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lunedì 28 marzo 2016

Palcoscenico - Gregory La Cava (1937)

(Stage door)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese

Pensionato femminile dove abitano aspiranti attrici; al gruppo già consolidato si somma una nuova ragazza; buone maniere, famiglia ricca, personalità accattivante, il gruppo si spezza fra chi la ama e chi la odia. La ricerca di nuove attrici per un dramma teatrale di nuova produzione provocherà ulteriori tafferugli nel gruppi, fino all'estremo gesto di una ragazza; le amiche rimaste le renderanno omaggio.

Una commedia sul mondo del teatro molto ben scritta, nella scena iniziale i vari personaggi intrecciano dialoghi, sentimenti, antipatie, psicologie. L'arrivo della Hepburn riesce a mantenere gli stessi standard pur catalizzando l'interesse. Nella seconda parte la commedia si vena di dramma trasformandosi in un melodramma sentimentale in maniera indicibile (splendida la scena prima del suicidio).

Di fatto un film non enorme, che si può dimenticare con una certa velocità; rimane comunque un ottimo esempio di scrittura (i dialoghi serratissimi dell'inizio sono esemplari) e un esempio ancora migliore di recitazione (c'è bisogno di dire quanto sa brava la Hepburn? circondata però da comprimarie che le rendono giustizia).

mercoledì 30 dicembre 2015

Cappello a cilindro - Mark Sandrich (1935)

(Top hat)

Visto in Dvx.

Un attore viene ingaggiato per una prima segretissima a Londra; li incontra una graziosa ragazza che però lo scambia per quello che in realtà è l'amico dell'attore e il produttore dello spettacolo, lei se ne innamora, ma pensando che sia sposato fugge a Venezia; li re incontrerà entrambi e per sfuggire nuovamente si sposerà con uno spasimante di vecchia data.

Commedia degli equivoci a 16 mani in salsa musicale. Difficile definirlo musical vero e proprio, ci sono in totale 2 o 3 canzoni con relativa scena di ballo. L'intreccio comico risulta solido e ben congegnato anche se senza guizzi d'originalità e, per una volta, da la possibilità a Horton di avere una parte decente come comprimario e non di rimanere relegato nelle retrovie. Purtroppo la versione italiana tarpa le ali a diverse gag (e trasforma lo stilista italiano Beddini in uno straniero qualunque dal nome di Bedinsky; al regime dell'epoca non andava a genio la caricatura fatta e la figura da perdente che ne usciva alla fine del film).
Fred Astaire come soggetto comico risulta molto versatile dato che il suo viso è un morphing inquietante tra Stan Laurel e Frank Sinatra.

Ovviamente l'asso nella manica è nella coppia di protagonisti (il motivo per cui ancora si ricorda questo film), che danno luogo a due o tre incontri di danza davvero notevoli, con un'eleganza e una grazia incredibili, senza mai mostrare segni di stanchezza o di difficoltà (qui è presente la notissima sequenza in cui Astaire canta "Cheek to cheek".
Effettivamente le sequenze di danza non sono sempre be congegnate (assurdo il duetto nel parco sotto la pioggia; talmente senza motivo da sembrare la parodia di Shirley Temple dei Simpson), ma le capacità dei due le rendono tutte degne di essere guardate.

Ultimo pregio è la ricostruzione di Venezia, un crogiuolo strepitosamente kitsch di mare balneabile, gondole, ponti giganteschi, piazze lucide per poter danzare e palazzi degni di Barbie. Un capolavoro di cattivo gusto che riesce a essere di per sé motivo d'interesse.

Un film divertente, scorrevole ed elegantissimo.