(Balada triste de trompeta)
Visto in Dvx.
Durante il franchismo un ragazzo, figlio di un clown arrestato e ucciso dai fascisti, entra in un circo dove farà il clown triste (la spalla comica, mai protagonista, quello che si prende le torte in faccia); purtroppo il clown tonto (il protagonista della coppia) è un uomo violento e alcolizzato che picchia continuamente la sua sexy compagna. Ovivamente il clown triste se ne innamorerà, ma sarà abbastanza saggio da lasciarla perdere... se non fosse che lei continua a cercarlo. Quando verranno scoperte insieme si scatenerà dapprima la vendetta del clown violento, che trasformerà il buon protagonista in un animale (letteralmente) violento.
Per prima cosa voglio mandare a cagare i distributori italiani; questo era il film che volevo a tutti i costi vedere al cinema, impiegarono più di un anno a farlo uscire (nonostante la vittoria al festival di Venezia e l'endorsement di Tarantino) e quando finalmente arrivò in sala ci rimase per circa 10 minuti. Vi odio.
Solo ora, a distanza di anni, finalmente, lo vedo per la prima volta. E capisco che avevo ragione, avrei dovuto vederlo al cinema.
Qui siamo di fronte a un film con tutte le caratteristiche che de la Iglesia ha sparso nella sua filmografia, ma, per la prima volta, declinate in un tono completamente drammatico.
C'è la deformità fisica, lo scontro a due, lo showdown finale in cima a un palazzo (qui una croce), ma soprattutto il fatto che l'inferno sia nascosto dentro ognuno, il problema sono gli essere umani, tutti, sempre (anche il protagonista, i buoni, anche le persone amate, anche i bambini, nessuno si salva). Ovviamente qui il lavoro è più fino perché la storia classicheggiante (di fatto un triangolo amoroso) viene inserita in due contesti, quello circense (che permette di attingere a piene mani a un immaginario gotico enorme; nient e infatti mi toglie dalla testa che la morte del padre del protagonista sia ripreso da "Lo sconosciuto" di Browning), ma soprattutto nel periodo franchista (con un lavoro raffinatissimo di immersione in fatti realmente avvenuti, lasciandoli sullo sfondo senza che diventino mai i protagonisti, ma che abbiano comunque un peso sulla vicenda, soprattutto morale, con un senso di morte e disperazione perenne).
Fotografato in maniera impeccabile si apre con un paio di scene tra le più belle di tutto il film, il circo che viene svuotato e il protagonista da giovane che viene avvicinato da un leone (non è una scena utile, non serve a nulla, a mala pena è simbolica; però è di una bellezza incredibile) e poi ovviamente il padre, truccato da clown e vestito da donna che uccide i fascisti a colpi di machete, un esempio di lirismo alla de la Iglesia che potrebbe fare scuola.
Ma al di là dell'apertura le scelte estetiche sono costanti in questo film e si distinguono in una più oscura e fosca per gli anni '30 e una più calda e sterile per gli anni '70 (oltre a una più fiabesca e gotica per le scene in notturna). Il film è costellato di scelte che pigiano sull'acceleratore del grottesco, raggiungendo il picco (a mio avviso) con al trasformazione del clown in un pagliaccio vestito con i paramenti sacri; c'è del folle e del magnifico dando un senso esteriore alla trasformazione interiore del personaggio e rendendo un senso di metamorfosi quasi organica (si pensi al modo alternativo che trova per "truccarsi" il volto) arrivando a quella di "Clown" pur partendo da presupposti molto distanti.
La regia è opulenta e magnifica proprio come ci si può aspettare. Costruisce vere e proprie cartoline negli anni '70, gioca con le luci e i colori con un senso espressionista, rende dinamici i dialoghi più banali con montaggio alternati e inquadrature da punti di vista differenti e nel resto della pellicola ci butta il solito fluire di carrelli, inquadrature dal basso, movimenti e dolly. Anche se il pregio maggiore è il ritmo che viene impresso alla storia; non c'è un solo momento di stanca e la storia viene lasciata correre all'impazzata dall'inizio alla fine con un costante aumento dell'action; un ritmo che non cala neanche nelle lunghe scene posticce, belle, ma inutili ai fini della storia (come il bellissimo episodio alla Pelevin in cui il protagonista diventa il cane da riporto di un generale franchista).
Inoltre il film regge anche nel finale (uno dei talloni d'Achille di de la Iglesia), dove vengono tirate le fila di tutte le storie sparse lungo la storia, con teschi, animali da circo, la "Balada de trompeta" di Raphael, tutti nascosti dentro
alla chiesa scavata nella roccia dal padre del protagonista; tutto in un crescendo di azione con amore e morte (e violenza e odio) come se "Duello al sole" fosse stato realizzato
da un Tim Burton dei tempi d’oro su un progetto di Tod Browning.
