(I want to go home)
Visto su Mubi, in lingua originale sottotitolato.
Un fumettista americano va a Parigi per una mostra sul fumetto dov'è stato invitato (come ripiego); nelle sue intenzioni c'è la possibilità di riallacciare i rapporti con la figlia trasferitasi proprio nella capitale francese. Sarà però catturato da un professore universitario, suo grande fan, che lo inviterà nella sua casa di campagna.
Resnais alla sua prima prova commedia totale (nessun dramma, se non in versione comica) riesce a fallire in maniera imbarazzante.
Il film è orribile. Una trama pretestuosa, che disegna i personaggi in maniera monodimensionale (sono solo maschere per muovere la storia), li fa agire sostanzialmente a caso senza una reale motivazione con scenette scollegate, dei dialoghi ripetitivi e completamente vuoti, l'idea di mettere i personaggi dei fumetti che dialogano con i protagonisti è pretestuosa e insignificante ai fini del film. E tutto questo senza che la commedia diverta mai.
Ovviamente il film è particolarmente insopportabile se si considera che lo stesso regista di "Hiroshima mon amour" o "Cuori" non riesce in nessun momento ad azzeccare un tempo, dare un ritmo, mantenere l'attenzione; strascica, si muove con indolenza, conclude alla tarallucci e vino senz aun minimo di nerbo.
Cast intollerabile (Depardieu bravo anche se umiliato in una macchietta inutile).
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lunedì 25 maggio 2020
venerdì 13 novembre 2015
L'assassino - Elio Petri (1961)
(Id.)
Visto in Dvx.
Un antiquario, donnaiolo e arraffone (si insomma è il solito personaggio di Mastroianni), viene svegliato dalla polizia che lo porta in centrale per un interrogatorio. Per tutto il tempo della sua permanenza lì nessuno gli dirà neppure il motivo. Una volta venuto a sapere di essere un sospettato di omicidio verrà portato sul luogo del delitto e poi in prigione. Questo lungo interrogatorio è la scusa per permettere al personaggio di fare il punto sulla sua vita che gli appare sempre più vuota.
Opera prima di Elio Petri; film evidentemente imperfetto per produzione, ma già contiene in nuce molto di quello che verrà.
A livello estetico c'è una costruzione su più piani (le immagini attraverso le finestre e le porte; c'è una scena all'inizio con Mastroianni che recita con sullo sfondo Roma in un quadro bellissimo); la macchina da presa è dinamica con piccoli piani sequenza e inquadrature sempre gustose (e pure dei carrelli che proseguono alcune sequenze permettendo piccoli momenti di ottima recitazione); e poi continui passaggi con piccoli flashback che è una scusa per fare il punto e i suoi affetti.
A livello di contenuti c'è il rapporto tirannico con l'autorità onnipotente e la presenza di un protagonista solitario pur vivendo immerso nella società.
Da applausi il finale, semplice, ma grottesco che ribalta completamente il personaggio rendendolo non più una figura tragica, ma un ometto piccolo come tutti gli altri.
Visto in Dvx.
Un antiquario, donnaiolo e arraffone (si insomma è il solito personaggio di Mastroianni), viene svegliato dalla polizia che lo porta in centrale per un interrogatorio. Per tutto il tempo della sua permanenza lì nessuno gli dirà neppure il motivo. Una volta venuto a sapere di essere un sospettato di omicidio verrà portato sul luogo del delitto e poi in prigione. Questo lungo interrogatorio è la scusa per permettere al personaggio di fare il punto sulla sua vita che gli appare sempre più vuota.
Opera prima di Elio Petri; film evidentemente imperfetto per produzione, ma già contiene in nuce molto di quello che verrà.
A livello estetico c'è una costruzione su più piani (le immagini attraverso le finestre e le porte; c'è una scena all'inizio con Mastroianni che recita con sullo sfondo Roma in un quadro bellissimo); la macchina da presa è dinamica con piccoli piani sequenza e inquadrature sempre gustose (e pure dei carrelli che proseguono alcune sequenze permettendo piccoli momenti di ottima recitazione); e poi continui passaggi con piccoli flashback che è una scusa per fare il punto e i suoi affetti.
A livello di contenuti c'è il rapporto tirannico con l'autorità onnipotente e la presenza di un protagonista solitario pur vivendo immerso nella società.
Da applausi il finale, semplice, ma grottesco che ribalta completamente il personaggio rendendolo non più una figura tragica, ma un ometto piccolo come tutti gli altri.
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