(Id.)
Visto su Amzon prime.
In un futuro distopico il riscaldamento globale è stato battuto con una sostanza che ab batte le temperature... ovviamente la sostanza sfugge di mano e abbatte troppo rendendo impossibile la vita sulla terra. La popolazione si rifugia su un treno che gira in maniera perpetua sul pianeta. Non tutti sfruttano i vantaggi del treno essendo rigidamente diviso per classi, i ricchi in testa, i poveri ammassati in coda.
Film di fantascienza e metaforone dichiarato (letteralmente) è il primo film americano di Bong Joon Ho.
Partendo da una trama eccessiva viene costruito un film che (se proprio non inneggia quantomeno) disquisisce sulla divisione di classe come avverrà anche nel successivo "Parasite" (ma senza quella grazia) portando il tono fantascientifico alle estreme conseguenze.
Lì'impianto e chiaramente americano, ma con un tocco originale; la scena di battaglia al buio è una buona intuizione (anche se non gestita benissimo), il personaggio dell'immancabile Song Kang Ho, fuori dagli archetipi classici. Un mix interessante che svecchia la fantascienza d'azione a cui siamo abituati senza però perdere in spettacolarità. Anzi, il colpo d'occhio, la ricerca di immagini iconiche è continua e spesso fruttuosa.
Tutto molto bello, tutto molto buono, devo ammettere che non mi ha convinto del tutto; personaggi troppo caricaturali (ma senza un filo di commedia come succede di solito nei film di Joon Ho), situazioni paradossali al limite della sospensione dell'incredulità e un finale che si basa moltissimo su un twist plot molto americano (anche se poi quello definitivo sarà un altro), me l'hanno reso meno godibile di quanto avrebbe potuto. Rimane comunque un ottimo prodotto.
Visualizzazione post con etichetta Ed Harris. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ed Harris. Mostra tutti i post
lunedì 11 maggio 2020
giovedì 23 gennaio 2020
madre! - Darren Aronofsky (2017)
(mother!)
Visto in tv.
Una coppia (con una buona differenza d'età) abita nella ristrutturata casa di lui (ma è stata lei ha rimetterla a nuovo dopo un incendio). Lui è uno scrittore e viene visitato da un uomo che si insedia a casa loro rivelandosi un fan, dopo di lui arriverà la moglie i due figli fino a un'invasione di amici e parenti che si concluderà con uno scontro e del sesso riparatore. Lei rimane incinta.
Lui scriverà una nuova opera che porterà nuova fortuna e una nuova home invasion da parte di centinaia di fan proprio verso il nono mese di gravidanza.
Film allegorico di Aronofsky, così ricco di rimandi, situazioni paradossali, un finale estremo e riferimenti biblici da renderne la comprensione al di là delle umane capacità. Col senno di poi, leggendone, il significato appare lampante, ma durante la visione si viene catturati da altro.
La prima parte è un thriller surreale perfetto, un home invasion atipico e particolarissimo che, con una degna conclusione, potrebbe resistere come film a parte. forte di un gusto per il perturbante che è la vera dote del regista (mettere i personaggi in situazioni insopportabili e far provare lo stesso fastidio allo spettatore) e un cast ottimo che si avvale della migliore Pfeiffer che abbia visto da anni.
La seconda parte invece è una folle cavalcata nel caso. Partendo sempre da una situazione paradossale, ma quasi realistica diventa una carrellata di atrocità vagamente collegate fra loro, fino al picco del post partum. Ecco qui il film si perde maggiormente, volendo mostrare moltissimo in poco tempo il film non riesce a stare dietro alle sue stesse intenzioni e depotenzia scena dal possibile effetto esplosivo (nulla paragonabile a quella finale che riesce quasi alla perfezione... quasi); se lo si prende solo come il tentativo di rendere per immagine il caso il risultato è vincente.
Chiaro però che non è quello l'intento di Aronofsky.
