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venerdì 17 luglio 2015

Scrivimi fermo posta - Ernst Lubitsch (1940)

(The shop around the corner)

Visto in Dvx.

Due commessi dello stesso negozio intrattengono fra loro una relazione epistolare; nella vita vera però si odiano apertamente. Lui capirà che la donna a cui scrive è lei e cercherà, timidamente, di risolvere la situazione. Nello stesso momento il proprietario del negozio scopre il tradimento della moglie. Attorno a loro si muovono gli altri dipendenti.

Commedia dolce di un Lubitsch che conduce una trama impregnata di Frank Capra. Si muove fra buoni sentementi in una famiglia allargata (il negozio) dove ognuno può essere burbero, ma senza cattiveria (...beh non proprio tutti). Fosse solo questo però sarebbe stucchevole (non si può fare un film alla Capra pensando che siano solo i buoni sentimenti a fare il lavoro).
Nella sceneggiatura il film si muove fra dialoghi scritti splendidamente (salvo quelli fra i due protagonisti quando ci provano), veloci e ben costruiti come in una screwball comedy.
Nella regia Lubitsch lavora sul non mostrare (o sul mostrare indirettamente); lo sventato suicido visto con la pallottola vagante, il fattorino promosso che racconta la storia ai colleghi con due telefonate (a persone che non centrano nulla), il primo dialogo fra i protagonisti in cui lei chiede un lavoro; tutto fatto in maniera indiretta bypassando il rischio della ripetitività (con altri film dello stesso tipo); in più ci sono alcuni ottimi utilizzi della macchina da presa (qualche movimento, alcune splendide inquadrature come la cassetta della posta vuota vista da dietro).

...e poi sotto sotto non è così politicamente corretto visto che lei si deprime quando scopre che il suo amante sconosciuto potrebbe essere calvo e sovrappeso (oltre che senza un lavoro)...

PS: il film, arrivato in Italia durante la guerra, è ammazzato da un doppiaggio fatto da italoamericani che non sapevano perfettamente la pronuncia e per bilanciare hanno deciso anche di non recitare.

mercoledì 26 novembre 2014

The raven - Lew Landers (1935)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Un chirurgo ormai ritiratosi in favore della ricerca viene richiamato per intervenire sulla giovane figlia di un giudice resa moribonda da un incidente d'auto. Il chirurgo accetta e, dopo aver salvato vta e bellezza della donna, comincia a frequentare la famiglia, il giudice, la figlia ed il fidanzato di lei. Ovviamente lui ne è innamorato e scopertosi dal giudice viene minacciato di interrompere ogni rapporto con loro. Ottenebrato dalla follia decide di vendicarsi, costringendo un fuggitivo (a cui promette di sistemargli il viso deturpato da un itnervento fatto da lui stesso) ad affiancarlo nella sua idea omicida... solo che è pure un appassionato di Edgar Allan Poe e per vendicarsi vuole uccidere i protagonisti della vicenda con macchine di tortura pensate dallo scrittore.

Confusa e folle opera horror senza orrore (nè paura) che punta tutto sulla solita coppia Lugosi/Karloff per ottenere l'effetto e l'affetto del pubblico. Ma la storia è assurda e mal diretta, non si capisce perché rendere tutto così inutilmente complicato con il pendolo di Poe e tutte le altre macchine inutili; pure il personaggio di Karloff è li solo per dare all'attore la possibilità di recitare la parte di un Frankenstein sotto mentite spoglie.
Il film riesce invece ad essere irritante molto velocemente.

Da ricordare solo alcune sequenze dove il regista insegue gli attori con camera a mano (è evidente che non sono carrelli) come un Aronofsky ante litteram (sequenze molto brevi, per carità, ma considerando l'anno, le attrezzature dell'epoca erano mastodonti ben diversi da quelli di oggi).
Bravo Karloff nelle poche scene dove può recitare, indecente invence Lugosi che recita in maniera sguaiata peggio che se si trovasse in un film muto.