastanza movimentato, con la regia classica dello spagnolo… però manca completamente il classico cinismo delle opere precedenti e successive. I personaggi non sono brutti sporchi e cattivi come al solito, si limitano ad essere solo brutti e sporchi, ma sotto sotto sono degli eroi tout court, senza macchia e senza colpa. Il film intrattiene da dio, ma manca quel lato negativo dei protagonisti che rendono i film di de la Iglesia qualcosa di originale e di unico.
Buffo comunque l'aspetto totemico che ha assunto la figura di Clint Eastwood in ambito westerniano e questo mentre è ancora in vita (non per tirargliela), neppure Marlon Brando... questo film e Rango sono solo gli esempi più recenti.
PS: non sono sicuro che sia del tutto legale la scena in cui la prostituta insegna al bambino a toccare le tette
PPS: le 800 pallottole del titolo sono quelle che vengono comprate per difendere il villaggio del west.
Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Un ragazzo, orfano di padre e oppresso da madre e nonna scopre di avere ancora il nonno in vita. Lo cerca e lo trova in un villaggio del west ricostruito utilizzato negli anni ’70 come set degli spaghetti western. Li il nonno fa spettacoli per i turisti, ma una volta ero lo stuntman ufficiale di Clint Eastwood. Quando la madre del ragazzo scopre dov’è finito, per vendicarsi decide di distruggere il villaggio per farci… un qualcosa che non ho ben capito (è a capo di una ditta). I figuranti decidono di chiudersi nel villaggio e resistere con le armi contro le ruspe. E qui il film diventa veramente un western a tutti gli effetti con le dinamiche che prima sono state raccontante che si innescano ad una ad una fino al duello finale.
De la Iglesia passa di genere in genere e stavolta tocca il western e lo fa nel migliore dei modi. Non si accontenta di realizzare un film citazionista nelle scene, no, lui dichiara chi vuole imitare, fa i nome ed i cognomi, racconta quello che c’è stato e poi porta la storia a dover per forza diventare identica ad uno spaghetti western, imitandone anche alcune scene (la sequenza del ragazzo sotto le travi presa da Per un pugno di dollari), ma de la Iglesia ci è arrivato alla citazione, l’ha cercata e se l’è meritata. Non cita per mancanza di idee, ma per motivi di regia. Bravo…
Complessivamente poi il film è divertente e abbastanza movimentato, con la regia classica dello spagnolo… però manca completamente il classico cinismo delle opere precedenti e successive. I personaggi non sono brutti sporchi e cattivi come al solito, si limitano ad essere solo brutti e sporchi, ma sotto sotto sono degli eroi tout court, senza macchia e senza colpa. Il film intrattiene da dio, ma manca quel lato negativo dei protagonisti che rendono i film di de la Iglesia qualcosa di originale e di unico.
Buffo comunque l'aspetto totemico che ha assunto la figura di Clint Eastwood in ambito westerniano e questo mentre è ancora in vita (non per tirargliela), neppure Marlon Brando... questo film e Rango sono solo gli esempi più recenti.
PS: non sono sicuro che sia del tutto legale la scena in cui la prostituta insegna al bambino a toccare le tette
PPS: le 800 pallottole del titolo sono quelle che vengono comprate per difendere il villaggio del west.
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venerdì 26 novembre 2010
La comunidad, intrigo all'ultimo piano - Alex de la Iglesia (2000)
(La comunidad)
Visto in VHS.
Una dipendente di una ditta di vendita d’immobili si installa per un breve periodo in un appartamento in vendita, dove accidentalmente verrà in possesso di diversi milioni, non sa però che l’intero condominio è a conoscenza della cosa e che sono tutti molto, molto determinati a prendersi i soldi.
Divertente commedia nerissima della mia nuova scoperta personale de la Iglesia (visto quanto ho sentito parlare di “Balada triste de trompeta“ mi sembrava giusto informarmi sulla filmografia precedente prima di vederlo) che con gusto sadico trasforma un colpo di fortuna in una lenta discesa all’inferno praticamente inarrestabile e da cui sembra impossibile uscirne.
La cosa migliore però è la costruzione dei personaggi, tutti hanno una personalità e tutti sono egualmente colpevoli (la protagonista dimostra non poca avidità e si dimostra al pari degli altri condomini, come ci tiene a dirle la sua dirimpettaia), pertanto la fortuna non arride ai più meritevoli, semplicemente ai meno abbietti…
Nel comparto tecnico de la Iglesia sfodera dei colori accesissimi e lussureggianti con una fotografia ben curata; il tutto è incorniciato da una regia circense dalle inquadrature mai banali che trova il suo meglio nelle scene d’azione (il finale sul tetto dei palazzi è realizzato benissimo). Viene poi unito un uso sensato degli effetti speciali, che diventano pacchiani solo in una scena, forse due (come nel salto dell’anziana condomina da un tetto all’altro dove sembra di essere in un film di Stephen Chow).
Una vera scoperta, un film divertente e cattivo diretto da dio e visivamente sorprendente che mi incuriosisce ancora di più sulla “Balada triste”…e ovviamente mi pone in mente la solita questione, perché in Italia non siamo in grado di fare film di questo livello?
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