Le due parti del film poi dialogano solo nell'idea allegorica complessiva che, se sfugge, rende il film un collage mal realizzato.
Il film non può dirsi completamente riuscito, troppo pretenzioso e arrogante (in senso quasi positivo), ma se fallisce (e direi di si), fallisce in maniera meravigliosa e disturbante.
Visto in tv.
Una coppia (con una buona differenza d'età) abita nella ristrutturata casa di lui (ma è stata lei ha rimetterla a nuovo dopo un incendio). Lui è uno scrittore e viene visitato da un uomo che si insedia a casa loro rivelandosi un fan, dopo di lui arriverà la moglie i due figli fino a un'invasione di amici e parenti che si concluderà con uno scontro e del sesso riparatore. Lei rimane incinta.
Lui scriverà una nuova opera che porterà nuova fortuna e una nuova home invasion da parte di centinaia di fan proprio verso il nono mese di gravidanza.
Film allegorico di Aronofsky, così ricco di rimandi, situazioni paradossali, un finale estremo e riferimenti biblici da renderne la comprensione al di là delle umane capacità. Col senno di poi, leggendone, il significato appare lampante, ma durante la visione si viene catturati da altro.
La prima parte è un thriller surreale perfetto, un home invasion atipico e particolarissimo che, con una degna conclusione, potrebbe resistere come film a parte. forte di un gusto per il perturbante che è la vera dote del regista (mettere i personaggi in situazioni insopportabili e far provare lo stesso fastidio allo spettatore) e un cast ottimo che si avvale della migliore Pfeiffer che abbia visto da anni.
La seconda parte invece è una folle cavalcata nel caso. Partendo sempre da una situazione paradossale, ma quasi realistica diventa una carrellata di atrocità vagamente collegate fra loro, fino al picco del post partum. Ecco qui il film si perde maggiormente, volendo mostrare moltissimo in poco tempo il film non riesce a stare dietro alle sue stesse intenzioni e depotenzia scena dal possibile effetto esplosivo (nulla paragonabile a quella finale che riesce quasi alla perfezione... quasi); se lo si prende solo come il tentativo di rendere per immagine il caso il risultato è vincente.
Chiaro però che non è quello l'intento di Aronofsky.
Le due parti del film poi dialogano solo nell'idea allegorica complessiva che, se sfugge, rende il film un collage mal realizzato.
Il film non può dirsi completamente riuscito, troppo pretenzioso e arrogante (in senso quasi positivo), ma se fallisce (e direi di si), fallisce in maniera meravigliosa e disturbante.
Etichette:
2017,
Darren Aronofsky,
Domhnall Gleeson,
Dramma,
Ed Harris,
Film,
Horror,
Javier Bardem,
Jennifer Lawrence,
Michelle Pfeiffer,
Thriller
venerdì 14 settembre 2018
Creepshow - George Romero (1982)
(Id.)
Visto in Dvx.
Cinque storie distinte, ognuna di orrore o fantascienza.
Nella prima l'anziano padre ucciso pochi anni prima torna in vita per pretendere la sua torta per il giorno del papà.
Nel secondo un redneck americano trova un meteorite che lo contagia con un tipo di pianta aliena che lo porterà al suicidio.
Nel terzo un uomo tradito decide di uccidere la moglie e l'amante in maniera creativa, ma anche qui gli zombie avranno la meglio.
Nel quarto, una cassa antica contiene una creatura sanguinaria che sarà sfruttata per questioni personali.
Nel quinto, un milionario ossessionato dagli scarafaggi rimane vittima (in senso letterale) della sua monomania.
In più un prologo introduce l'idea di storie tratte dai fumetti anni '50 della EC Comics e l'epilogo conclude la storiella iniziale.
