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lunedì 5 ottobre 2015

Strada sbarrata - William Wyler (1937)

(Dead end)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.

La storia di un gruppo di abitanti di un quartiere di New York in cui i ricchi si sono avvicinati ai bassifondi per la bellezza del fiume che passa li vicino. In questo gruppo c'è una gang di ragazzini; una ragazza sorella di uno della gang e innamorata di un uomo del quartiere; c'è un gangster affermato che, dopo aver cambiato i connotati, torna per rivedere la madre e la vecchia fiamma; e poi ci sono un gruppo di ricchi che odiano, amano, vorrebbero mischiarsi con i poveri.

C'è una storia d'amore, c'è il ritorno a casa di un gangster interpretato da un ingombrante Bogart; ma questo film rimane originalissimo per essere soprattutto un film corale dove i veri protagonisti sono dei ragazzi (che sono quasi tutti credibilissimi); inoltre il film è anche (e vuole fortemente essere) un film sociale.
Dietro la macchina da presa il solito Wyler si impegna molto con piccoli (la scena dell’incontro fra Bogart e la sua vecchia fiamma con Bogart che fa un passo indietro uscendo dal fuoco e la macchina da presa gli si stringe in un primissimo piano di nuovo a fuoco... applausi) e sfruttando l'eterno Toland (l'accoppiata fra i due si vede soprattutto negli interni tetri, nei vicoli di mattoni, nei cupi giroscale e nelle inquadrature verticali o molto oblique). Vi sono anche momenti costruiti da dio anche solo a livello estetico (l'inseguimento sui tetti).
Quello che però più colpisce è che l'intero quartiere, come sempre in quegli anni, è stato completamente ricostruito in uno studio creando un ambiente impeccabile, ma dal vago retrogusto di finzione che ne potenzia l'effetto emblematico e ne migliora l'estetica senza perdere in verosimiglianza.

PS: versione italiana iniziata e poi interrotta brutalmente; non è per le scene tagliate, né per le piccole modifiche ai dialoghi (che cambiano qualche senso, addolciscono i toni e tolgono ogni ammiccamento a questioni troppo delicate come la prostituzione), ma soprattutto c'è un doppiaggio talmente sciatto da togliere ogni enfasi possibile. Da evitare assolutamente.

martedì 5 luglio 2011

L'isola di corallo - John Huston (1948)

(Key Largo)

Visto in DVD. Un ufficiale reduce della seconda guerra mondiale va a far visita a Key Largo, isoletta al largo della Florida, ai parenti di un commilitone morto a Cassino e trova la famiglia assediata da una banda di gangster... se la trama sa di già sentito è solo perchè mymovies me l'ha copiata; detto ciò...

Un noir classicheggiante dall’atmosfera claustrofobica che presenta però un Barrymore più moraleggiante del solito, un Bogart più granitico del solito ed una Bacall più arrendevole del solito. Si insomma il film risulta complessivamente più canonico di quanto avrebbe potuto essere. Eppure fintanto che il film si svolge nell’albergo l’atmosfera è ben realizzata; per tutta la aprte iniziale non si ha la minima idea di cosa dovebbe succedere, poi non si ha idea di chi sia Robinson, infine non si ha idea di cosa sia venuto a fare li. La fuga in nave è una conclusione ben fatta e trattata in maniera originale, anche se scontata, ma comunque l’avessero realizzata la magia della convivenza forzata sarebbe stata perduta lo stesso.

Divertente inoltre come Robinson interpreti una sorta di Piccolo Cesare che, invece di morire, è stato costretto alla fuga; quindi ancora arrogante e megalomane, ma scottato dalla disfatta e smanioso di rimettere le mani su quanto perduto, anche se tutto quello che gli è rimasto è qualche aggancio, un gruppo di sgherri con il mal di mare ed un ex amante alcolizzata; tutto sommato ne viene fuori una figura tragica anche più dell’originale.

Alla fin fine un buon film, che però non compete con molta della produzione dello stesso Huston.

martedì 17 maggio 2011

L'ombra del passato - Edward Dmytryk (1944)

(Murder, my sweet)

Visto in DVD.
Film su Philip Marlowe, di conseguenza siamo di fronte ad un Chandler classico; Marlowe viene assunto per un motivo, si trova invischiato in tutt'altro con una cascata di personaggi in più ed un paio di femmes fatale, ovviamente sarà tutto collegato in maniera abbastanza inaspettata.

Detto ciò voglio subito specificare che Dmytryk è un grande; perchè credo che la messa in film di un libro di Chandler sia un'operazione impressionante, la trama è talmente intricata che lo scrittore stesso si confonde; il regista riesce comunque a mantenere una certa chiarezza, a fare ordine fra la selva di personaggi e a mantenere brillante il ritmo senza perdere pezzi del racconto. Di per se un'opera colossale.

Poi bisogna aggiungerci la grande capacità di sguazzare nel noir di Dmytryk, che inquadra con classe e con una fotografia quasi espressionista da urlo.

Da ricordare anche l'idea di rendere lo svenimento con quella sorta di mascherina fluida, utilizzata reiteratamente dato il grande numero di traumi che subisce il protagonista.

Il film avvince e convince e coninvolge come ogni buon noir sa fare, in più si dota dell'ironia di Chandler e da, per la prima volta nella storia del cinema, un volto a Marlowe, con l'ottimo Powell... che però verrà poi superato da Bogart.

Da riscoprire assolutamente.

martedì 26 aprile 2011

Il sapore del delitto - Anatole Litvak (1938)

(The amazing dr. Clitterhouse)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese. Un medico decide di studiare le reazioni fisiologiche ed endocrinologiche agli atti criminali, per valutare le motivazioni mediche all’attitudine criminale… quale modo migliore per effettuare questa ricerca se non commettere furti lui stesso e fare su di se gli esami del caso? Spavaldo e adeguatamente astuto com’è riuscirà senza problemi, ma per una serie di eventi diventerà la mente di una vera e propria banda criminale che utilizzerà per i suoi test. Qui si farà amare dalla ricettatrice di fiducia, ma si farà odiare dal più duro dei duri (un giovanissimo Bogart). Ovviamente quando tutto sembra finito tutto invece andrà a rotoli.

Film apertamente noir, ma atipico; in cui l’unico personaggio maschile serio è proprio Bogart, tutti gli altri sono comprimari divertenti mentre il protagonista (il sempre ottimo Robinson) si permette diverse battute fuori dal genere classico. L’esperimento è strano e non completamente disdicevole, ma nell’insieme sembra per lo più che non si sappia che via scegliere. Troppo ironico per essere un noir decente, troppo duro e diluito per essere una commedia vera e propria.

La storia poi mi risulta un poco pretestuosa, gliela passo senza problemi per quella sorta di ingenuità che spesso si ritrova nei film anni ’30, ma avrebbero potuto renderla meno laboriosa.

Il dettaglio di maggior pregio del film (e uno dei pochi motivi di vero interesse al di la degli attori e del tema sperimentale) è la regia di Litvak che non si tira indietro nell’uso della panoramica o del dolly, non indietreggia nella regia circense (per l’epoca) che spesso lo caratterizza e che qui si ritrova soprattutto nell’inizio; infine Litvak utilizza la macchina da presa in maniera libera tale da realizzare piccoli piani sequenza costruiti anche su più piani.