Visualizzazione post con etichetta Fabrizio Bentivoglio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fabrizio Bentivoglio. Mostra tutti i post

domenica 17 gennaio 2021

L'incredibile storia dell'isola delle rose - Sidney Sibilia (2020)

 (Id.)

Visto su Netflix.


La storia dell'isola delle Rose (incredibile sia il primo film che si basi su quegli eventi) è lo spunto per raccontare gli ideali del '68 con il giusto distacco.

Non so se fosse quello l'intento di Sibilia, ma l'effetto è proprio quello. Distaccandosi completamente dal filone ideologico oriundo degli anni '70, questo film riesce a rendere l'afflato libertario senza costruire un'opera a tesi (ed è già molto), ma pure senza ideologia, né drammi; anzi sfruttando la commedia e utilizzando le migliori dinamiche di contrapposizione con un antagonista immergendolo nel senso italiano per la farsa.

Alla sua seconda prova quindi (se prendiamo in un blocco solo "Smetto quando voglio"), Sibilia si trova a dirigere una commedia efficace, rimescolare il genere ideologico, costruire una mitopoiesi dello stato italiano come antagonista che è nuova (nella nostra filmografia), ma assolutamente immersa nel punto di vista storico di prendere nulla sul serio.

Ci sono dei momenti intensi, alcuni emotivi piuttosto scontati, ma glieli si passa per come riesce a gestire tutto il resto del minutaggio.

Solito encomio per la gestione degli attori tutti utilizzati al meglio e per la cura della fotografia (non più aspra come nei film precedenti del regista, ma a colori pastello patinati).

venerdì 28 settembre 2018

Loro 1 - Paolo Sorrentino (2018)

(Id.)

Visto al cinema.

La vita di Berlusconi ai suoi minimi storici, siamo nel 2006, il Cavaliere è senza presidente con una fauna politica che gli si muove intorno ienescamente valtuando se abbandonare la barca che affonda o mantenersi a galla con l'ex capo; a livello privato la relazione con la Lario non è mess amolto meglio. Ancora più esternamente un mondo di soldi facili tramite la pornocrazia sembra essere il vero leit motiv del lobbing all'italiana.

Il film, diviso in due parti, inizia con un lunghissimo intro; si potrebbe dire che fin oltre la metà il film presenta solo l'incipit dove viene descritto il mondo più satellite alla politica di quel priodo: piccoli imprenditori e magnaccia, droga e sesso ai luoghi di comando al loro apice.
L'incipit è puro stile Sorrentino (primo periodo), uno stile che (preso da Scorsese) fa con la velocità e il montaggio il ritmo, ma anche il tono e parte della narrazione; una gratifacante goduria per gli occhi. Il difetto, in questo caso, è la pretestuosità. Il lungo intro è troppo lungo, gran parte di ciò che viene mostrato è ridondante o non molto significativo sul resto del film (almeno per ora) e rischia di scollare parte dlel'attenzione.

L'arrivo sulla scena di Berlusconi cambia le carte in tavola. Lo stile rallenta e si avvicina al racconto dei soliti (bellisimi) freaks di cui è costellato l'universo sorrentiniano; simpatico guascone e famelico squalo nello stesso tempo il protagonista risalta e sposta l'itnera attenzione della vicenda nel bisogno di affetto che gli viene negato.

Film fiume che poteva essere notevolmente asciugato, ma che riesce, con due tempi quasi in contrpaposizione, a intrattenere con interesse e freschezza (molto distante la fossa delle Marianne rappresentata da "Youth"), ma che essendo solo la prima non autoconclusiva (come poteva essere invece, parzialmente, "Kill Bill") risulta claudicante e dir poco.

mercoledì 26 febbraio 2014

Il capitale umano - Paolo Virzì (2014)

(Id.)

Visto al cinema.

Le storie di due famiglie si incrociano per la relazione fra i due figli neo maggiorenni. Da una parte l'alta finanza, la famiglia ricca con padre assente e impositivo e la madre svuotata e in cerca di un'identità. Dall'altra la famiglia borghese standard, non sono ricchi, ma non stanno male, il padre però ha una voglia smodata di assomigliare al consuocero e fare soldi, facili e veloci, e si gioca tutto. I due figli tengono in piedi una relazione di facciata per il bene delle famiglie, ma tra poco tutto crollerà. Sarà sufficiente il capitale umano, rappresentato da un ciclista investito e non soccorso ad accelerare gli eventi e a far uscire allo scoperto i personaggi

Virzì dirige un drammone che non ti aspetti, venato di velleità noirish assolutamente funzionanti. E in aggiunta Virzì dirige sempre benissimo. molti primi r primissimi piani, qualche macchina a mano, novità che rendono più chiuso un mondo già chiuso e più instabile un mondo già instabile. Una fotografia gelida come le relazioni umane ed il solito uso delle location sempre utili, ma mai da cartolina fa il resto. Poi il cast è sostanzialmente perfetto (personalmente non ho simpatia per la Bruni Tedeschi, quindi il fatto che l'abbia trovata fuori luogo può essere una questione di pelle), condotto magistralmente; personalmente ho ammirato tantissimo soprattutto i due comprimari, la Golino e Gifuni.

Detto ciò la storia è condotta a capitoli, in ognuno dei primi tre gli stessi eventi sono mostrati dall'ottica di uno dei personaggi, il quarto è la conclusione degli avvenimenti. Indubbiamente le sceneggiature di Virzì hanno tutte gli stessi difetti; i ricchi sono tutti arroganti e distaccati se non sono soli e tristi, i medio-borghesi tutti caciaroni e arrivisti, ma sostanzialmente stupidi. Questo il limiti ed il marchio di fabbrica. La struttura a capitoli però rende accettabile i soliti luoghi comuni. Il terzo personaggio poi, la ragazza, un pò come in "Tutta la vita davanti" è il personaggio positivo, ma pieno di contraddizioni che unisce gli altri personaggi e quella parte della storia determina un cambio di prospettive su quanto successo che da un senso al film.

giovedì 20 maggio 2010

Marrakech Express - Gabriele Salvatores (1989)

(Id.)

Visto in Dvx.

Salvatores confeziona un film sull'amicizia on the road, e sul valore catartico del viaggio, con una certa puzza di morale in molte inquadrature e con tanta crescita interiore dei protagonisti, ovviamente c'è pure il senso del tempo che passa... insomma, il solito; solo che qui almeno era la prima volta che lo faceva.
In una parola, è ruffiano come al solito, e come al solito funziona; il film diverte, avvince e interessa fino all'ultima inquadratura, i personaggi sono identici a quelli del successivo "Mediterraneo", film quest'ultimo che forse è addirittura più convenzionale di questo, ma che a mio avviso risulta migliore, forse per quel senso di fine che lo rende più sincero.
Non un film vitale, ma chi lo guarda di sicuro non si lamenterà di aver perso del tempo per niente.
Buono il cast.