Si, questo è un film horror a episodi; ma per chi si aspetta di essere realmente inquietato rimarrà decisamente deluso. L'idea di partenza è sfruttare il fumetto originale, caratterizzato da una vena di humor nero che determina il vero mood (quindi non suspense, ma ironia) e un target molto giovane. In poche parole non è un horror per chi vuole essere spaventato come in "REC", ma neppure quello affascinante, ma intellettuale come "La notte dei morti viventi"; questo è un horror per regazzini, che li introduca nell'affascinante mondo dei film de paura in maniera più o meno soft.
In tutto questo c'è una cura particolare negli effetti speciali artigianali (che artigianali sono e rimangono, con un certo gusto nel mostrarne la falsità) e nella fotografia molto anni '80, che per una volta risulta funzionale a creare un mondo (letteralmente) da fumetto.
Inoltre ci si può gustare almeno una storia davvero buona (la quinta, quella degli scarafaggi), un Leslie Nielsen nella parte dello stronzo e uno Stephen King imbarazzante nella parte del redneck.
Visto in Dvx.
Cinque storie distinte, ognuna di orrore o fantascienza.
Nella prima l'anziano padre ucciso pochi anni prima torna in vita per pretendere la sua torta per il giorno del papà.
Nel secondo un redneck americano trova un meteorite che lo contagia con un tipo di pianta aliena che lo porterà al suicidio.
Nel terzo un uomo tradito decide di uccidere la moglie e l'amante in maniera creativa, ma anche qui gli zombie avranno la meglio.
Nel quarto, una cassa antica contiene una creatura sanguinaria che sarà sfruttata per questioni personali.
Nel quinto, un milionario ossessionato dagli scarafaggi rimane vittima (in senso letterale) della sua monomania.
In più un prologo introduce l'idea di storie tratte dai fumetti anni '50 della EC Comics e l'epilogo conclude la storiella iniziale.
Si, questo è un film horror a episodi; ma per chi si aspetta di essere realmente inquietato rimarrà decisamente deluso. L'idea di partenza è sfruttare il fumetto originale, caratterizzato da una vena di humor nero che determina il vero mood (quindi non suspense, ma ironia) e un target molto giovane. In poche parole non è un horror per chi vuole essere spaventato come in "REC", ma neppure quello affascinante, ma intellettuale come "La notte dei morti viventi"; questo è un horror per regazzini, che li introduca nell'affascinante mondo dei film de paura in maniera più o meno soft.
In tutto questo c'è una cura particolare negli effetti speciali artigianali (che artigianali sono e rimangono, con un certo gusto nel mostrarne la falsità) e nella fotografia molto anni '80, che per una volta risulta funzionale a creare un mondo (letteralmente) da fumetto.
Inoltre ci si può gustare almeno una storia davvero buona (la quinta, quella degli scarafaggi), un Leslie Nielsen nella parte dello stronzo e uno Stephen King imbarazzante nella parte del redneck.
Etichette:
1982,
Adrienne Barbeau,
E. G. Marshall,
Ed Harris,
Episodi,
Film,
George Romero,
Hal Holbrook,
Horror,
Leslie Nielsen,
Ted Danson,
Tom Atkins,
Viveca Lindfors
giovedì 8 agosto 2013
Pain & gain, Muscoli e denaro - Michael Bay (2013)
(Pain & gain)
Visto al cinema.
Visto al cinema.
Ad un certo punto del film compare una
scritta che avverte che si sta ancora guardando un film tratto da una storia
vera… ed è una scritta utile, perché questo sembra un documentario sul caos e
sul caso, scritto dai fratelli Coen sotto testosterone.
Non sono un estimatore di Bay che
considero un buon realizzatore di film inutili (ma non ho mai visto Bad boys…),
ma qui decisamente esagera… e per questo centra l’obbiettivo.
La storia di questi tre culturisti stupidi
in maniera impareggiabile (“io credo nel fitness”) è surreale e sgangherata, il
tentativo di diventare ricchi con un rapimento diventa fin da subito una farsa
nera e cattiva che, incredibilmente, è tratta da fatti reali.