Va fatto un encomio anche ai titoli di testa. Non sono bellissimi, ma considerando che i precedenti di de la Iglesia erano davvero terribili, qui unisce immagini del franchismo a fotografie horror cinematografiche tentando di creare un parallelo fra i due, un mood e contemporaneamente mostrare il passare del tempo.
...i difetti? beh si ce ne sono, per lo più nella sceneggiatura e sono anche piuttosto evidenti. Troppa carne al fuoco, troppi rivoli in cui si perde la storia, diversi vicoli ciechi, alcune scene o personaggi totalmente inutili se non addirittura irritanti (il motociclista a cosa serviva? soprattutto nel finale perché mettercelo?). Eppure questi problemi grossolani non scalfiscono minimamente né il ritmo, né il mood, riuscendo a farsi perdonare rapidamente.
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lunedì 18 gennaio 2016
lunedì 25 marzo 2013
Film per non dormire: La stanza del bambino - Alex De la Iglesia (2006)
(Peliculas para no dromir: La habitación del niño)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una famiglia si trasferisce in una casa
maledetta ed il marito, nel monitor che usano per guardare il bimbo neonato,
comincia a vedere delle strane presenze. Inizierà ad essere scorbutico in
famiglia, si rivolgerà a persone che potrebbero aiutarlo, ma che si limitano ad
aggiungere minutaggio inutile al film, finchè non capirà cosa sta succedendo;
ma il capire non significa essere in grado di evitare il peggio.
Alla prova tv De la Iglesia crolla
rovinosamente. Imbastisce un film horror piuttosto classico, ma nello stesso
tempo complicato e farraginoso, con diversi WTF che possono spuntare ad ogni
angolo, gioca a fare il mestierante pacato e nella media, ma cade in maniera
stupida. Non c’è tensione, non ci sono idee epocali (anche se si fa di tutto
per sembrare originali), l’immaginario simbolico che viene mostrato è quello
classico (cosa che De la Iglesia non si era mai abbassato a fare, creando
sempre una serie di simboli personali anche quando si parlava di concetti
mainstream come satana); ma soprattutto manca il mondo malato e cattivo di De
la Iglesias. Il peggio è tutto qui, il film è ambientato nella realtà
quotidiana, con personaggi normali; non c’è il solito campionario di freaks
fisici e/o morali, non c’è il solito substrato originale e fuori di testa. È
solo un film horror normale venuto male.
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mercoledì 23 novembre 2011
800 balas - Alex de la Iglesia (2002)
(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Un ragazzo, orfano di padre e oppresso da madre e nonna scopre di avere ancora il nonno in vita. Lo cerca e lo trova in un villaggio del west ricostruito utilizzato negli anni ’70 come set degli spaghetti western. Li il nonno fa spettacoli per i turisti, ma una volta ero lo stuntman ufficiale di Clint Eastwood. Quando la madre del ragazzo scopre dov’è finito, per vendicarsi decide di distruggere il villaggio per farci… un qualcosa che non ho ben capito (è a capo di una ditta). I figuranti decidono di chiudersi nel villaggio e resistere con le armi contro le ruspe. E qui il film diventa veramente un western a tutti gli effetti con le dinamiche che prima sono state raccontante che si innescano ad una ad una fino al duello finale.
De la Iglesia passa di genere in genere e stavolta tocca il western e lo fa nel migliore dei modi. Non si accontenta di realizzare un film citazionista nelle scene, no, lui dichiara chi vuole imitare, fa i nome ed i cognomi, racconta quello che c’è stato e poi porta la storia a dover per forza diventare identica ad uno spaghetti western, imitandone anche alcune scene (la sequenza del ragazzo sotto le travi presa da Per un pugno di dollari), ma de la Iglesia ci è arrivato alla citazione, l’ha cercata e se l’è meritata. Non cita per mancanza di idee, ma per motivi di regia. Bravo…
Complessivamente poi il film è divertente e abbastanza movimentato, con la regia classica dello spagnolo… però manca completamente il classico cinismo delle opere precedenti e successive. I personaggi non sono brutti sporchi e cattivi come al solito, si limitano ad essere solo brutti e sporchi, ma sotto sotto sono degli eroi tout court, senza macchia e senza colpa. Il film intrattiene da dio, ma manca quel lato negativo dei protagonisti che rendono i film di de la Iglesia qualcosa di originale e di unico.
