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lunedì 25 maggio 2020

Voglio tornare a casa - Alain Resnais (1989)

(I want to go home)

Visto su Mubi, in lingua originale sottotitolato.

Un fumettista americano va a Parigi per una mostra sul fumetto dov'è stato invitato (come ripiego); nelle sue intenzioni c'è la possibilità di riallacciare i rapporti con la figlia trasferitasi proprio nella capitale francese. Sarà però catturato da un professore universitario, suo grande fan, che lo inviterà nella sua casa di campagna.

Resnais alla sua prima prova commedia totale (nessun dramma, se non in versione comica) riesce a fallire in maniera imbarazzante.
Il film è orribile. Una trama pretestuosa, che disegna i personaggi in maniera monodimensionale (sono solo maschere per muovere la storia), li fa agire sostanzialmente a caso senza una reale motivazione con scenette scollegate, dei dialoghi ripetitivi e completamente vuoti, l'idea di mettere i personaggi dei fumetti che dialogano con i protagonisti è pretestuosa e insignificante ai fini del film. E tutto questo senza che la commedia diverta mai.
Ovviamente il film è particolarmente insopportabile se si considera che lo stesso regista di "Hiroshima mon amour" o  "Cuori" non riesce in nessun momento ad azzeccare un tempo, dare un ritmo, mantenere l'attenzione; strascica, si muove con indolenza, conclude alla tarallucci e vino senz aun minimo di nerbo.
Cast intollerabile (Depardieu bravo anche se umiliato in una macchietta inutile).

mercoledì 29 maggio 2013

Gone baby gone - Ben Affleck (2007)

(Id.)

Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una bambina di un quartiere periferico viene rapita, la famiglia dopo un putiferio mediatico decide di affidarsi ad un giovane (anzi giovanile) investigatore privato che ha fama di buone capacità essendo nato e cresciuto in quello stesso, difficile, quartiere. Le indagini porteranno a scoprire diversi risvolti della vita della madre della bambina che la indicheranno più come colpevole involontaria che non vittima. Verso la metà del film il caso viene risolto, ma non finisce come si vorrebbe… a quel punto la storia riparte da zero, il caso ha portato crisi e ha lasciato ferite, ma presto l’investigatore si accorge che non tutto torna.

Thriller tutt’altro che banale che regala almeno due film distinti racchiusi in uno. Alla sua prima regia Ben Affleck (che ha il buon gusto e la buona idea di non esserne il protagonista) regala un film stereotipato (l’investigatore che viene dal basso che risolve il caso, il capo di polizia buono, i popolani rozzi e stupidi, ecc…) che all'improvviso si stravolge per diventare altro; ma in entrambi i momenti, senza virtuosismi inutili, il film punta sulla solidità della regia, sullo squallore dei luoghi e delle persone, ma soprattutto punta tutto sui corpi degli attori. Se i protagonisti sono i soliti fighi americani, tutti i comprimari sono attentamente scelti per assomigliare ai veri volti e ai veri corpi che possono vivere in un quartiere degradato, un lavoro di casting fatto sui difetti, sui baffi e sulle movenze goffe che sarebbe degno di Friedkin.

Tutto sommato quindi Affleck confezione un thriller originale, un tantino esagerato nel finale vero, ma solido dall'inizio alla fine, con una serie di scelte estetiche azzeccate. Non vuole strafare, vuole solo fare un buon lavoro e ci riesce.

PS: buono il cast nel complesso, ma immenso Ed Harris.