Ecco il primo colpo di genio è la
sceneggiatura. in una storia reale che sembra un film dove le scene si
susseguono quasi senza soluzione di continuità, l’unico modo per uscirne bene è
spingere l’acceleratore fino in fondo. La storia è esagerata e pompata come i
suoi protagonisti, caotica in ogni inquadratura, spinta sul meta
cinematografico di bassa lega (i protagonisti si ispirano al mondo del crimine
cinematografico classico per i delitti, senza rendersi conto di essere parte di
un involontario film comico). La critica nei confronti del machismo pop mutuato
proprio da un certo cinema di cui Bay fa parte è poderosa, ma non ci si
dimentica di mostrare che non sono loro ad essere sbagliati, sono tutti così,
le vittime sono molto più carogne di loro (viene detto apertamente dall'unico
personaggio positivo del film), i protagonisti si limitano ad essere idioti. La
critica è estrema e non si ferma davanti alla “morte” dei protagonisti nelle
scene finali/titoli di coda.
Ecco da uno script così tutto ci si può
aspettare tranne che Michael Bay lo diriga. Questo è un film che critica i
fruitori, le idee e gli stilemi dei suoi film… evidentemente Bay è un uomo
intelligenti e fa un’operazione raffinata, creare un film figo, parodiando se
stesso allo stremo e criticando gli effetti collaterali di quello che fa
relegandoli solo ad essere le conseguenze senza importanza di un alvoro
altrimenti pulito. Inoltre in questa bufera di coglioni c’è un personaggio pulito,
un uomo duro, d’altri tempi, non forte fisicamente, ma moralmente, il sempre
roccioso (e old style) Ed Harris, che qui da una leggera controbilanciata di
sensatezza.
Ma dicevo di Bay, che qui realizza il
suo film più piccolo e cheap (anche se in senso molto relativo) di sempre, ma
quello che ci mette è tutto il suo cinema, esagerato come il film richiede. Immagini
patinate, luce sempre piena, colori ipersaturi in un contesto anni ’90 che più
anni ’90 non si può (c’è pure Wahlberg che rimane in mutande… mutande di Calvin Klein ovviamente), in più ci aggiunge le sue velleità registiche (fermo immagini;
scritte; piani sequenza “dal buco della serratura” in CG che non disturbano, ma
anzi si fanno accettare benissimo; dettagli insistiti; ecc…) che rendono
perfettamente il clima generale in una regia ipertrofica e postmoderna (sostituendo
con dei sinonimi, culturista e anni ’90).
Un film con momenti comici notevoli, momenti
trash talmente insistiti che accumulati insieme non possono funzionare, momenti
WTF che diventano cifra stilistica. Probabilmente fatto da chiunque altro o
tentando di renderlo un minimo meno cazzaro questo film sarebbe diventato una
porcata… così è un film perfetto, perfetto e tamarro.
Etichette:
2013,
Anthony Mackie,
Azione,
Bar Paly,
Commedia,
Dramma,
Dwayne Johnson,
Ed Harris,
Film,
Ken Jeong,
Mark Wahlberg,
Michael Bay,
Michael Rispoli,
Personal cult,
Rebel Wilson,
Tony Shalhoub
mercoledì 29 maggio 2013
Gone baby gone - Ben Affleck (2007)
(Id.)
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una bambina di un quartiere periferico
viene rapita, la famiglia dopo un putiferio mediatico decide di affidarsi ad un
giovane (anzi giovanile) investigatore privato che ha fama di buone capacità
essendo nato e cresciuto in quello stesso, difficile, quartiere. Le indagini
porteranno a scoprire diversi risvolti della vita della madre della bambina che
la indicheranno più come colpevole involontaria che non vittima. Verso la metà
del film il caso viene risolto, ma non finisce come si vorrebbe… a quel punto la
storia riparte da zero, il caso ha portato crisi e ha lasciato ferite, ma
presto l’investigatore si accorge che non tutto torna.