Buffo comunque l'aspetto totemico che ha assunto la figura di Clint Eastwood in ambito westerniano e questo mentre è ancora in vita (non per tirargliela), neppure Marlon Brando... questo film e Rango sono solo gli esempi più recenti.
PS: non sono sicuro che sia del tutto legale la scena in cui la prostituta insegna al bambino a toccare le tette
PPS: le 800 pallottole del titolo sono quelle che vengono comprate per difendere il villaggio del west.
Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Un ragazzo, orfano di padre e oppresso da madre e nonna scopre di avere ancora il nonno in vita. Lo cerca e lo trova in un villaggio del west ricostruito utilizzato negli anni ’70 come set degli spaghetti western. Li il nonno fa spettacoli per i turisti, ma una volta ero lo stuntman ufficiale di Clint Eastwood. Quando la madre del ragazzo scopre dov’è finito, per vendicarsi decide di distruggere il villaggio per farci… un qualcosa che non ho ben capito (è a capo di una ditta). I figuranti decidono di chiudersi nel villaggio e resistere con le armi contro le ruspe. E qui il film diventa veramente un western a tutti gli effetti con le dinamiche che prima sono state raccontante che si innescano ad una ad una fino al duello finale.
De la Iglesia passa di genere in genere e stavolta tocca il western e lo fa nel migliore dei modi. Non si accontenta di realizzare un film citazionista nelle scene, no, lui dichiara chi vuole imitare, fa i nome ed i cognomi, racconta quello che c’è stato e poi porta la storia a dover per forza diventare identica ad uno spaghetti western, imitandone anche alcune scene (la sequenza del ragazzo sotto le travi presa da Per un pugno di dollari), ma de la Iglesia ci è arrivato alla citazione, l’ha cercata e se l’è meritata. Non cita per mancanza di idee, ma per motivi di regia. Bravo…
Complessivamente poi il film è divertente e abbastanza movimentato, con la regia classica dello spagnolo… però manca completamente il classico cinismo delle opere precedenti e successive. I personaggi non sono brutti sporchi e cattivi come al solito, si limitano ad essere solo brutti e sporchi, ma sotto sotto sono degli eroi tout court, senza macchia e senza colpa. Il film intrattiene da dio, ma manca quel lato negativo dei protagonisti che rendono i film di de la Iglesia qualcosa di originale e di unico.
Buffo comunque l'aspetto totemico che ha assunto la figura di Clint Eastwood in ambito westerniano e questo mentre è ancora in vita (non per tirargliela), neppure Marlon Brando... questo film e Rango sono solo gli esempi più recenti.
PS: non sono sicuro che sia del tutto legale la scena in cui la prostituta insegna al bambino a toccare le tette
PPS: le 800 pallottole del titolo sono quelle che vengono comprate per difendere il villaggio del west.
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venerdì 26 novembre 2010
La comunidad, intrigo all'ultimo piano - Alex de la Iglesia (2000)
(La comunidad)
Visto in VHS.
Una dipendente di una ditta di vendita d’immobili si installa per un breve periodo in un appartamento in vendita, dove accidentalmente verrà in possesso di diversi milioni, non sa però che l’intero condominio è a conoscenza della cosa e che sono tutti molto, molto determinati a prendersi i soldi.
Divertente commedia nerissima della mia nuova scoperta personale de la Iglesia (visto quanto ho sentito parlare di “Balada triste de trompeta“ mi sembrava giusto informarmi sulla filmografia precedente prima di vederlo) che con gusto sadico trasforma un colpo di fortuna in una lenta discesa all’inferno praticamente inarrestabile e da cui sembra impossibile uscirne.
La cosa migliore però è la costruzione dei personaggi, tutti hanno una personalità e tutti sono egualmente colpevoli (la protagonista dimostra non poca avidità e si dimostra al pari degli altri condomini, come ci tiene a dirle la sua dirimpettaia), pertanto la fortuna non arride ai più meritevoli, semplicemente ai meno abbietti…
Nel comparto tecnico de la Iglesia sfodera dei colori accesissimi e lussureggianti con una fotografia ben curata; il tutto è incorniciato da una regia circense dalle inquadrature mai banali che trova il suo meglio nelle scene d’azione (il finale sul tetto dei palazzi è realizzato benissimo). Viene poi unito un uso sensato degli effetti speciali, che diventano pacchiani solo in una scena, forse due (come nel salto dell’anziana condomina da un tetto all’altro dove sembra di essere in un film di Stephen Chow).
Una vera scoperta, un film divertente e cattivo diretto da dio e visivamente sorprendente che mi incuriosisce ancora di più sulla “Balada triste”…e ovviamente mi pone in mente la solita questione, perché in Italia non siamo in grado di fare film di questo livello?
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