Thriller tutt’altro che banale che
regala almeno due film distinti racchiusi in uno. Alla sua prima regia Ben Affleck (che ha il buon gusto e la buona idea di non esserne il protagonista)
regala un film stereotipato (l’investigatore che viene dal basso che risolve il
caso, il capo di polizia buono, i popolani rozzi e stupidi, ecc…) che
all'improvviso si stravolge per diventare altro; ma in entrambi i momenti,
senza virtuosismi inutili, il film punta sulla solidità della regia, sullo
squallore dei luoghi e delle persone, ma soprattutto punta tutto sui corpi
degli attori. Se i protagonisti sono i soliti fighi americani, tutti i comprimari
sono attentamente scelti per assomigliare ai veri volti e ai veri corpi che
possono vivere in un quartiere degradato, un lavoro di casting fatto sui
difetti, sui baffi e sulle movenze goffe che sarebbe degno di Friedkin.
Tutto sommato quindi Affleck confezione
un thriller originale, un tantino esagerato nel finale vero, ma solido dall'inizio
alla fine, con una serie di scelte estetiche azzeccate. Non vuole strafare,
vuole solo fare un buon lavoro e ci riesce.
PS: buono il cast nel complesso, ma
immenso Ed Harris.
Etichette:
2007,
Amy Ryan,
Ben Affleck,
Casey Affleck,
Dramma,
Ed Harris,
Film,
John Ashton,
Michelle Monaghan,
Morgan Freeman,
Mystery,
Thriller,
Titus Welliver
venerdì 29 marzo 2013
Game change - Jay Roach (2012)
(Id.)
Visto in tv.
Visto in tv.
La campagna elettorale di John McCain
riceve uno scossone dalla scelta, improvvisa, di Sarah Palin come
vicepresidente. Questo film per la tv della HBO ne descrive tutto lo
svolgimento, dall’arrivo della Palin sul set politico nazionale fino alla
sconfitta di McCain, dal punto di vista di un uomo dello staff di McCain
stesso.
Strano come Jay Roach sia affascinato
dalla politica, dopo una sana carriera come regista di film comici di un certo
livello (tendenzialmente basso), questo è il secondo film tv sulle elezioni
americane che realizza, non sorprende quindi che abbia infine unito le due
passioni di una vita in “Candidato a sorpresa”.
Di per se è un buon film considerando
che è un film tv… Piuttosto rigido nella regia, scontato e con il pilota
automatico in certe parti e con una tendenza allo stucchevole per velocizzare
certi passaggi che altrimenti diventerebbero noiosi (quando la Palin fa il suo
primo discorso si sente tutto lo staff esultare per le capacità della candidata,
ma in realtà quello che io ho sentito era solo lo stralcio di un discorso senza
particolare appeal).
Il motivo per cui il filmetto in
questione può valer la pena d’essere visto è che la Palin tutto sommato diventa
semplicemente una maschera. Rappresenta l’uomo di provincia, magari con
convinzioni discutibili, ma onesto, sinceramente dedito al bene del paese (o
quello che considera tale), realmente affascinato da chi gli sta al fianco;
rappresenta l’uomo di provincia, dicevo, che viene preso da quel sistema
politico perché utile alla causa e buttato allo sbaraglio, con qualche successo
e molte sconfitte, con qualche soddisfazione e molte umiliazioni personali; con
la sua grinta e la consapevolezza che è la sua unica possibilità e con tutto
lo sconforto, l’insicurezza di cui è capace. Poi tutto questo viene affogato
nei classici sentimenti statunitensi e la confortante morale del sii te stesso.
Comunque il film intrattiene bene e lo si guarda senza rimpianti.
Ah già; Julienne Moore è identica in
tutto e per tutto alla Palin.
Etichette:
2012,
Biopic,
Ed Harris,
Film tv,
Jay Roach,
Julianne Moore,
Woody Harrelson
Iscriviti a:
Post (Atom)





